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L’Europa “a due binari” non esiste soltanto quando parliamo di tematiche economiche. Come dimostra la vicenda Covid, anche nella gestione dell’emergenza coronavirus i Paesi europei hanno preso strade differenti. In questa particolare fase di lotta contro il Sars-CoV-2, ora che i governi hanno a disposizione l’arma dei vaccini e che le campagne vaccinali hanno quasi raggiunto il giro di boa praticamente ovunque, si notano due approcci contrastanti in relazione alle misure restrittive da attuare per limitare i contagi.

Da una parte c’è chi, come Svezia, Danimarca e Regno Unito, è tornato alla normalità, abolendo i provvedimenti più stringenti e ignorando il Green Pass; dall’altra troviamo il gruppo delle nazioni che, al contrario, ha deciso di affidarsi alla certificazione verde, da esibire per partecipare alla vita pubblica, frequentare “luoghi sensibili” – come ristoranti e bar al chiuso –  o prender parte a eventi, come mostre o manifestazioni sportive. Per quale motivo in Europa non c’è continuità? Perché, al netto di dati epidemiologici spesso simili e tassi di vaccinazione analoghi, Paesi pressoché limitrofi seguono strade diverse?

La Francia: il modello più stringente

La Francia è il capostipite dei Paesi Green Pass oriented. Il governo di Emmanuel Macron è quello che, al momento, ha deciso di introdurre le regole più stringenti in merito all’utilizzo del certificato verde. A Parigi e dintorni, questo documento è obbligatorio per quasi ogni attività, anche se in tutto il territorio francese non vige più l’obbligo di indossare la mascherina.

A differenza di altri Stati altrettanto Green Pass Oriented, in Francia il certificato è richiesto per accedere a fiere, festival, spettacoli, eventi sportivi, ospedali, treni, aerei, case di riposo, bar e ristoranti, non solo negli spazi chiusi ma pure all’aperto. Previsto, inoltre, l’obbligo vaccinale completo per l’intero personale sanitario; chi rifiuterà il vaccino, potrà essere sospeso senza stipendio.

Poco importa se misure del genere hanno scatenato proteste più o meno violente da parte dei cittadini (spesso racchiusi in una ipotetica “minoranza silenziosa”). Macron non ha cambiato idea, limitandosi semplicemente a introdurre le misure con gradualità. Dal punto di vista della copertura vaccinale, il 63% della popolazione francese è totalmente immunizzata, mentre il 10% ha per il momento preso una sola dose.

Affidarsi al Green Pass

Parigi non è l’unica ad aver imboccato la strada del Green Pass. Altri Paesi hanno fatto altrettanto, e tra questi l’Italia, ma nessuno ha fin qui raggiunto lo stesso rigore francese. La Svizzera, ad esempio, ha esteso l’obbligo del certificato verde dai 16 anni a partire dal 13 settembre. Il documento è necessario per accedere ai luoghi chiusi, alle strutture sportive ma anche per frequentare teatri, cinema, sale da gioco, piscine, musei, zoo, concerti, eventi sportivi e matrimoni (fuori dai locali privati). Mentre le scuole professionali e le università hanno la facoltà di decidere in autonomia, un datore di lavoro può esigere dai lavoratori il pass al fine di tutelarsi.

Dal primo ottobre scatterà il semaforo verde per il pass anche in Scozia, dove il certificato sarà richiesto per la vita notturna e la partecipazione a eventi sportivi e altri spettacoli. In Austria è obbligatorio il Green Pass per accedere a musei, hotel, ristoranti e locali notturni, proprio come in Lettonia, Estonia, Lituania e Portogallo. A Lisbona e dintorni c’è l’obbligo anche per accedere a eventi culturali e sportivi con oltre 1000 partecipanti all’aperto o con più di 500 persone al chiuso.

In Grecia via libera al Green Pass per attività e locali come bar e ristoranti, ma anche teatri, musei e treni a lunga percorrenza. Sul lavoro, vaccinazione obbligatoria o doppio tampone settimanale, tanto nel settore pubblico che nel privato. Più morbida la Croazia, dove il governo ha reso obbligatorio il certificato ma solo in alcune circostante, tipo la partecipazione a cerimonie nunziali con oltre 30 persone o a manifestazioni sportive con oltre 100 spettatori. Diverso il discorso per la Germania. Berlino ha dato l’ok al Green Pass, ma i singoli Lander possono decidere su obblighi e restrizioni, certificato verde compreso.

Ogni Paese ha le proprie buone ragioni per scegliere di affidarsi o meno al Green Pass. Senza ombra di dubbio, questa sarebbe una strada praticabile da tutte le nazioni indietro con le vaccinazioni, ma, il più delle volte, anche chi ha buona parte della popolazione immunizzata sceglie comunque un percorso simile. E allora viene in mente un’altra possibile spiegazione: se non c’entra niente la paura di tornare alla normalità “troppo in fretta”, con il rischio di fare danni sanitari, è possibile che certi governi non vogliano esporsi troppo prendendo decisioni delicatissime.

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