Può sembrare sorprendente, ma in Cile alcune storiche compagnie di vigili del fuoco portano nomi, uniformi, veicoli ed equipaggiamenti italiani. Questo legame inaspettato nasce dalle ondate migratorie del XIX secolo, quando numerosi immigrati italiani si stabilirono nel Paese sudamericano, contribuendo attivamente alla vita sociale e civile delle comunità locali. È in questo contesto che vennero fondate alcune delle compagnie di pompieri più prestigiose del Cile: la Sesta Compagnia “Cristoforo Colombo” di Valparaíso, la “Ausonia” Numero 4 di Iquique, la Quarta Compagnia “Umberto Primo” di Talcahuano, l’Undicesima Compagnia “Pompa Italia” di Santiago e la Seconda Compagnia “Pompa Italia” di Copiapó. Oltre a rispondere alle emergenze causate da incendi e calamità naturali, queste istituzioni sono diventate veri e propri punti di riferimento culturale e sociale per la comunità italiana, coinvolgendo ad oggi circa 400 pompieri su tutto il territorio cileno.
Valparaíso, 1858: la culla dell’eredità italiana
La storia dei pompieri italiani in Cile ha inizio a Valparaíso, dove nel 1858 viene fondata la Sesta Compagnia “Cristoforo Colombo”, la più antica istituzione italiana nel continente americano. Ezio Passadore, attuale direttore della compagnia, sottolinea: “Penso che la pietra miliare storica più rilevante sia nella fondazione stessa dell’azienda. Infatti, la Sesta è nata nel 1858 e questo ci rende la più antica istituzione italiana nel continente americano, il che rende onore agli italiani che arrivarono in Cile a metà dell’Ottocento”. In un’epoca in cui Valparaíso era un porto internazionale, crocevia di commerci e culture, gli immigrati italiani si organizzarono per rispondere agli incendi, frequenti a causa delle costruzioni in legno e della topografia complessa della città, con colline ripide e vicoli intricati. Passadore aggiunge: “La storia della Sesta è caratterizzata dalla sua partecipazione a tutte le emergenze che si sono verificate in città sin dalla sua fondazione, in particolare incendi e terremoti”.
Gli italiani, insieme a collettività straniere come francesi, tedeschi e britannici, crearono corpi volontari per proteggere l’intera comunità. Un episodio emblematico avvenne nel 1863 quando, durante la parata per l’indipendenza cilena, la compagnia sfilò con la bandiera italiana coperta da una custodia di cuoio per protestare contro il mancato riconoscimento diplomatico della neonata Italia. Passadore ricorda: “Quella protesta attirò l’attenzione del presidente cileno J.J. Pérez, che accelerò il riconoscimento dell’Italia, avvenuto appena due mesi dopo”. La bandiera, ancora conservata, rimane un simbolo di questa lotta identitaria.
Oggi la Sesta Compagnia è specializzata in incendi di abitazioni, aggravati dalla conformazione di Valparaíso, e in incendi forestali, sempre più devastanti a causa del cambiamento climatico. Passadore nota: “La nostra specialità sono gli incendi, soprattutto di case, che a Valparaíso hanno uno sviluppo piuttosto particolare date le condizioni di costruzione della città. Siamo specializzati anche negli incendi boschivi, che sono sempre più distruttivi a causa degli effetti del cambiamento climatico. Negli ultimi 11 anni abbiamo avuto 6 incendi altamente disastrosi, con la distruzione di 10 mila case”.




L’eredità italiana si conserva anche nei riti: “Celebriamo le festività italiane, come i giorni della Repubblica e della Liberazione, così come il giorno del nostro Patrono: Cristoforo Colombo, ogni 12 ottobre”. Il requisito di ingresso rimane essere italiani o discendenti di italiani, anche se l’uso della lingua italiana e degli equipaggiamenti europei è diminuito. Passadore lamenta: “Attualmente non abbiamo un rapporto molto fluido con i vigili del fuoco d’Italia. C’è un accordo formale che è in vigore da alcuni anni, ma è andato perso, nonostante le nostre intenzioni di mantenerlo”. Tuttavia, la collaborazione con l’ambasciata italiana e il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana mantiene viva la connessione culturale.
