Skip to content
Criminalità

Da gang di strada a picciotti delle mafie, il passo è diventato breve

Gang giovanili e bande di quartiere, formate soprattutto da minorenni, rischiano di trasformarsi in mannoivlanza del grande crimine.

Quelle che un tempo venivano chiamate gang giovanili stanno ora mostrando cambiamenti che potrebbero rappresentare un pericolo sociale concreto e rischiano di trasformarsi in un fenomeno criminale incontrollabile. Se è vero che alcuni gruppi causano danni, aggrediscono, derubano e usano violenza contro i cittadini per esprimere la loro rabbia e denunciare l’emarginazione subita, è altrettanto vero che molti altri giovani non si accontentano più di atti di violenza contro passanti o commercianti, e cercano invece guadagni sicuri. È ormai a tutti nota la paura che suscita la loro vista in una strada, in metropolitana o durante un viaggio in treno.

Un silenzio assordante che dice molto…

Nel periodo di assenza di interventi politico-sociali, i minorenni di ieri sono diventati maggiorenni, e ora impiegano gli under 18 per lo spaccio e altri crimini, sfruttando la semi-impunibilità. A capo delle bande di quartiere ci sono “uomini operativi” che ben conoscono le scappatoie offerte dalla Riforma Cartabia in merito ad aggressioni, furti, borseggi, molestie e scippi di orologi e altri oggetti personali. Reati, che, con tanti altri, tre anni fa sono stati derubricati a “minori” richiedendo che la vittima presenti querela contro aggressori e ladri, altrimenti, la Polizia non può più procedere d’ufficio. È quindi fondamentale, in termini di sicurezza, monitorare il radicamento territoriale di queste gang.

Nel 2023, i reati contro la persona commessi dalle bande di strada, in Italia, hanno mostrato un quadro complesso e preoccupante. Tra i crimini più comuni ci sono percosse, lesioni personali, atti contro il patrimonio e violenze sessuali, che insieme alle rapine sono aumentate rispetto all’anno precedente. Le bande presidiano metro per metro le aree conquistate con la violenza sui cittadini. Guardando al futuro, il panorama è cupo. Esiste un rischio concreto che questi gruppi possano diventare un tentacolo della criminalità organizzata, con la speranza che il fenomeno non sia già in una fase avanzata.

Le droghe da dove arrivano?

È comprensibile la paura, sino adesso negata da tante istituzioni comunali, che serpeggia tra donne, coppie, anziani, cittadini in generale. Tuttavia, è necessario osservare il fenomeno con una visione più ampia. Anche se non cambieranno la natura dei loro crimini originari, passeggiando per la città è facile imbattersi in gruppi di individui che, anche alla luce del giorno, vengono avvicinati da altre persone a cui consegnano rapidamente qualcosa in cambio di denaro. Le strutture di microcriminalità territoriale si stanno autofinanziando, con tutti i pericoli che ne derivano in merito alla loro crescita esponenziale. Chi sta facendo incassare loro ingenti somme di denaro? I fatti di cronaca, i rapporti giudiziari e i processi di mafia hanno sempre indicato che in Italia l’importazione di droga è gestita dalla criminalità organizzata. Che si tratti di mafia siciliana, ‘ndrangheta, o gruppi albanesi, slavi, nigeriani o di altre etnie, non cambia il fatto che le grandi organizzazioni criminali non consentono la libera vendita di droga o altra merce senza il loro controllo e senza ricavarne alcun ricavo. È, quindi, plausibile supporre che le gang di strada rappresentino per i grossi trafficanti una rete ideale di spaccio.



Sempre alla ricerca di schermature!

Esiste anche il timore che bande di quartiere più forti e affidabili possano essere autorizzate ad acquistare direttamente all’estero grandi quantitativi di stupefacenti, distribuendoli poi ad altre bande simili, ovviamente pagando il pizzo ai “concessionari”. È inutile dettagliare cosa potrebbe accadere a chi tentasse di agire autonomamente o di ingannare la criminalità organizzata.

Confidando che gli esperti dell’antidroga e antimafia italiane stiano monitorando ogni movimento sospetto, bisogna sperare che non si ripeta il modello di spaccio già presente in molte altre città del mondo. Stati Uniti d’America in testa.
Se le mafie riuscissero a utilizzare gli spacciatori di strada, diventerebbe ancora più difficile per le Forze dell’Ordine catturare i veri trafficanti, limitandosi a colpire solo gli spacciatori locali, senza alcuna ripercussione sui veri capi dei cartelli.
Meccanismi simili permetterebbero ai narcotrafficanti di ridurre ulteriormente i propri rischi e di incassare enormi somme di denaro.

Invece di intervenire quando ormai è troppo tardi, è importante considerare questa inquietante ipotesi, perché la storia ci insegna che le menti criminali sanno lucrare in qualsiasi ambito in cui circoli denaro, sia pubblico che privato. Per completezza, va sottolineato che l’unico caso nella storia della mafia in cui sembra che la criminalità organizzata siciliana e calabrese sia stata beffata riguarda il business delle bande di scafisti. Oltre 5 miliardi di euro sono stati generati nell’ultimo decennio, ma la possibile collusione di Mafia Spa con i trafficanti di esseri umani non è mai stata accertata.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.