Da Lenin a Kate Middleton, quell’irresistibile voglia di cambiare la Storia (o almeno le foto)

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI

Come non voler bene a Sua Altezza Reale Catherine, principessa del Galles, nata Catherine Elizabeth Middleton e detta Kate, che graziosamente ci informa che ogni tanto si diletta (ah, i dilettanti!) di photoshop e che ha pensato di esercitarsi nell’arte del ritocco proprio con la prima foto ufficiale, sua e dei suoi figli, dopo la misteriosa operazione a cui ha dovuto sottoporsi il 16 gennaio? Non fa tenerezza, il suo sforzo di farci credere che la figuraccia planetaria della Real Casa, cioè la foto di cui sopra risultata taroccata, sia dovuta solo e soltanto ai suoi pasticcetti? E quindi di allontanare l’idea che l’apparato non abbia prodotto un fake per dare un’immagine felice e risolta di un problema che magari così risolto non è, in un momento in cui Carlo III è malato, la regina consorte Camilla esaurita e il resto della famiglia un po’ sbandato e confuso?

Comunque sia, e fermo restando che viviamo nell’epoca dei fake e dunque uno più uno meno…, la quarantaduenne Kate arriva buona ultima nella storia delle foto riarrangiate per uso diplomatico, politico o mondano. Il caso che più mi ha colpito, perché l’ho in qualche modo vissuto di persona, è quello della famosa foto scatta nel 1945 dal grande fotografo di guerra sovietico Evgenyj Khaldej, che ritraeva un soldato dell’Armata Rossa mentre issava la bandiera sovietica sul tetto del Reichstag, tra le macerie della Berlino hitleriana appena conquistata. Intervistai Kahldey nel suo appartamentino alla periferia di Mosca (una stanza, un angolo cottura e un minuscolo bagno), con un letto sotto il quale stavano ammucchiata centinaia di sue meraviglie foto in bianco e nero.

Lui aveva appunto scattato quella foto che, come poi è successo in tutti i manuali di storia, doveva diventare l’immagine per antonomasia della vittoria sul nazismo. Peccato che le braccia tese del soldato fossero coperte di orologi, frutto evidente di un piccolo saccheggio personale. La foto fu avviata a Mosca, alla direzione della Tass, e ovviamente sotto posta ai controlli politici. Apriti cielo! Khaldej fu convocato, sottoposto a un liscia e brusca come pochi (e lui mi confessò che dopo quattro anni trascorsi in tutte le trincee già si vedeva in un qualche gulag siberiano, essendo lui per di più ebreo) e privato del ruolo pericoloso ma prestigioso di corrispondente di guerra. Però riuscì a scamparla. La sua foto più o meno: i censori di regime cancellarono tutti gli orologi dalle braccia del soldato e poi approfittarono della bellezza della foto nel modo che sappiamo.

Non tutti i casi, comunque hanno fatto la storia come questo. Anche se… Nella famosa foto dei Beatles che attraversano la strada sulle strisce pedonali, Paul McCartney aveva una sigaretta in mano, poi cancellata nella versione della foto che divenne la copertina dell’album Abbey Road. E anche vizietto di Winston Churchill fu censurato nella famosa immagine in cui lui faceva il segno della vittoria con la mano destra e una strana smorfia con la bocca, dovuta in realtà al fatto che il solito enorme sigaro era stato cancellato.

Nel gennaio del 2015, dopo le stragi dell’Isis in Francia, si tenne a Parigi una gigantesca manifestazione di solidarietà alle vittime, cui parteciparono tutti i leader d’Europa e del mondo per mostrare unità nella lotta contro il terrorismo. Il giornale israeliano ultraortodosso The Announcer pubblicò in prima pagina la foto di tutti i leader affiancati, cancellando però le donne: nientemeno che Angela Merkel e Federica Mogherini, allora Alto commissario Ue per la politica estera e di sicurezza.

Sempre in politica: nel 2008 Sarah Palin, governatrice dell’Alaska, fu scelta da John McCain, candidato alla presidenza per il Partito repubblicano, come potenziale vice-presidente. Subito dopo cominciò a circolare una sua foto, in bikini a stelle e strisce e fucile in mano, che per lungo tempo fu presa per buona da tutti i media e che invece era frutto di un fotomontaggio, corpo di un’altra e testa sua. E sempre nel 2008, l’agenzia iraniana Sepah News diffuse una foto del lancio di quattro missili della Repubblica iraniana, in un palese sfoggio di potenza. Peccato che nella realtà solo tre dei missili fossero partiti, mentre il quarto si era malinconicamente inceppato. Altro che potenza.

Chiudiamo, Kate a parte, da dove abbiamo cominciato. Tutti ricordano la foto di Lenin che, a San Pietroburgo, parla alla folla plaudente da un palco di legno. Alla base del palco c’è Leonid Trotskij, epurato dal Partito comunista dell’Urss nel 1927 ed esiliato nel 1929, dopo la presa di potere di Stalin in seguito alla morte di Lenin nel 1924. Lenin, come tutti sanno, era il nume tutelare dell’Urss e il suo ricordo non poteva essere “sporcato” con l’immagine delle vecchie frequentazioni. Risulto: Trotskij sparito dalle foto. quella del comizio di Lenin e tutte le altre.