Iquique, 1874: la nascita della Compagnia “Ausonia”
Nel 1874, la comunità italiana di Iquique fondò la “Ausonia” Numero 4, in un contesto di espansione economica guidata dall’esportazione del salnitro, l’oro bianco che trasformò la città in un porto globale. Livio Lanino, storico della compagnia e suo pompiere più anziano, ricorda: “Se spostiamo il nostro pensiero al giorno in cui un gruppo di visionari italiani si riunì per dare origine all’Ausonia, stiamo rivivendo il fatto sublime e generoso che ne è stata la nascita. Tuttavia, oggi temiamo di dimenticare alcuni dei personaggi che hanno partecipato a questa impresa”. Lanino descrive il contesto: “A quel tempo, nel gennaio del 1874, Iquique apparteneva al Perù. La città iniziò ad acquisire importanza sulla costa del Pacifico grazie alle esportazioni di salnitro e le autorità dell’epoca la elevarono a porto principale, considerato il gran numero di imbarcazioni che arrivavano da tutto il mondo per caricare quel prezioso tesoro che era necessario sia per la fabbricazione della polvere da sparo che per fertilizzare la terra”.







Per cui gli incendi, alimentati dal salnitro infiammabile e dalle costruzioni in legno di pino, usate come zavorra dalle navi, erano una minaccia costante. Lanino spiega: “Il salnitro veniva estratto dal terreno delle pampas per poi essere lavorato ed elaborato e poi venire trasportato al porto di Iquique, e da lì all’estero. Il salnitro è un elemento di facile combustione, che brucia con grande rilascio di calore, fumo altamente irritante, la sua propagazione è molto veloce. Così i continui incendi a Iquique furono ragioni più che sufficienti per giustificare la presenza dei vigili del fuoco in città”. Inoltre, l’iniziale appartenenza al Perù ha fatto in modo che la Ausonia fosse l’unica compagnia ad utilizzare una nomenclatura diversa rispetto alle altre: “Ausonia” Numero 4 invece che Quarta Compagnia “Ausonia”.
L’Ausonia da subito si dotò di tecnologie avanzate. Lanino descrive: “L’autopompa a vapore per spegnere gli incendi era conosciuta dalla gente di Iquique già nel 1874, lo stesso anno della fondazione dell'”Ausonia”. Grazie allo sforzo dei suoi membri l’azienda Merry Weather & Sons riuscì ad importare dall’Inghilterra una pompa della capacità di 300 galloni (circa 1200 litri)”. Nel 1898, importò la pompa “Italia”, con 500 galloni (1900 litri), più leggera, e nel 1907 la “Italia No. 2”. Nel 1927, l’Auto Gallo Fiat fu un’innovazione, seguito nel 1932 dall’Auto Gallo Chevrolet “Ugo Rosi”. Nel 1960, un Chevrolet Apache 40 e una Darley Champion, nel 1972 una Berliet-Camiva e nel 1988 una Renault-Camiva completarono il parco veicoli.
L’Ausonia divenne un centro di aggregazione, dando vita a istituzioni come la Società di Mutuo Soccorso Beneficenza Italiana, la Sportiva Italiana, la Scuola Dante Alighieri e il Circolo Italiano. Durante il maremoto del 1877, i volontari diedero l’allarme, salvando vite nonostante la perdita della prima caserma della Ausonia. La compagnia in seguito si ricostruì in vari quartieri, culminando nel 1977 con la “Casa degli Italiani” in calle Serrano.
Santiago, 1914: la Compagnia Italiana nella capitale
L’Undicesima Compagnia di Pompieri “Pompa Italia” di Santiago viene raccontata dal suo capitano, Italo Volpe Haarmann. “Fin da piccolo ho sempre avuto il sogno di diventare un pompiere. Non so esattamente da dove nascesse quel desiderio, mio padre era vigile del fuoco a Valparaiso e così ho finito per diventare pompiere nel 1997”. La Pompa Italia, come racconta il capitano Volpe, è una delle cinque compagnie straniere presenti a Santiago, insieme a quelle di origine francese, inglese, spagnola e tedesca. “La nostra compagnia è stata fondata da immigrati italiani, e ancora oggi il 100% dei nostri membri è di discendenza italiana. Un 10% italiano e il restante 90% è discendente di immigrati italiani” spiega Volpe. Questo forte legame con l’Italia si riflette non solo nella composizione della squadra, ma anche nelle tradizioni, nei registri, nelle voci di comando e persino nei festeggiamenti, come la Festa della Repubblica Italiana, celebrata in collaborazione con il consolato e l’ambasciata italiana. Durante queste occasioni, la Pompa Italia non si limita a garantire la sicurezza, ma partecipa attivamente alle attività culturali, rafforzando il senso di comunità tra i cileni di origine italiana.





