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L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si aspetta un aumento del numero delle morti giornaliere causate dal Covid-19 in Europa. Secondo Hans Kluge, direttore per l’Europa dell’Oms ed intervistato da Afp ( le sue parole sono state riportate da askanews), la pandemia “diventerà più dura”. Ad ottobre e novembre ci sarà una “mortalità più elevata”. Kluge ha ammesso che “in questo momento i Paesi non vogliono sentire queste notizie” ed ha dato un messaggio positivo affermando che “la pandemia si fermerà prima o dopo” e che “la fine della pandemia sarà nel momento in cui avremo imparato a conviverci e questo dipende solo da noi”. Per Kluge il vaccino potrebbe non essere una soluzione immediata perché “non sappiamo se sarà efficace per tutta la popolazione” e “probabilmente ne serviranno diversi”.

Uno sviluppo scontato

Buona parte dei Paesi del Vecchio continente ha sperimentato, nelle ultime settimane, un netto incremento dei casi di infezione provocati dal virus Sars Cov-2. Le vacanze estive, gli spostamenti di massa e le occasioni di aggregazione hanno favorito questo sviluppo che ha colpito in maniera più significativa nazioni come la Francia, dove i casi giornalieri hanno superato quota 10mila e la Spagna, dove l’11 settembre si sono avuti 12.183 nuovi casi e le regioni dell’Inghilterra centrale e settentrionale, dove sono stati implementati nuovi lockdown su scala locale. L’arrivo delle stagione fredda potrebbe, però, far precipitare il quadro.

I timori

I virus tendono a sopravvivere meglio nell’ambiente durante i mesi invernali e quelli respiratori possono trasmettersi con più facilità durante una stagione una fredda e secca. Una potenziale maggiore trasmissibilità del Sars-CoV-2 potrebbe essere legata anche ai comportamenti umani nel corso dell’inverno e non solamente al fattore climatico. Quando il clima si fa rigido, infatti, le persone tendono a riunirsi in spazi chiusi e dove il ricambio d’aria tende ad essere carente. Un’implementazione più rigorosa del distanziamento sociale ed una maggiore areazione degli ambienti potrebbero aiutare e rivelarsi persino decisivi per superare al meglio la stagione fredda. Il lockdown, peraltro, non è più un’opzione a causa dei gravi danni economici e psicologici (aumento del numero di suicidi) che ha causato in fasce sempre più estese della popolazione.

Il futuro

La fase di convivenza con il virus impone l’adozione di scelte chiare. Il mondo ha subito un trauma profondo nei primi mesi dell’anno. Decine di milioni di persone non sono potute uscire di casa per mesi, costrette a vivere nella paura da un nemico invisibile. Molte persone continuano ad essere traumatizzate, ad avere paura ed hanno cambiato stile di vita. I governi dovranno ora assumersi l’onere di curare questi traumi e di percorrere una strada chiara: quella della normalizzazione di questa malattia, nel rispetto, ovviamente, dei tanti morti che ci sono stati e che purtroppo ci saranno.

La pandemia è destinata a trasformarsi in endemia, cioè una situazione nella quale l’agente responsabile è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma uniformemente distribuito nel tempo. Il 40 per cento della popolazione mondiale, ad esempio, vive in aree dove la malaria è endemica, principalmente regioni tropicali e subtropicali situate sotto i 1800 metri di altitudine. Giorgio Palù, docente emerito di Virologia all’Università di Padova, le cui parole sono riportate da Il Mattino, ha recentemente dichiarato che “il Coronavirus rimarrà con noi se pur in maniera meno virulenta”.

Proprio come per altre malattie, infatti, la vaccinazione di massa della popolazione difficilmente porta ad una sparizione totale del morbo (impresa riuscita unicamente con il vaiolo) perché alcuni casi, molto sporadici, possono continuare a presentarsi nel corso del tempo. Di certo, però, a scomparire sarà l’emergenza sanitaria.

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