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Meno di un mese fa, la Norvegia fu sconvolta da un inquietante fatto di sangue. Espen Andersen Brathen, un 37enne danese, è uscito di casa con arco e frecce iniziando a colpire chiunque gli capitasse a tiro. Il bilancio è stato di cinque morti e due feriti. L’uomo si era appena convertito all’Islam ed era già noto alle forze dell’ordine come pericoloso e con un passato da tossicodipendente. Una notte di ordinaria follia che ha lasciato il Paese nello sgomento e con quel senso di angoscia di una popolazione che si è riscoperta fragile e con una violenza oscura e nascosta.

Oggi un nuovo inquietante episodio a Oslo, nella capitale norvegese. Un uomo, armato di coltello, è uscito per strada minacciando i passanti e ferendone tre, tra cui un poliziotto in modo non grave. La polizia è intervenuta prima tentando di investirlo con una volante e poi colpendolo mentre si muoveva a torso nudo brandendo l’arma.

I media locali si dividono sulla matrice e nessuno riesce a fornire un quadro particolarmente chiaro. Secondo le forze dell’ordine, sarebbe da escludere la pista del terrorismo, anche se qualcuno – tra testimonianze ancora da verificare-  ha detto di aver sentito urlare al potenziale assassino le parole “Allahu Akbar”. Indiscrezioni che però non hanno ancora ricevuto conferme da parte delle autorità.

Il primo ministro norvegese, Jonas Gahr, ha detto di comprendere “molto bene” che i residenti ritengano l’episodio drammatico. Tuttavia, ha preferito calmare le acque ribadendo ai giornalisti che “se la paragonate ad altre città in Europa, Oslo è una città sicura”. Un monito che rappresenta forse la vera chiave di lettura di questi due tragici episodi che hanno terrorizzato la Norvegia e che adesso sembrano gettare un’ombra di paura su un Paese che spesso si trova a convivere con una violenza che serpeggia sul suo territorio e che affiora in questi episodi di terrore.

I due fatti, apparentemente slegati l’un l’altro, che ha fatto pensare a un nuovo fatto di sangue come quello avvenuto ieri a Cannes contro una pattuglia di polizotti francesi, sembrano riportare al centro la follia, prima ancora che il terrorismo. Una forma di violenza pura e indefinibile, in cui la polizia, pur conoscendo i potenziali killer, non riesce a trovare un modo per frenare questa tendenza. In entrambi i casi le autorità norvegesi conoscevano il pericolo insito nella mente dell’autore del gesto. Eppure questo non è bastato a evitare che entrambi gli autori commettessero il loro folle piano di “vendetta”. Nel giugno del 2019, l’uomo che oggi ha ferito le persone con il coltello mentre camminavano per le vie di Oslo, aveva compiuto lo stesso gesto ad Ankerbroe. Il tribunale distrettuale di Oslo, preoccupato per quanto avvenuto, aveva anche disposto, a dicembre dell’anno scorso, che l’uomo fosse sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio e a cure psichiatriche. Mentre l’arciere killer era noto alle forze dell’ordine e aveva ricevuto già un ordine restrittivo per le minacce nei confronti dei familiari, oltre che una condanna per furto con scasso e acquisto di droghe. Aveva pubblicato sui social video della sua radicalizzazione, eppure nessuno aveva fermato prima che commettesse l’orrenda mattanza. La Norvegia ora fa i conti con questa nuove e inquietante forma di oscura violenza.