L’uniforme della compagnia, quella strutturale per le operazioni, è identica a quella utilizzata dai vigili del fuoco italiani, un dettaglio che non passa inosservato ai passanti. “Le persone si avvicinano spesso, incuriosite dalle scritte in italiano sui nostri veicoli o dalle sirene che richiamano quelle europee,” racconta Volpe. Anche nell’uniforme di gala si possono trovare dettagli italiani, come gli elmi. “È un punto di orgoglio per noi, perché rappresenta la nostra storia e il nostro contributo alla città.” La Pompa Italia opera sotto la stessa struttura organizzativa del Cuerpo de Bomberos de Santiago, il Corpo Nazionale, ma con peculiarità che la distinguono. La formazione dei pompieri cileni, come sottolinea Volpe, è ispirata agli standard nordamericani, in particolare alla norma NFPA 1001, che garantisce un’alta preparazione tecnica. Tuttavia, le influenze italiane ed europee sono evidenti, soprattutto nell’approccio alle emergenze e nell’utilizzo di attrezzature. “Le connessioni delle manichette possono variare leggermente, ma i materiali, i veicoli e gli interventi sono praticamente identici a quelli degli Stati Uniti o dell’Italia,” spiega il capitano.
I tanti compiti dei bomberos cileni
In Cile, i vigili del fuoco non si limitano a combattere gli incendi: intervengono anche nelle emergenze sanitarie e in situazioni complesse come incidenti stradali, terremoti o gestione di materiali pericolosi. La Pompa Italia, in particolare, è specializzata in diverse aree, tra cui il rescate vehicular (salvataggio veicolare) e gli incendi che coinvolgono apparecchiature elettriche, tra cui trasformatori e veicoli. Durante la pandemia, i contatti con l’Italia, come le pasantías (scambi formativi) presso la scuola dei vigili del fuoco di Roma, sono stati sospesi, ma Volpe spera che presto riprendano, grazie alla collaborazione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
A differenza di Paesi come gli Stati Uniti, che utilizzano un numero unico come il 911, in Cile ogni servizio di emergenza ha un proprio numero: 131 per i servizi sanitari, 132 per i vigili del fuoco e 133 per i carabineros (polizia). “Quando riceviamo una chiamata per un incendio o un’altra emergenza, il centralino valuta la posizione e il tipo di problema, quindi invia le compagnie più vicine e adeguate,” spiega Volpe. In caso di situazioni complesse, come un incidente stradale, la Pompa Italia lavora in sinergia con i carabineros per gestire il traffico e garantire la sicurezza. Questo sistema, sebbene non centralizzato come in altri paesi, è altamente efficiente grazie alla coordinazione tra le diverse unità.
Un tema di grande attualità è la gestione delle emergenze legate ai veicoli elettrici, che presentano sfide uniche, soprattutto in caso di incendio delle batterie al litio. “Un veicolo elettrico non si spegne come un’auto tradizionale,” sottolinea Volpe. “Bisogna raffreddare continuamente con acqua e attendere che la batteria si stabilizzi, il che richiede tempo e attrezzature specifiche.” La Pompa Italia ha recentemente ricevuto nuovo materiale per affrontare queste emergenze, e i suoi membri seguono corsi di aggiornamento per gestire al meglio questa nuova realtà. Sebbene i veicoli elettrici rappresentino un progresso, il capitano ammette che “portano complicazioni, ma ci stiamo adattando rapidamente grazie alla formazione e alla tecnologia.”
Essere un pompiere in Cile, e in particolare nella Pompa Italia, è una vocazione. “Chiunque voglia diventare volontario può contattarci tramite i nostri canali, come il sito web o i social media,” spiega Volpe. Il processo di selezione è rigoroso: i candidati devono superare prove fisiche, psicologiche e tecniche, oltre a seguire un percorso di formazione che può durare diversi mesi. “Non è facile, ma non è impossibile. Deve piacerti davvero, perché è un impegno che richiede dedizione.” La Pompa Italia accoglie persone di ogni estrazione, ma il legame con la cultura italiana è un valore aggiunto per chi desidera unirsi alla compagnia.
