Affrontare la nuova ondata di Covid-19 seguendo lo stesso approccio già adottato in primavera e in estate quando, senza attuare lockdown o rigorosi blocchi, le autorità riuscirono a mitigare la diffusione del Sars-Cov-2. Il Giappone non solo possiede tutti gli strumenti necessari per centrare il probabile terzo exploit nella lotta contro il coronavirus – da un sistema di tracciamento oliato alla perfezione all’abitudine dei suoi cittadini di indossare le mascherine in pubblico -, ma anche, e soprattutto, una strategia ben precisa su come intraprenderla.

Partiamo da una considerazione: nel recente passato, a differenza di moltissimi altri Paesi del mondo, Tokyo è riuscita a controllare il virus garantendo un perfetto equilibrio tra la sicurezza sanitaria e la salvaguardia dell’economia nazionale. D’altronde i numeri parlano chiaro. Sul lato sanitario, dall’inizio dell’emergenza, il Giappone conta circa 123mila casi e meno di 2mila decessi (per la precisione 1.922 al momento dell’uscita del seguente articolo). I casi attivi sono appena 14.096 mentre i pazienti in condizioni critiche 280.

Calcolatrice alla mano, il governo giapponese deve fare i conti con 973 casi ogni milione di abitanti (il rapporto è estremamente ottimo considerando l’elevata densità abitativa, che nel 2018 era di 340,8 abitanti per chilometro quadrato) e 15 morti ogni milione di abitanti. La quantità di test è più che ottima: 24.878 ogni milione di cittadini. Tanto per fare un confronto con l’Italia, nel nostro Paese si contano rispettivamente 21.655 casi per ogni milione di abitanti, 792 morti e 326.418 test.

L’”approccio delle tre C”

La strategia di Tokyo, come abbiamo spiegato, non è quella di individuare e catturare tutti i positivi. O meglio: è importante anche questo, ma prima ancora le autorità cercano di “catturare” i superdiffusori, ovvero quei pochi soggetti che per svariate ragioni – non tutte sono note alla scienza – riescono a trasmettere il virus a moltissime persone. Detto altrimenti, ci sono molte più probabilità di bloccare l’epidemia se decidiamo di concentrare gli sforzi su questi superdiffusori piuttosto che su tutti i positivi. Sia chiaro: ogni paziente infetto rappresenta un pericolo e deve essere rintracciato e isolato. Ma i cosiddetti superspreader rappresentano i nemici numero uno del Giappone.

Ma il cuore del modello nipponico nella lotta contro il Covid può essere riassunto nel cosiddetto “approccio delle tre C“. La ricetta viene da Hitoshi Oshitani, lo scienziato giapponese che, grazie al suo suggerimento, nelle due precedenti ondate ha aiutato Tokyo a evitare l’imposizione di pesanti blocchi alle attività commerciali e, al tempo stesso, scongiurare migliaia di morti. Tre sono le regole da seguire per stroncare la curva epidemiologica: evitare spazi chiusi, luoghi affollati e situazioni di prossimità con altre persone (in lingua inglese:  avoiding closed spaces, crowded places and close contact situations where the virus thrives). È in questo modo, ha sottolineato Bloomberg, che il Giappone è sfuggito a un’epidemia diffusa.

Una strategia efficace

Inizialmente preso in giro per le sue affermazioni, il signor Oshitani si è preso una bella rivincita sull’intera opinione pubblica che metteva in discussione le sue teorie, ritenendole inefficaci e prive di logica. Ora che il Giappone attende con ansia una nuova ondata di virus – ipotesi probabile con l’arrivo delle basse temperature – il virologo e specialista in malattie infettive è pronto a riproporre lo stesso approccio.

Mentre la maggior parte degli esperti si concentrava sul lavaggio delle mani, sulla trasmissione attraverso le superfici e sull’uso delle mascherine protettive, a marzo Oshitani consigliava alle persone di evitare le “tre C“. In questo modo la vita dei giapponesi è quasi tornata alla normalità, ma tutti sanno che le infezioni possono aumentare da un momento all’altro. “Non credo che questo virus andrà via nei prossimi mesi, e probabilmente nei prossimi anni, quindi dobbiamo trovare il modo migliore per convivere con questo. Ed è quello con cui stiamo ancora lottando: trovare il modo migliore “, ha spiegato Oshitani. L’assunto di fondo è che il nuovo coronavirus non può essere eliminato ma solo controllato. Vedremo se il Giappone riuscirà ancora una volta a uscire vincitore nel braccio di ferro con il Sars-CoV-2.