Il Brasile è sommerso da una nuova ondata di Covid-19 che sta provocando grande preoccupazione nella popolazione, ha messo il Paese in ginocchio, mostrato la fragilità e la debolezza del sistema sanitario nazionale e ha allarmato il mondo intero: la nuova variante in via di diffusione mentre nel gigante latinoamericano si avvicina la stagione invernale appare estremamente virulenta.

La catastrofe brasiliana

Quanto raccontato nelle scorse settimane da un’infermiera dell’ospedale Albert Schweitzer di Realengo, nella zona orientale di Rio de Janeiro, al sito G1, e cioè che in diversi punti di soccorso la mancanza di sedativi e di farmaci impone ai sanitari di intubare i malati di Covid mentre sono ancora coscienti dà l’idea della drammaticità di una vicenda che il presidente Jair Bolsonaro non ha mai cessato di minimizzare.

189mila i morti da inizio anno fino al 23 aprile, quasi tanti quanti quelli registrati in un lasso di tempo più che doppio da inizio pandemia fino alla fine del 2020, 393mila quelli complessivi, un numero di decessi superiori a quelli causati dall’Aids nel Paese dal 1996 al 2019, pari a 281.156. Nel 2020 i decessi complessivi hanno sfondato per la prima volta nella storia del Paese quota 1,4 milioni, risultando 230mila in più rispetto all’anno precedente. I morti per milione d’abitanti attribuiti al Covid in Brasile, 1812 al 23 aprile, sono tutt’ora inferiori a quelli registrati da Regno Unito (1901) e Italia (1962), ma questo dato è destinato a cambiare notevolmente in peggio se il Paese continuerà nel preoccupante trend che lo contraddistingue. In primo luogo, il Brasile (al contrario dei Paesi europei) ha sperimentato solo una stagione fredda in tempo di pandemia e, in secondo luogo, i Paesi del Vecchio continente sono contraddistinti da trend demografici con una popolazione in ben più rapido invecchiamento. L’età media dell’Italia, terzo Paese più “vecchio” al mondo, è di 44,3 anni con poco meno del 18% della popolazione con meno di 20 anni; quella del Brasile è di oltre un quarto inferiore, di poco superiore ai 30 anni, e il 28,9% dei suoi cittadini è nato negli Anni Duemila.

Boom di morti tra i giovani

La questione più preoccupante legata alla nuova ondata pandemica che sta colpendo il Brasile è quella dell’aumento del numero di vittime proprio tra la fascia della popolazione di età inferiore ai 50 anni, che si riteneva gradualmente più libera dalla minaccia di severe conseguenze legate al contagio da Covid. Secondo le statistiche di Lagom Data a marzo sono morti di Covid nel Paese 7.170 individui tra i 40 e i 50 anni, contro i 1.840 di gennaio, 3.405 tra i 30 e i 39 anni (il quadruplo rispetto a due mesi prima) e addirittura 880 persone di età compresa tra i 20 e i 29 anni (245 a gennaio). Gli under 60 sono ora un terzo delle vittime della pandemia nel Paese. La variante P1 scoperta a novembre a Manaus, epicentro della prima ondata in Brasile, ha posto fine al periodo di calma connesso all’insorgenza dell’estate australe e portato alla saturazione, se non letteralmente all’esplosione, le terapie intensive e i reparti ordinari.

Da almeno due settimane, quando le terapie intensive erano completamente sature in Mato Grosso e colme tra il 90 e il 99% a San Paolo, Rio e nella capitale Brasilia, il sistema sanitario pubblico, trascurato dal governo di Bolsonaro, è letteralmente collassato “per la prima volta nella storia”, ha dichiarato alla Bbc il dottor Miguel Nicolelis, docente di neuroscienze alla Duke University.

