Da qualunque prospettiva lo si giudichi Cuties (Mignonnes), è la pellicola più controversa attualmente in circolazione. Disponibile su Netflix è al centro di un dibattito non solamente cinematografico ma anche – e soprattutto – politico e sociologico. Il film francese scritto e diretto dalla 35enne regista franco-senegalese Maïmouna Doucouré ha attirato su di sé feroci critiche e il boicottaggio dei social, con il lancio dell’hashtag #cancelnetflix, tant’è che la piattaforma ha perso in poche ore nove miliardi di dollari: nel mirino soprattutto la locandina promozionale pensata per il mercato internazionale che mostra le protagoniste, un gruppo di ragazzine di etnia diverse che vanno dai nove agli undici anni, in pose e abiti “provocanti”. Cuties, sottolinea la piattaforma Netflix in un comunicato, “è un racconto sociale contro la sessualizzazione dei bambini. È un film pluripremiato e una storia potente sulla pressione che le giovani ragazze subiscono sui social media e dalla società man mano che crescono e incoraggiamo chiunque abbia a cuore questi temi così importanti a guardare il film”.

La stessa piattaforma ha però dovuto fare marcia indietro sulla locandina: “Siamo profondamente dispiaciuti per la locandina inappropriata che abbiamo utilizzato per Mignonnes-Cuties”, ha sottolineato un portavoce di Netflix in una dichiarazione al settimanale Variety,: “Non andava bene, né rappresentava questo film francese presentato in anteprima al Sundance. Abbiamo ora aggiornato le immagini e la descrizione”.

Cuties rappresenta uno sdoganamento della pedofilia?

In effetti, al netto di una locandina irricevibile e vergognosa, il film racconta di una talentuosa ragazzina di undici anni che si unisce a una compagnia di danza hip-hop e rappresenta in alcuni punti uno sguardo attento e non banale sulle complessità dell’infanzia nell’età moderna, anche se le scene eccessivamente morbose non mancano: peraltro, quando si trattano di argomenti così delicati è facile che il messaggio che si vuole dare al pubblico non venga recepito. E così è stato. La domanda da porsi è inoltre la seguente:

fino a che punto un prodotto artistico può spingersi nel ritrarre delle bambine in pose ammiccanti?

Qual è il limite che si rischia di superare generando l’effetto contrario, magari stuzzicando – non volutamente – l’appetito e le fantasie di qualche pedofilo?

La regista, come riporta La Repubblica, respinge al mittente le accuse: “Ho pensato che il film venisse accettato”, ha spiegato, “è stato mostrato al Sundance e visto dal pubblico statunitense; ho incontrato gli spettatori che hanno dimostrato di aver compreso che quel che trattava Cuties erano istanze universali. Non riguarda la società francese, l’ipersessualizzazione dei bambini che vediamo sui social”. E ha continuato: “Dobbiamo proteggere i nostri figli. Quello che voglio è far aprire alle persone gli occhi su questo problema cercando di correggerlo. È altrettanto necessario creare un dibattito e trovare delle soluzioni da parte di registi e politici all’interno del sistema educativo”. Ha fatto molto discutere il commento pubblicato su Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, secondo il quale “la regista non forza assolutamente la mano sull’aspetto sensuale” e, anzi, “cerca di mettere in evidenza, sia pure in un quadro contraddittorio, la loro innocenza, il fatto che sono bambine”. Critica sofisticata, dunque, oppure grave e sottile sdoganamento della pedofilia? Le interpretazioni sono diverse e contrastanti.

Le critiche al film

Come abbiamo già sottolineato, la pellicola ha attirato su di sé numerose critiche, soprattutto negli Stati Uniti e non solo dal mondo conservatore. Tulsi Gabbard, candidata dem alle primarie, è stata una delle prime a sollevare il caso: “Netflix ha recentemente pubblicato il film pornografico per bambini Cuties che stuzzicherà sicuramente l’appetito dei pedofili e aiuterà ad alimentare il traffico di bambini a fini sessuali. È successo alla figlia di 13 anni di un mio amico. Era scomparsa e aveva subito abusi sessuali per mesi prima di essere salvata”. “Una cosa che non dovrebbe essere messa in discussione è che i bambini piccoli dovrebbero essere protetti dall’abuso e dallo sfruttamento sessuale” ha osservato il senatore repubblicano Tim Cotton in un’analisi pubblicata su Fox News. “Hollywood ha da tempo fallito questo fondamentale test morale, come dimostrano le tante star che sono state abusate dai loro presunti tutor, sia dentro che fuori dal set. Il film di Netflix Cuties è l’ultimo esempio di sfruttamento sessuale infantile nell’industria cinematografica” spiega.


Alcune immagini di questo film, osserva Cotton, “soddisfano tecnicamente la definizione federale di pornografia infantile. La sua distribuzione da parte di Netflix costituisce probabilmente un grave crimine”. Il senatore repubblicano Ted Cruz ha chiesto di aprire un’indagine sulla pellicola mentre The Federalist sottolinea il fatto che le “azioni sessualmente esplicite che quelle ragazze hanno compiuto hanno davvero avuto luogo”. Il fatto che siano avvenuti in nome dell’arte, spiega il giornale conservatore, “non cambia il modo in cui il film è stato realizzato”. Insomma, i gesti ammiccanti di queste ragazze sono gesti sessuali reali eseguiti da ragazze reali. Nessun appello all’arte può ignorare questo fatto”. In effetti, i progressisti liberali che stanno salvando il film dalle critiche – più o meno giuste – dei conservatori, incappano in una contraddizione non da poco: perché da una parte sostengono le censure del politicamente corretto e, dall’altra, giustificano la provocazione di Cuties perché si tratta di “arte”?

“Capire i pedofili”: l’ultima follia progressista

L’ultima deriva del progressismo liberal è quella che chiede a gran voce e senza pudore di “capire i pedofili”. Capire il loro “disturbo”. Comprenderli. Ben più grave, forse, del film Cuties è, in questo senso, il messaggio del documentario di Amazon Prime Video Pedophile: Understanding the Mental Disorder: “I pedofili sono stati a lungo le persone più demonizzate di questa società”, riporta la descrizione del documentario. “Una nuova ricerca sta dimostrando che comprendere la condizione dei pedofili e affrontarla rappresenta un primo passo per ridurre i casi abuso sessuale su minori”. Nel frattempo nei Paesi Bassi assistiamo in queste settimane alla rinascita del Pnvd, il partito a favore della legalizzazione del possesso di pornografia infantile e dei rapporti sessuali con bambini a partire dai dodici anni, mentre in alcune università progressiste, come in Germania, si descrive la pedofilia non come un crimine ma come “un orientamento sessuale naturale”. Esiste insomma, soprattutto nel nord Europea, una pericolosa tendenza allo sdoganamento della pedofilia. E questa è un’amara realtà con cui fare i conti.

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