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La pandemia di Covid-19 ha travolto le economie di quasi tutti i Paesi del mondo. Non tutti, perché in realtà troviamo degli Stati che sono riusciti a contenere i danni affidandosi a modelli di prevenzione della diffusione del coronavirus del tutto particolari. Modelli, va da sé, che hanno dimostrato la loro efficacia nel lungo periodo. Due sono le mosche bianche che vale la pena menzionare: Taiwan e Svezia.

Partiamo con l’isola asiatica, nemesi della Repubblica Popolare cinese, rivendicata da Pechino come territorio di propria appartenenza e in conflitto fin da subito con le disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del quale Taipei non fa parte. Il governo taiwanese si è mosso con prontezza, senza perdere tempo in formalismi burocratici. Diamo un’occhiata alle date: lo scorso 31 dicembre Taiwan ha iniziato a monitorare i viaggiatori provenienti da Wuhan mentre l’8 febbraio ha chiuso i suoi confini ai cittadini cinesi.

Come se non bastasse, l’intera gestione dell’emergenza è stata delegata a un apposito Centro di comando anti epidemia, il quale ha attuato i protocolli di sicurezza creati dopo l’emergenza Sars. Le misure sono quindi state comunicate ai cittadini, alle aziende è stato chiesto di incrementare la produzione di mascherine mentre la tecnologia (applicazioni e big data) ha fatto il resto.

Esempi di efficienza

È così che Taiwan ha gestito l’onda pandemica tracciando i soggetti contagiati, assicurandosi al contempo che i pazienti a rischio restassero chiusi in casa. Ma l’aspetto più interessante è che in questo modo Taipei non ha imposto alcun lockdown, né locale né nazionale. Scuole, aziende e negozi non si sono mai fermati, neppure nelle settimane più critiche, quando il resto del mondo non sapeva letteralmente come muoversi. Non solo: il governo taiwanese ha accusato l’Oms di non aver risposto ad alcune richieste di chiarimento, inoltrate alla fine di dicembre, in merito alla trasmissibilità del virus tra gli esseri umani. Insomma, facendo tutto in autonomia, Taipei ha gestito alla grande l’emergenza sanitaria.

Passiamo adesso alla Svezia, in un primo momento considerata la pecora nera d’Europa e adesso vista come esempio virtuoso. Il Paese scandinavo ha scelto di non attuare restrizioni particolarmente pesanti. Eppure Stoccolma, al contrario del resto d’Europa, al momento non sta facendo i conti con una seconda ondata del virus. Calcolatrice alla mano, il governo svedese ha registrato più di 90mila casi e quasi 6mila morti su una popolazione di 10 milioni di abitanti. Giusto per fare un confronto, Danimarca e Norvegia, che hanno invece imposto restrizioni, contano una mortalità dieci volte più alta rispetto al vicino svedese.

L’economia sorride

Il mancato lockdown, unito a misure di sicurezza non asfissianti, ha consentito al sistema economico taiwanese e svedese di non affogare. Il mercato di Taiwan, ha sottolineato JPMorgan, è addirittura in espansione, con gli investimenti nell’isola cresciuti del +10,6% e una previsione del Pil in salita del +1%. Numeri importanti, considerando la flessione americana e tedesca (oltre il 4%), quella francese e inglese (oltre l’8%) e quella italiana (addirittura 9%). Certo, Taipei ha visto inabissarsi il settore dell’ospitalità e del turismo, ma la crescente domanda di beni tecnologici ha compensato le perdite, o per lo meno è riuscita ad attutire il colpo. La richiesta delle tecnologie 5G e di intelligenza artificiale, incrementate dall’improvvisa comparsa dello smart working a livello globale, ha infatti dato ossigeno all’economia taiwanese.

Diverso il discorso relativo alla Svezia, dove esistono particolarità culturali da prendere in considerazione e che hanno aiutato molto nella lotta contro il coronavirus. I ragazzi lasciano solitamente le loro abitazioni intorno ai 18 anni e solitamente hanno meno interazioni con i più anziani, ovvero i pazienti più a rischio di fronte alla pandemia. Come se non bastasse, all’interno della società svedese ci sono abitudini comportamentali che si manifestano in un naturale distanziamento sociale. In generale, Svezia e Taiwan sono due Paesi che, in modo differente e senza imporre misure draconiane, hanno contenuto la pandemia consentendo alle rispettive economie di non essere travolte dall’emergenza.

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