Lo scorso aprile, durante la prima ondata di Covid-19, David Quammen era stato chiarissimo: “Siamo nella condizione di poterci attendere altri spillover”. Nel corso di una lunga intervista concessa in esclusiva a InsideOver, il noto giornalista scientifico statunitense aveva spiegato che sì: là fuori, oltre al Sars-CoV-2, c’erano altri virus. Molti dei quali ancora più pericolosi e pronti a passare dagli animali all’uomo dopo aver subito una trasformazione.

Nessuno sa quando e se si verificherà un nuovo salto di specie. Le probabilità di assistere al cosiddetto effetto spillover, lo stesso fenomeno dal quale si è originato il nuovo coronavirus, sono alquanto elevate. Gli scienziati non sanno perché, all’improvviso, un virus si trasferisce da una specie all’altra. Sanno semplicemente che può succedere e basta. D’altronde è così che il misterioso virus rilevato per la prima volta a Wuhan si è diffuso in tutto il mondo.

Pur senza conoscere il luogo di origine e la cronologia temporale in cui si sono svolti i fatti, gli esperti hanno ricostruito il percorso del Sars-CoV-2: da un pipistrello all’uomo, forse passando per un altro animale intermedio. Ma perché un virus animale dovrebbe di punto in bianco infettare gli uomini? “Come i predatori, anche i patogeni hanno le loro prede preferite, abituali bersagli dei loro attacchi – si legge nel saggio di Quammen, intitolato Spillover. L’evoluzione delle pandemie – proprio come un leone, abbandonando occasionalmente il suo normale comportamento, può uccidere una mucca anziché uno gnu, o un essere umano al posto di una zebra, anche i patogeni possono scegliere un altro bersaglio”.

Rischi futuri

In altre parole, ogni qual volta un agente patogeno salta da un animale a un essere umano, questo si radica nel nuovo organismo come agente infettivo. Spesso causa una malattia e persino la morte. È questa la famigerata zoonosi, lo stesso processo verificatosi in occasione del Sars-CoV-2, e che potrebbe ripetersi per altri virus. Ancora una volta è utile rileggere le parole di Quammen: “Fin quando l’umanità sarà così numerosa su questo pianeta, fino a che il genere umano sarà così assetato di prodotti del mondo naturale (…) ci saranno sempre dei salti di specie dai virus agli esseri umani”.

Se il Sars-CoV-2 e la Sars si sono originate dai pipistrelli, quali altri animali, nel futuro più o meno imminente, potranno fungere da apripista pandemici? I nomi sulla lista sono numerosi. Ma pariamo da un presupposto: gli animali non sono colpevoli di alcuna epidemia o pandemia. Come detto, sono le condizioni ambientali modificate dall’uomo – spesso volontariamente, altre involontariamente – che accendono la miccia del disastro sanitario.

La prossima pandemia

Come ha sottolineato il Financial Times, ci sono quasi 1,6 milioni di virus presenti all’interno di mammiferi e uccelli, di cui 700mila potenzialmente in grado di infettare gli esseri umani. Ad oggi, soltanto 250 di questi sono entrati in contatto con l’uomo. Per Peter Piot, della London School of Hygene & Tropical Medicine, il futuro è chiaro: “Stiamo vivendo nell’era delle pandemie. Penso che ne vedremo sempre di più e il motivo fondamentale è che non siamo riusciti a vivere in armonia con la natura”.

Come detto – e come dimostrato da episodi del passato – gli animali dai quali potrebbe “saltare” fuori un altro virus non mancano. Si va dai soliti pipistrelli, serbatoi di un’infinità di agenti patogeni, ai gorilla, dai cavalli ai ratti passando per gli scimpanzé e i visoni (recentemente la Danimarca è stata costretta ad abbattere decine di milioni di esemplari). C’è un modo per scongiurare un nuovo incubo? Dennis Carroll, del centro di ricerca Global Virome Project, ha una possibile soluzione: individuare i virus prima che arrivino all’uomo. Ma l’impresa è ardua, se non letteralmente impossibile.