Covid-19, ecco quale può essere il ruolo del cortisone

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Le terapie a base di farmaci cortisonici sono particolarmente efficaci nella cura delle forme più gravi di Covid-19. La sperimentazione clinica denominata RECOVERY ha dimostrato che la somministrazione di sei milligrammi di desametasone per 10 giorni è in grado di ridurre la mortalità a 28 giorni dei pazienti che ricevono ossigeno o che sono sottoposti alla ventilazione meccanica. Il farmaco influisce, inoltre, sulla durata dell’ospedalizzazione e può ostacolare l’aggravarsi della patologia nei pazienti ricoverati. La dose e la durata del trattamento ottimale non sono ancora del tutto chiari mentre l’insorgenza di effetti avversi sembra meno probabile nei soggetti trattati con cortisone rispetto a quelli che non lo sono. I vantaggi del cortisone sono diversi: basso costo, facilità di reperibilità e di somministrazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’utilizzo della sostanza nei pazienti gravi e critici mentre nei casi più lievi il suo impiego non è raccomandato.

Il duro lavoro degli scienziati

I farmaci antinfiammatori sono sperimentati (come riportato dall’Istituto Mario Negri) con lo scopo di ridurre la reazione infiammatoria (tempesta citochinica) causato dal Covid-19, che può causare danni ai polmoni e ad altri organi (per esempio reni, cuore, vasi sanguigni). Le classi di farmaci più utilizzate in questo ambito sono diverse. Tra queste c’è quella dei cortisonici, inizialmente impiegati con una certa cautela ed in seguito ritenuti utili nel ridurre lo stato di iper-infiammazione provocato dal virus SARS-CoV-2. Ad aver destato un certo interesse c’è poi la colchicina, un farmaco usato per il trattamento della gotta ma che possiede anche capacità antinfiammatorie.  Le eparine a basso peso molecolare possono essere utili per prevenire la formazione di trombi e per evitare gravi ricadute derivanti dall’allettamento e dalla bassa mobilità. Sullo sfondo (ma neanche troppo) ci sono gli anticorpi monoclonali che potrebbero rivelarsi un’arma decisiva per fronteggiare il Covid-19. Gli anticorpi utilizzati su vasta scala ed i diversi vaccini in fasi in produzione, utilizzati in ambiti diversi, costituiscono una rete in grado di ingabbiare e rendere inoffensivo il virus Sars-CoV-2. Non sempre, però, le cose vanno come dovrebbero. I dati finora pubblicati su alcune medicine oggetto di sperimentazione (lopinavir/ritonavir, clorochina e idrossiclorochina) non documentano una loro efficacia ma si tratta di uno sviluppo normale in fase di ricerca.

Una questione di metodo

La necessità di sviluppare un protocollo terapeutico efficace è un’obiettivo chiave della lotta contro il Covid-19. Il morbo è molto contagioso e sebbene sia raramente letale (meno dell’1 per cento dei casi) può saturare con facilità gli ospedali e provocare il collasso dei sistemi sanitari dei Paesi più sviluppati. La diffusione della malattia a livello comunitario, in assenza di misure restrittive efficaci, può dare vita, nel medio periodo, ad una crescita esponenziale della curva dei contagi. La percentuale di ricoverati nei reparti ed in terapia intensiva sul totale dei contagiati è relativamente bassa (in Italia è inferiore al 6 per cento dei contagiati) ed aumenta al crescere dell’età degli infettati e con la presenza di patologie pregresse. Il virus, essendo reduce dal salto di specie, può però infettare quasi chiunque ed il numero di chi necessita di cure mediche, pur percentualmente ridotto, è consistente in termini assoluti. Nessun sistema sanitario è in grado di curare centinaia di migliaia di persone (senza dimenticare che ci sono anche coloro che sono colpiti da altre patologie) senza crollare. I governi nazionali ne sono consapevoli e sono periodicamente costretti ad imporre periodici lockdown (più o meno estesi) per cercare di ridurre, temporaneamente, la circolazione virale e dare tempo agli ospedali di curare chi è stato contagiato e di svolgere l’ordinaria amministrazione. Si tratta di un circolo vizioso destinato a ripetersi periodicamente almeno finché non si riuscirà, come dovrebbe accadere nel 2021, ad imbrigliare il virus.