Somministrazioni interrotte e poi riprese, rigorosi limiti di età oltre i quali non iniettare il siero, dosi non utilizzate, strani malori registrati un po’ in tutto il mondo, effetti collaterali improvvisi e presunte morti conseguenti alla sua inoculazione. L’AZD1222 è finito nell’occhio del ciclone e continua a far parlare di sé. Il vaccino realizzato dall’azienda anglo-svedese AstraZeneca, in collaborazione con l’Università di Oxford, ha ricevuto l’approvazione dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, lo scorso 29 gennaio.

Da quel momento in poi, gli enti regolatori dei Paesi membri dell’Ue hanno via via autorizzato l’antidoto a distanza di qualche settimana. In Italia il semaforo verde dell’Aifa, seppur condizionato, è arrivato il 30 gennaio, con la raccomandazione del suo utilizzo preferenziale sugli under 55. A causa di alcuni dubbi in merito all’efficacia del siero per i soggetti più anziani – dubbi derivanti dalla scarsità di pazienti appartenenti a quella fascia di età arruolati negli studi clinici -, l’Agenzia italiana del farmaco ha preferito mettere un argine. Eppure, l’Ema aveva autorizzato l’AstraZeneca, in Unione europea, per tutti i pazienti che avessero più di 18 anni. L’Aifa, in sostanza, si è adeguata alla decisione europea, pur raccomandando un uso limitato del farmaco.

Le prime incertezze

Inutile girarci intorno: la maggior parte dei dubbi che oggi avvolge il vaccino AstraZeneca, nasce da un’approvazione del siero a dir poco pasticciata. Le comunicazioni lanciate dagli enti regolatori, spesso in contrasto tra loro e titubanti, hanno contribuito a generare confusione e incertezza tra le persone. In altre parole, l’AZD1222 è un vaccino che, fin da subito, pagato dazio a causa di un pessimo messaggio di accompagnamento al pubblico. D’accordo la situazione di emergenza, e la necessità di affidarsi a nuove armi contro il Sars-CoV-2 nel minor tempo possibile. Forse, però, era meglio aspettare di avere qualche sicurezza teorica in più sull’efficacia dell’AstraZeneca, anziché avventurarsi in percorsi irti di ostacoli.

Cosa mai possono pensare i non addetti ai lavori – molti dei quali già diffidenti nei confronti dei vaccini – se, ad esempio, l’Ema parla di autorizzazione per tutti gli over 18 e l’Aifa raccomanda la non somministrazione agli over 55? Tra l’altro, l’ente italiano ha inizialmente diffuso un comunicato emblematico, definendo l’AstraZeneca “uno strumento che rafforza la campagna vaccinale in Italia”, nonostante i dati a disposizione “indichino una efficacia inferiore a quella degli altri due vaccini disponibili” (seppure comparare i tre sieri disponibili risultasse complesso).

Tra sospensioni e limitazioni

AstraZeneca è un vaccino a vettore virale che richiede l’iniezione di due dosi. Per avere effetto, utilizza un virus quasi identico a quello del Sars-CoV-2 ma non aggressivo, sul quale vengono incollate informazioni genetiche chiamate a far scattare la risposta immunitaria nei pazienti. Il farmaco ha superato un problema dello studio clinico di Fase 3, durante il quale si era scoperta – pare per errore – un’efficacia maggiore del prodotto dopo la somministrazione di una dose e mezza anziché due, come da prassi. Successivamente, in Germania è stata stoppata l’inoculazione dell’AstraZeneca per gli over 65 a causa dei soliti, pochi dati relativi a questa fascia di età.

All’inizio di marzo, sempre dalle parti di Berlino, è cambiato tutto. “La commissione vaccini ora raccomanda il vaccino AstraZeneca anche per le persone oltre i 65 anni. Questa è una buona notizia per gli anziani che stanno aspettando la somministrazione”, ha annunciato il ministro della Sanità, Jens Spahn. Anzi: “I nuovi dati – ha aggiunto il ministro – mostrano anche che il vaccino è perfino più efficace quando la prima e la seconda dose vengono somministrate a distanza di 12 settimane“. L’Italia, e altri Paesi, estendono il siero anche agli over 65.

Situazione caotica anche nel resto del mondo. A febbraio il Sud Africa ha deciso di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca per gli effetti ridotti sulla variante sudafricana del virus. In Austria, a quanto pare in via del tutto precauzionale, è stato ritirato il lotto del quale faceva parte una dose del siero AstraZeneca somministrato a un’infermiera, poi deceduta dopo la vaccinazione. La morte della donna non è stata collegata al vaccino, anche se sono in corso indagini approfondite. Nelle ultime ore, la Danimarca ha sospeso per due settimane la somministrazione del per problemi di coagulazione in alcuni pazienti. Certo è che, in un simile turbinio di indiscrezioni, incertezze e cambi di passo, la nomea del siero in questione ha subito un contraccolpo pressoché fatale. E questo nonostante – sostengono gli esperti – AstraZeneca svolga alla perfezione il suo compito: ridurre le ospedalizzazioni e le manifestazioni più gravi della malattia.

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