È duro quanto terrificante l’ultimo allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale: se la crisi economica successiva al passaggio del coronavirus fosse gestita malamente dai governi dei Paesi, il rischio è quello di addentrarsi in una stagione di rivolte sociali dagli impatti potenzialmente devastanti. In particolar modo, ciò potrebbe accadere nella misura in cui il divario economico tra i ceti più abbienti e quelli più poveri venisse ulteriormente accresciuto, ipotesi empiricamente possibile in assenza di misure centralizzate di redistribuzione dei capitali. E benché allo stato attuale con le restrizioni in atto l’ipotesi sia ancora lontana, con la graduale riapertura anche il clima potrebbe improvvisamente diventare teso qualora le misure messe in campo si rivelassero insufficienti.

I Paesi hanno fatto tanto, ma non basta

Stando ai dati resi noti dall’Fmi e riportati dall’agenzia di stampa Reutersnonostante globalmente si siano già messi in campo 8trilioni di dollari per fronteggiare sia l’emergenza sanitaria sia la fase di ripartenza economica ciò non sarebbe ancora abbastanza. Gli impatti del passaggio del Covid-19 daranno uno scossone epocale all’Economia mondiale, in una recessione che avrà ripercussioni che, secondo gli analisti, potrà essere paragonabile soltanto a quella vissuta nel 1929 – ma dagli effetti verosimilmente ancora più marcati. E in questo scenario, anche un debito pubblico aggregato in crescita del 13% – stando alle cifre attesa dall’Fmi – potrebbe non essere sufficiente.

L’economia globale  in recessione di almeno il 3%

A far gelare il sangue ai politici e agli alti dirigenti aziendali è stata anche la stima divulgata nella giornata di martedì relativa al valore della recessione globale del 2020, attesa per il 3%. Tuttavia, come ribadito dallo stesso Fondo, tale previsione è suscettibile a modificazioni che però saranno difficilmente per eccesso: la possibilità dunque è che la recessione possa raggiungere livelli ancora più alti, generando uno tsunami sull’economia e sulla finanza globale.

Ciò è stato causato principalmente dal tentativo di frenare la diffusione del coronavirus che ha portato al blocco parziale o totale dei settori produttivi, ripercuotendosi a sua volta sui consumi anche a causa della minor capacità di spesa dei dipendenti e degli imprenditori. E con i mercati saturi dei prodotti, anche la ripartenza produttiva – sebbene resa un giorno possibile dai governi – sarebbe rallentata da una domanda contratta al limite e rischierebbe di avere sulle filiere impatti ancora più devastanti del blocco di questi mesi.

Per ripartire, spingere su famiglie e imprese

Per cercare di limitare il più possibile gli impatti del Covid-19 sull’economia globale, i governi dovranno essere in grado di bilanciare adeguatamente gli incentivi alle imprese per la ripartenza economica e gli aiuti diretti alle famiglie che hanno perso o non percepiscono un reddito in grado di garantire la sussistenza. Questo mix darebbe la possibilità infatti di prendere tempo con le aziende ridando al tempo stesso liquidità ai nuclei familiari, che in questo modo darebbero il via ai consumi “liberando” il mercato dalle merci in eccedenza e permettendo la ripresa delle produzioni. E se anche in questo caso non si possa sostenere di aver superato indenni la piaga, almeno la maggioranza delle problematiche indotte saranno state limitate.

Nei Paesi più poveri le rivolte sono già iniziate

Mentre il Mondo occidentale gode della “fortuna” di un solito apparato di assistenzialismo pubblico e di una propensione al risparmio maggiore, nei Paesi in via di sviluppo e sottosviluppati il discorso è assai differente. Non è un caso infatti che in Paesi come l’India ci siano già state sollevazioni popolari dei lavoratori pagati alla giornata contro i blocchi imposti dal presidente Narendra Modi o che in Africa i piccoli commercianti cerchino di sviare le misure di lockdown.

In questo scenario, appare evidente come ogni società sia soggetta ad un punto di rottura – a cui presto o tardi giungerà anche la nostra società occidentale – oltre il quale il rischio è quello di giungere a vere e proprie rivolte sociali in grado di destabilizzare i Paesi. E in questa situazione, operare di rincorsa diventa problematico per i governi, soprattutto a causa dei numerosi problemi che vanno ad aggiungersi ai tanti già esistenti.

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