Mario Draghi Angela Merkel hanno, nelle ultime giornate, aperto un importante fronte con il premier britannico Boris Johnson sul tema degli Europei di calcio avanzando alla Uefa l’idea di spostare dallo stadio di Wembley, “tempio” del calcio inglese, la fase finale (semifinali e finale) della rassegna itinerante a causa dell’aumento di contagi nel Regno Unito legato alla variante Delta di Covid-19.

“La Gran Bretagna è una zona a rischio variante del virus. Io credo, anzi spero che la Uefa agisca in modo responsabile. Non troverei positivo che ci fossero stadi pieni lì”, ha affermato la Cancelliera entrando in scia alle dichiarazioni del premier italiano di alcuni giorni fa, fondate sulla volontà di proporre Roma come sede alternativa rispetto a Londra per la conclusione della rassegna continentale. I due leader di fatto vogliono prendere in contropiede il leader di Oltremanica, arrivato nei mesi scorsi ad accarezzare la proposta di chiedere all’Uefa lo spostamento nel Paese dell’intero torneo sulla scia dell’aumento delle vaccinazioni nel Paese in anticipo sul Vecchio Continente. L’asse “politico” tra governi che nel contesto del calcio europeo si era saldato sulla Superlega è deflagrato poche settimane dopo. E la volontà non è esclusivamente sanitaria o sportiva.

La mossa su Wembley intende essere una sorta di riscossa comunitaria dopo lo “schiaffo” britannico sui vaccini, la vittoria di immagine del Paese di Sua Maestà, il forte posizionamento britannico sulla ripresa economica. L’Europeo itinerante senza bandiere associate se non quella a dodici stelle di un’Unione che non vede più Londra come componente, concludendosi a Wembley con 45mila o, come sembra essere intenzionato a proporre il governo Johnson, 60mila spettatori sarebbe un vero e proprio manifesto pro-Brexit. Una celebrazione del definitivo ritorno alla normalità, pur nel quadro delle riaperture rallentate per precauzione da Downing Street, in anticipo sull’Unione. Lo sport viene in secondo piano in questo contesto, tanto che da Roma dopo le parole di Draghi Gabriele Gravina, il numero uno della FederCalcio a cui fa capo l’organizzazione della componente italiana dell’Europeo, aveva escluso qualsiasi possibile spostamento della Final Four previste nel nostro Paese a settembre, che si troverebbero sotto la stessa minaccia.

La sfida della finale degli Europei si inserisce nel medesimo canovaccio della partita per le quarantene reciproche tra Unione europea e Regno Unito, del braccio di ferro delle Isole del Canale delle scorse settimane, della negazione a Londra del Green Pass comunitario e allontana ulteriormente le due sponde della Manica. Volontà dell’Ue e dei suoi due leader di punta di compattarsi per le future negoziazioni con Londra? Timore di un’eccessiva visibilità da parte di BoJo? Tatticismi e schermaglie? La chiave di lettura sul tema è molteplice. Si può anche sottolineare una sorta di chiamata all’ordine per la Uefa: la federazione continentale ha già concesso una sponda al Regno Unito spostando da Istanbul a Porto la recente finale di Champions League disputatasi tra Chelsea e Manchester City, due club inglesi. Il Portogallo era a maggio inserito nella “lista verde” delle autorità britanniche e, al rientro in patria dopo la partita, non ci sarebbe stato bisogno di quarantena per i tifosi diretti in terra lusitana. Il discorso sarebbe stato diverso invece per la Turchia che, a causa di una recrudescenza della pandemia, si trovava allora nella parte rossa della lista, non potendo dunque accogliere i supporters anglosassoni.

Un’ulteriore sponda a Londra sarebbe, e con ogni probabilità, sarà indigesta per la federazione continentale. Specie considerato il fatto che Italia e Germania si sono mosse avendo bene in mente quale sarebbe l’alternativa più credibile a Wembley qualora la situazione oltre Manica, entro l’11 luglio, si facesse preoccupante: l’Ungheria di Viktor Orban, con la Puskas Arena di Budapest che ha sinora accolto a pieno regime spettatori per tutti i 55mila posti a disposizione. Ma il governo magiaro è, come noto, nel mirino delle autorità comunitarie e imbarazzerebbe forse ancor più di Londra le istituzioni di Bruxelles qualora si avvicendasse con il Regno per ospitare l’atto conclusivo. La sensazione è che il blitz politico di Draghi e Merkel si esaurirà senza conseguenze: confermando, però. una volta di più che il calcio, fenomeno sociale e di massa con pochi paragoni contemporanei, è squisitamente politico.

Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY