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Società

Cosa ha funzionato nel 2025 (anche se non sembra)

Se ci basassimo solo sui titoli, il 2025 sembrerebbe un anno da archiviare in fretta, magari senza rileggere. Guerre, crisi, emergenze continue. E invece, mentre lo sguardo restava fisso sulle catastrofi, il mondo — silenziosamente, ostinatamente — ha continuato a...

Se ci basassimo solo sui titoli, il 2025 sembrerebbe un anno da archiviare in fretta, magari senza rileggere. Guerre, crisi, emergenze continue. E invece, mentre lo sguardo restava fisso sulle catastrofi, il mondo — silenziosamente, ostinatamente — ha continuato a fare quello che fa da secoli: provare a rimettere insieme i pezzi. E ve lo volevamo raccontare in 5 istantanee dal Pianeta che rinfrancano lo spirito.

1. Trattato globale per gli oceani

Il Trattato sull’Alto Mare (Agreement on Biodiversity Beyond National Jurisdiction, BBNJ) ha raggiunto nel settembre 2025 la soglia delle 60 ratifiche, cioè il traguardo che attiva il conto alla rovescia per l’entrata in vigore.
Questo passaggio “fa scattare” la futura applicazione delle regole su aree marine oltre le giurisdizioni nazionali: strumenti per istituire aree protette in alto mare e per governare attività con impatto sulla biodiversità.
Fonti istituzionali e organismi di conservazione hanno confermato che il raggiungimento delle 60 ratifiche innesca l’entrata in vigore dopo 120 giorni, fissata al 17 gennaio 2026: quindi il 2025 è l’anno del “punto di non ritorno” giuridico. In parallelo, le Nazioni Unite ricordano che l’accordo (aperto alla firma 2023–2025) è pensato proprio per colmare il vuoto normativo sulle aree oltre le 200 miglia.

2. Le rinnovabili superano il carbone nella produzione elettrica

Il think tank energetico Ember, nel suo report di metà anno, ha riportato che solare ed eolico hanno continuato a crescere più della domanda e che, nella prima metà del 2025, le rinnovabili hanno superato la quota del carbone nel mix elettrico globale.
Il risultato è doppio: non solo l’espansione record del solare, ma anche la stabilità/contrazione relativa della quota carbone nel mix. Il World Economic Forum ha ripreso questa evidenza: per la prima volta le rinnovabili producono più elettricità del carbone in termini di quota globale nel mix. Anche la stampa internazionale ha riportato la stessa lettura, collegandola all’espansione del solare e al contributo dell’eolico.
È una buona notizia perché fotografa un cambio di paradigma: da qui in avanti il carbone non è più automaticamente la prima risposta alla crescita di domanda.

3. Calo della mortalità infantile globale

Qui la buona notizia è supportata da una delle fonti più solide possibili :l’ UN IGME (gruppo inter-agenzia ONU) e i dataset OMS/UNICEF.
Il rapporto UN IGME pubblicato nel 2025 (con dati fino al 2023) documenta che il tasso globale di mortalità sotto i 5 anni è sceso a 37 decessi per 1.000 nati vivi nel 2023, con un forte calo rispetto al 2000.
UNICEF, nel suo portale dati, conferma la stessa traiettoria: progressi enormi ma non sufficienti, con migliaia di morti prevenibili al giorno.

4. Diffusione dei vaccini contro la malaria

L’OMS, aggiornamento di dicembre 2025, scrive che entro la fine del 2025 oltre 10 milioni di bambini sono “targeted annually” per la vaccinazione in 24 Paesi africani, con supporto di OMS, Gavi, UNICEF e partner vari.
L’UNICEF, in un comunicato del novembre scorso, parla di oltre 40 milioni di dosi consegnate a 24 Paesi africani: è logistica, non retorica.
Gavi, in un report 2025, riassume anche l’efficacia osservata nei trial (riduzioni rilevanti dei casi clinici nel primo anno dopo le prime dosi), ma la notizia vera del 2025 è che il prodotto “esce dal laboratorio” e diventa programma.

5. Restituzione dei beni culturali: nuove opere tornano nei Paesi d’origine

Nel 2025 è proseguito in modo concreto il processo di restituzione di beni culturali sottratti durante l’epoca coloniale, con nuovi rientri ufficiali di opere africane da musei europei verso i Paesi di origine. Germania, Francia e Regno Unito hanno completato o annunciato nuove restituzioni di manufatti storici, tra cui sculture, oggetti rituali e archivi, nell’ambito di accordi bilaterali con governi africani.
L’UNESCO e diversi musei nazionali hanno presentato il 2025 come un anno di “normalizzazione” della restituzione: non più eccezione simbolica, ma procedura istituzionale. Il valore della notizia sta nel cambio di paradigma: il patrimonio culturale non è più trattato come bottino storico intoccabile, ma come parte viva dell’identità dei popoli.

Forse il 2025 non sarà ricordato come un anno felice. Ma potrebbe essere ricordato come un anno vivo. Un anno in cui, mentre il mondo sembrava occupato a contare le sue ferite, qualcuno ha continuato a lavorare per rimarginarle. Senza proclami, senza trionfalismi, spesso lontano dai riflettori. Le buone notizie non hanno fermato le guerre, non hanno cancellato le disuguaglianze. Ma hanno fatto qualcosa di più sottile e più raro: hanno dimostrato che il futuro non è immobile. Che anche quando il rumore è assordante, il cambiamento può avanzare in silenzio. E che forse il vero atto di resistenza, oggi, è continuare a credere che raccontare ciò che funziona non sia ingenuità, ma un dovere.

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