Le grandi società statunitensi si stanno rendendo sempre più conto che seguire i dormi dell’ideologia “woke” non conviene. Accontentare una piccola fetta di spettatori fortemente ideologizzati, con la paura di finire nel mirino della cancel culture e dei relativi boicottaggi, non convince quella maggioranza silenziosa di americani che non intendono bersi la propaganda progressista sulle minoranze. Il caso di Netflix è emblematico: “troppo woke” e “inguardabile” secondo Elon Musk, che aveva così definito la piattaforma streaming lo scorso aprile, quando il titolo azionario è crollato del 35,1% sulla borsa di New York a causa degli ultimi dati diffusi circa il calo delle sottoscrizioni ai servizi di streaming dell’azienda, pari a 200 mila unità in meno tra gennaio e marzo. Certo, il problema principale è – soprattutto – l’affiorare di una concorrenza sempre più spietata, partendo da Disney+ ed Amazon Prime Video fino a per Apple Tv, ma di sicuro i titoli “inclusivi” non hanno aiutato Netflix a superare le turbolenze (basti pensare al flop fragoroso di Troy, Fall of a city”, con il famoso Achille nero).

Netflix sfida l’ideologia “woke”

E così la società ha deciso di cambiare rotta, prima difendendo il celebre Dave Chappelle dalle accuse di “transfobia”, poi invitando i dipendenti a licenziarsi, se non gradiscono la nuova “linea editoriale” della piattaforma, che ora vuole premiare la libertà artistica, contro l’oppressione woke. Come già sottolineato dal Giornale.it, infatti, il gigante dello streaming  ha invitato i suoi dipendenti a lasciare l’azienda se si sentono offesi dai contenuti che Netflix sta producendo. L’azienda osserva che intrattenere il mondo è “un’opportunità straordinaria” e anche una sfida perché gli spettatori hanno “gusti e punti di vista” molto diversi. Il gigante dello streaming offre dunque una “varietà di programmi TV e film, alcuni dei quali possono essere provocatori”, si legge nella nuova sezione. “Per aiutare gli utenti a fare scelte informate su cosa guardare, offriamo valutazioni, avvisi sui contenuti e controlli parentali facili da usare”.

La visione di Ted Sarandos in difesa della libertà

L’ultimo a finire sulla graticola della correttezza politica è il geniale Ricky Gervais, che nel suo spettacolo Supernature in onda su Netflix ha deciso di non risparmiare nessuno dal suo caustico umorismo. Nemmeno quelle minoranze – transgender, Lgbtq- che si sentono intoccabili e non ammettono che un comico possa scherzare su di loro, per nessun motivo. Le battute di Gervais, manco a dirlo, sarebbero “transfobiche” e intolleranti, quando l’unica grave forma di intolleranza sembra essere proprio quella delle minoranze. Anche in questo caso Netflix ha deciso di difendere l’artista, segnando un’ulteriore inversione di tendenza rispetto al passato. In un’intervista rilasciata al New York Times, il ceo di Netflix, Ted Sarandos, ha affermato che i comici possono testare i confini solo “attraversando il limite ogni tanto”. Ha poi aggiunto: “Credo che sia molto importante per la cultura americana in generale garantire la libertà di espressione. Abbiamo in programma prodotti per molte persone diverse che hanno opinioni diverse e gusti e stili diversi. Vogliamo qualcosa per tutti, ma non tutto sarà per tutti”.

Il capo di Netflix ha aggiunto che la decisione di continuare a lavorare con Chappelle non è stata difficile. “Dave è, in ogni caso, il comico della nostra generazione, sicuramente il comico più popolare di Netflix”, ha detto entusiasta. “Nessuno direbbe che quello che fa non è premuroso o intelligente. Semplicemente puoi non essere d’accordo con lui”. Una presa di posizione fondamentale a difesa della libertà d’espressione, sempre più minacciate dalla follia progressista, quella dei libri spediti al rogo, delle statue che vengono vandalizzate e buttate giù, del totalitarismo della cultura della cancellazione. “Se censuriamo negli Stati Uniti, come difenderemo i nostri contenuti in medio oriente?” si chiede infatti Sarandos. Una questione di libertà di espressione e di parola perché come scrive Andrea Indini su IlGiornale.it, difendere oggi comici, come Dave Chappelle o Ricky Gervais, significa difendere la nostra libertà di domani.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.