Dopo il difficile periodo intercorso tra il rilevamento dei primi contagi in Europa ed i primi segnali di miglioramento della curva dei contagi e dei decessi, adesso il vecchio continente sembra essersi messo nuovamente in una situazione di stabilità. I nuovi contagi sono molto limitati e per il momento circoscritti a poche aree e ciò ha permesso all’economia europea di ripartire gradualmente, rispettando le norme volte a prevenire lo scoppio di focolai pericolosi e difficili da controllare. In questo contesto di “nuova” normalità, dunque, è potuta anche gradualmente riprendere la libera circolazione di merci e persone, spingendo molti a sostenere che la fase drammatica sia stata superata e che allo stato attuale non ci sia il rischio dello scoppio di una seconda ondata.
Tuttavia, se ciò può essere – quasi totalmente – valido per l’Unione europea, lo stesso non si può affermare riguardo all’Europa geografica. Come riportato dalla testata tedesca Der Spiegel, infatti, i Balcani stanno affrontando in questi giorni un nuovo aumento della curva degli infetti, evidenziando molto bene come né l’estate né il trend dell’emisfero settentrionale siano completamenti validi. E in questo scenario, il rischio che nascano nuovi focolai pericolosi pronti a trasferirsi in altre aree dell’Europa sono molti alti ha già spinto Paesi come l’Austria a sconsigliare i viaggi nell’area e a sottoporre nuovamente a quarantena gli arrivi dai Paesi dell’Ex-Jugoslavia.
È ancora presto per le vacanze?
Come messo in evidenza dalla situazione che si è creata negli ultimi giorni, l’aumento dei contagi potrebbe essere collegato ai rientri dall’estero della popolazione migrata per lavoro e soprattutto con l’arrivo dei vacanzieri sulle coste della Croazia. Questo enorme afflusso dall’estero – spesso sotto-controllato – potrebbe essere stata la criticità chiave che ha fatto scattare nuovamente l’allarme pandemia in Europa, con i Paesi dei Balcani che avevano evitato l’ondata più imponente dell’epidemia.
Parte di questo successo è stato sicuramente dovuto all’essere esclusi dall’area Schengen, godendo in questo modo di un minor afflusso di persone. E in questo scenario, dunque, la stessa trasmissione della pandemia all’interno del Paese è stata evitata, cosa che di fatto non è invece avvenuto all’interno dell’Unione europea, dove spesso molti focolai (come quello italiano e quello tedesco) sono stati messi in correlazione. Adesso, però, la situazione sembra essere cambiata, mettendo in pericolo la penisola sotto una moltitudine di aspetti.
L’economia dei Balcani rischia una crisi
Con l’arrivo dell’estate, l’economia dei Balcani subisce ogni anno una brusca impennata grazie al rientro dei cittadini residenti all’estero e con l’arrivo della bella stagione che spinge i vacanzieri ad avventurarsi nella penisola. In questa situazione, di conseguenza, non è soltanto il comparto turistico ad ottenere i benefici, ma la stessa domanda e i consumi ottengono benefici che, per molti settori, sono necessari per tirare avanti durante il resto dell’anno.
Con il rischio dello scoppio di una nuova ondata della pandemia, però, questi Paesi (o quelli di origine dei vacanzieri) potrebbero decidere di chiudere nuovamente le frontiere, danneggiando in questo modo la stessa economia locale. E mentre almeno una parte dei danni era stata limitata in Europa grazie al periodo pandemico coincidente con l’inverno-autunno, lo stesso non si potrebbe dire per i Paesi dell’ex-Jugoslavia, che in questo modo rischiano di perdersi proprio la stagione più produttiva dell’anno.
In questo scenario, dunque, per i Balcani si prospettano davanti tempi difficili che metteranno i Paesi nella condizione di dover prendere forti ed efficaci contromisure volte a garantire la tenuta sanitaria senza danneggiare il comparto turistico. Perché, in caso contrario, i danni che ne deriverebbero rischiano di essere incalcolabili.
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