Una campagna di vaccinazione incompleta

La complessità della situazione è acuita dalla frastagliatezza della campagna di vaccinazione. Nonostante abbia distribuito oltre 16,5 dosi per 100 abitanti (oltre 30 milioni) il governo di Bolsonaro è ora sotto pressione per la mancanza di rifornimenti e, inoltre, paga la scelta di aver affidato l’80% della campagna vaccinale a Sinovac senza poter garantire una massiccia copertura di seconde dosi in assenza delle quali, secondo una ricerca cilena, l’efficacia del siero cinese risulterebbe fortemente ridimensionata (in alcuni casi al 16%). Problemi nell’approvvigionamento, scarsa consapevolezza a livello sociale dell’importanza della seconda dose e lentezze organizzative per i continui avvicendamenti al Ministero della Salute hanno contribuito a rallentare l’immunizzazione, con la conseguenza di contribuire a un falso senso di sicurezza che ha spinto la corsa dei contagi e la crescita del numero medio settimanale di morti al giorno da quota 1000 ai 2927 degli ultimi giorni.

I limiti della sanità pubblica brasiliana

Il 7 aprile Bolsonaro aveva detto di ”non piangere sul latte versato” e che ”la pandemia in parte viene utilizzata politicamente non per sconfiggere il virus ma per abbattere il presidente”, mentre il presidente del Senato Rodrigo Pacheco ha accolto la richiesta della Corte costituzionale di istituire una commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid-19. In larga parte emerge che la negligenza di Bolsonaro è stata dettata dal rifiuto di concepire un intervento statale a sostegno della sanità in un Paese lacerato da profonde disuguaglianze e problematiche sistemiche.

Si nota dunque il peso delle conseguenze della visione politico e ideologica del liberista Bolsonaro. Il presidente, appoggiato dai potentati economici e agrari che hanno il loro referente nell’ultimo dei Chicago Boys, il ministro dell’Economia Paulo Guedes, ha a lungo negato il fatto stesso che il contagio potesse essere pericoloso, anche mentre nelle principali città del Paese i morti venivano seppelliti nelle fosse comuni e il religioso Frei Betto accusava il governo di Brasilia di un vero e proprio “genocidio” per le conseguenze a cascata sui popoli indigeni colpiti dalla pandemia. Henrique Mandetta, uno dei Ministri della Sanità silurati dal presidente, ne aveva contestato il catastrofico lassismo, sottolineando le grandi divergenze interne al mondo delle cure nel Paese e facendo notare che per contrastare il Covid “la soluzione è integrare il sistema sanitario nazionale con quello privato” . Come scritto da Paolo Manzo su Aspenia, nel Paese “solo un 15% della popolazione, quella più ricca, può permettersi assicurazioni private che costano in media centinaia di euro al mese”. E sulla presidenza di Bolsonaro pende l’accusa dell’allontanamento dei medici volontari cubani che nei villaggi più remoti dell’Amazzonia fornivano un sostegno essenziale.

Bolsonaro traballa?

Americas Quarterly sottolinea che la crescente instabilità politica, la difficoltà nella gestione della pandemia, i continui cambi nell’esecutivo e l’inizio di un’incrinatura del rapporto tra Bolsonaro e uno dei maggiori centri di potere nel Paese, le forze armate, possono spingere il presidente su posizioni ancora più oltranziste e radicalizzare i suoi sostenitori, incentivati da una serie di decreti che permettono agevolazioni nella circolazione delle armi. Tra i sostenitori di Bolsonaro c’è il terrore che la disastrosa gestione della pandemia possa aprire la strada a un ritorno al potere dell’ex presidente Lula al voto del 2022. E sulla scia della rottura col ministro della Difesa, l’ex generale Fernando Azevedo e Silva recentemente licenziato, si è ipotizzato che proprio dai militari potrebbero venire pressioni sul potere nazionale in caso di ulteriori stravolgimenti legati al Covid-19. Le proiezioni parlano di un Brasile che potrebbe avere 500mila morti di Covid entro luglio mentre la variante insorta nel gigante verdeoro si sta diffondendo in tutta l’America latina. Paese sistemico e gigante coi piedi d’argilla il Brasile ha nel coronavirus la punta dell’iceberg di un’immensa serie di problemi. E la difficoltà di Bolsonaro di rendersene conto acuisce ulteriormente la situazione.