Copiapó, 1952: la compagnia più giovane
La Seconda Compagnia “Pompa Italia” del Cuerpo de Bomberos di Copiapó, la più giovane, fondata nel 1952, è una realtà specializzata nel soccorso tecnico pesante e rappresenta un punto di riferimento fondamentale nella risposta alle emergenze in una delle giurisdizioni più vaste e complesse del Cile. Questa compagnia affronta molteplici sfide operative derivanti dalle caratteristiche geografiche, climatiche e dall’intensa attività economica della regione di Atacama. Il suo ambito d’intervento si estende dalla cordigliera delle Ande fino alla costa, attraversando aree desertiche, territori minerari e popolazioni remote, comprese zone particolarmente ostili come il cosiddetto “mar de dunas”. La regione è anche sede di numerose attività sportive estreme, come il Rally Dakar, che aumentano il rischio di incidenti in aree di difficile accesso, rendendo imprescindibile l’uso di veicoli 4×4 e unità di intervento rapido per garantire una risposta tempestiva. La Seconda Compagnia, in quanto unica unità di soccorso tecnico pesante dell’intera regione, deve mantenere un altissimo livello di preparazione, aggiornamento e dotazione tecnica per affrontare emergenze di elevata complessità, tra cui crolli strutturali, incidenti stradali gravi, salvataggi minerari, interventi in altezza, in spazi confinati o in ambienti naturali estremi.










Dal punto di vista del coordinamento, la compagnia opera all’interno di un sistema strutturato sia a livello locale che nazionale, in linea con la normativa cilena vigente e in collaborazione con il Servicio Nacional de Prevención y Respuesta ante Desastres (SENAPRED). Essa fa parte del Cuerpo de Bomberos di Copiapó, che conta sette compagnie specializzate e lavora in sinergia con la municipalità, i carabineros, i servizi sanitari e altri enti, attraverso i Comitati di Gestione del Rischio (COGRID). A livello nazionale, l’integrazione è garantita dal Sistema Nacional de Operaciones (SNO), che consente il dispiegamento di risorse da e verso altre regioni secondo gli standard internazionali INSARAG. La Pompa Italia è anche capofila del Gruppo di Lavoro Operativo (GTO) Agreste, e partecipa attivamente anche agli altri GTO in fase di certificazione, come HAZMAT, Forestale e USAR. Forte è anche il legame storico e culturale della compagnia con la comunità italiana di Copiapó, soprattutto attraverso la Scuola Italiana “Giuseppe Verdi” e le associazioni culturali collegate, come la Società Italiana, il Circolo Trentino e l’Associazione Santa Cecilia. Con queste realtà la compagnia promuove attività culturali, formative e di prevenzione, attraverso simulazioni, esercitazioni, incontri e azioni di sensibilizzazione, contribuendo alla diffusione di una cultura della sicurezza e dell’autoprotezione tra la cittadinanza.
Per non dimenticare i fondatori
Sebbene in Cile la prevenzione dei rischi lavorativi sia regolata da enti statali, i pompieri giocano un ruolo centrale nelle fasi di preparazione e risposta alle emergenze. Essendo un corpo interamente volontario, l’ingresso nella compagnia prevede un percorso selettivo rigoroso, seguito da una formazione presso la Academia Nacional de Bomberos (ANB), articolata in cinque livelli: dal livello postulante, passando per quello iniziale e operativo, fino a quello professionale e infine specialista, dove si acquisiscono competenze avanzate in settori come materiali pericolosi, gestione incendi complessi, comando operativo e soccorso in scenari di catastrofe. Attualmente, circa 40 dei 75 volontari della compagnia fanno parte di uno o più gruppi operativi certificati, il che consente alla Pompa Italia di intervenire con efficienza e professionalità anche in situazioni di disastri ambientali. La sostenibilità operativa è garantita da un modello di finanziamento misto: contributi mensili dei volontari, fondi statali e municipali, supporto del governo regionale per il rinnovo di attrezzature, e l’importante collaborazione di imprese private attraverso donazioni o sponsorizzazioni. Inoltre, alcune proprietà della compagnia vengono affittate a terzi per generare ulteriori entrate. Grazie a questa struttura finanziaria diversificata, la Seconda Compagnia è in grado di mantenere aggiornati mezzi e attrezzature, garantire una formazione continua ai suoi volontari e affrontare con efficacia le complesse emergenze che caratterizzano il territorio della regione di Atacama.
Le compagnie di pompieri italiani in Cile non sono solo un retaggio delle migrazioni del XIX secolo, ma un ringraziamento alle città per aver accolto le comunità immigrate. Iquique, Valparaíso, Copiapó e Santiago incarnano l’audacia e la generosità degli emigrati italiani, che seppero trasformare le difficoltà in opportunità per costruire comunità più sicure dall’altra parte del mondo. Come afferma Lanino, dimenticare i fondatori sarebbe “un atto ingiusto”. La loro eredità, scolpita nelle bandiere, nelle caserme e nei cuori dei volontari, continua a brillare come un faro di solidarietà, un ponte culturale tra l’Italia e il Cile che resiste al tempo e alle fiamme.
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