Oltre 15mila contagi di coronavirus e 33 decessi registrati nelle ultime 24 ore. Probabilmente una cifra “drogata” dal weekend, visto che venerdì è stata sfondata la soglia delle 37mila infezioni. Come se non bastasse, l’incidenza settimanale di nuovi casi di Sars-CoV-2 ha raggiunto il livello più alto della pandemia, con 201,1 positivi ogni 100mila abitanti. Sono questi i numeri della quarta ondata che ha ormai raggiunto anche la Germania, dove il timore di assistere a un déjà vu di quanto già sopportato nel recente passato ha iniziato a entrare nei discorsi delle persone comuni.

Nel frattempo i medici hanno lanciato un allarme non da poco: c’è il rischio che il numero di ricoveri per Covid-19 nei reparti di terapia intensiva del Paese possa raddoppiare nel corso delle prossime settimane, se i contagi dovessero continuare a salire. Al momento, come ha dichiarato al quotidiano Augsburger Allgemeine Christian Karagiannidis, direttore scientifico dell’Associazione interdisciplinare tedesca di terapia intensiva e medicina d’urgenza (Divi), ci sono 2,500 pazienti affetti da coronavirus devono essere curati nelle unità di terapia intensiva.

In uno scenario così indefinito, presto orfano di Angela Merkel, ci mancavano soltanto le negoziazioni dei partiti, ancora alla ricerca della formula giusta per fare vita a un governo “semaforo”, e per niente d’accordo sul da farsi in chiave pandemica. I rimpalli sono evidenti anche a livello federale/locale, con Berlino che, non intende affatto sposare regole più stringenti per i non vaccinati come avvenuto in Austria. Questa decisione, semmai, spetterà ai singoli governatori.

Che cosa succede in Germania

Bisogna scindere il problema in due diverse aree di competenza. Dal punto di vista sanitario, come dimostrano i bollettini, i contagi sono tornati a salire nonostante i vaccini. In Germania è stato vaccinato totalmente il 67% della popolazione, mentre il 2,6% ha per il momento ricevuto una sola dose. Giusto per fare un confronto con altri Paesi europei, in Spagna è stato vaccinato completamente l’80% della popolazione (1,51% con una sola dose); in Italia il 72% (il 5,4% con una dose); in Francia il 68% (il 7,8% con una dose). Questo significa che Berlino può vantare una buona copertura, ma non tale da poter dormire sogni tranquilli al cospetto della quarta ondata. Che, in effetti, ha avuto modo di trovare terreno fertile.

Ridurre tuttavia la questione a un mero caso vaccinale è fuorviante. Bisogna infatti considerare anche l’altro punto di vista, quello politico. In un Paese dove organizzazione ed efficienza sono capisaldi inamovibili in ogni ambito della sfera pubblica, ci sono da segnalare incongruenze di fondo. Alcune fisiologiche, figlie di discussioni politiche che devono ancora generare la tanto attesa fumata bianca (leggi: governo), altre inaspettate. I partiti, come anticipato, non sembrano essere impressionati più di tanto dall’incremento dei casi. Il governo rimanderà infatti ai singoli governatori la decisione sul famigerato 2G, ovvero la regola che permette l’accesso ai luoghi al chiuso soltanto a vaccinati e guariti. C’è poi il nodo tamponi, per i quali i partiti coalizionari potrebbero rimettere la gratuità.

Politica in affanno

Per la prima volta dall’inizio della pandemia possiamo quindi dire che la politica tedesca è in affanno. I liberali della Fdp sono quelli che hanno posizioni più nette: non vogliono regole più severe e osteggiano tanto il modello austriaco quanto quello italiano. In ogni caso, i partiti candidati a formare la nuova coalizione di governo (Spd, Verdi e Fdp) hanno escluso nuovi lockdown. È bastato per rassicurare i cittadini? Non proprio, visto che ci sono aspetti da monitorare con attenzione.

Detto delle terapie intensive, è importante sottolineare il tasso di incidenza ancora a macchia di leopardo. Se è vero che ci sono land che possono vantare un buon numero di vaccinati, altri – che per altro scontano tassi di incidenza del virus alle stelle – rasentano cifre bassissime (non a caso la Sassonia, uno di questi, è stata costretta a introdurre il 2G). Ma non c’è ancora un piano preciso capace di mettere d’accordo le anime del prossimo esecutivo tedesco. In tutto questo l’ombra dei no vax diventa sempre più grande, al punto che i più riottosi stanno iniziando ad essere considerati dei veri e propri rischi rilevanti per centri vaccinali e studi medici.

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