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Che cosa sta succedendo in Corea del Nord? È difficile dare una risposta certa a una domanda del genere. Se prima della pandemia di Covid-19 le vicende nordcoreane erano avvolte nel mistero, in seguito all’emergenza sanitaria globale che ha travolto il mondo da più un anno reperire informazioni affidabili relative alla situazione presente oltre il 38esimo parallelo è diventata un’impresa ancora più ardua.

Certo, da una parte restano vive le news lanciate dall’agenzia di Stato Kcna e dai vari media statali, mentre dall’altra permangono rivelazioni più o meno affidabili provenienti da dissidenti e da fonti più o meno misteriose. Ma tutto questo non può bastare per dare vita a un quadro completo su uno dei Paesi più chiusi al mondo. Può allora essere utile trovare una via di mezzo, orientandosi in parte sulle news ufficiali e in parte sulle rivelazioni meno sospette.

Fatta questa doverosa premessa, è interessante tornare alla domanda iniziale. La Corea del Nord sta davvero soffrendo a causa di una prolungata carenza di cibo o, addirittura, come sostengono alcuni, deve fare i conti con una vera e propria carestia simile a quella che negli anni ’90 aveva ucciso centinaia di migliaia di persone?

Un momento delicato

Secondo quanto riportato da Asia Times, l’amministrazione guidata da Kim Jong Un starebbe accusando – il condizionale è d’obbligo – una “mancanza di rispetto” cittadina generale causata dalla scarsità di cibo presente nel Paese. La situazione non sarebbe minimamente paragonabile alla carestia avvenuta a metà degli anni ’90, anche se sarebbero emerse cronache di episodi delicatissimi. La testata DailyNK, parlando con fonti interne al Paese, ha scritto che nella provincia di North Hamgyong le autorità avrebbero messo a disposizione della popolazione, per una settimana, grano proveniente da magazzini militari.

Il punto è che i locali – in particolare è stata citata Chongjin, la terza città più grande del Paese – avrebbero sminuito questo gesto. Non solo. La testimonianza di una fonte del posto aiuta a inquadrare il contesto: “Per la prima volta nella nostra vita stiamo ricevendo riso che potrebbe derivare da razioni governative o aiuti in caso di catastrofe”. Pare che, nonostante le autorità abbiano iniziato a vendere il riso a prezzi inferiori a quelli di mercato, i cittadini siano insoddisfatti.

In molti, in seguito alla decisione del governo di blindare i confini nazionali causa Covid, si starebbero poi lamentando per aver ricevuto dallo Stato razioni che equivarrebbero a “mangime per uccelli”. “Lo Stato non può fare nulla e sta semplicemente facendo sentire insicure le persone. Se lo stato non può fare nulla, dovrebbe semplicemente sedersi e togliersi di mezzo”, avrebbe aggiunto la stessa fonte.

I limiti del modello nordcoreano

La presunta carenza di cibo è senza ombra di dubbio figlia della complessa situazione geopolitica del Paese e delle sanzioni che pendono su di esso. La pandemia ha tuttavia amplificato la gravità del contesto, di per sé altamente fragile. Da quando Kim ha deciso di chiudere a doppia mandata i confini per scongiurare una diffusione incontrollata del Covid in patria, poco o niente viene più importato dall’estero. A detta di vari esperti, i vertici nordcoreani riterrebbero che non solo il contatto umano, ma anche il contatto con carichi e merci possa rappresentare un grave rischio di infezione. Anche se tale opinione non è supportata scientificamente, Pyongyang ha scelto un modello di lotta e contenimento durissimo, forse efficace dal punto di vista sanitario, ma non certo da quello socio-economico.

Stando alle rivelazioni di Radio Free Asia, testata finanziata dal governo americano, gli operai delle fabbriche di Chongjin sarebbero stati mobilitati per concentrarsi solo ed esclusivamente sul lavoro agricolo. Le autorità, inoltre, avrebbero fatto capire ai cittadini che la crisi potrebbe durare più di tre anni prima che la minaccia Covid possa essere sconfitta, e possa così ripartire il commercio. Jiro Ishimaru, caporedattore di Asia Press con sede a Osaka, ha infine citato un’altra fonte situata nel North Hamgyong, la quale ha così descritto quanto starebbe accadendo in alcune aree della provincia: “Il mercato è pieno di sospiri, grida e urla. Sento i singhiozzi di chi ha perso soldi e di chi non può permettersi i prezzi alti. Molte persone anziane che vivono da sole muoiono di fame. Nessuno sa come affrontare e difendersi dal caos attuale, e il futuro della situazione è del tutto incerto”.