Coronavirus, record di contagi nel mondo. Ma i decessi diminuiscono

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Il numero di contagi aumenta giorno dopo giorno e sembra non conoscere alcuna sosta. Quello dei morti, invece, rallenta lasciando intravedere segnali di ottimismo. Sono queste le due tendenze descritte dall’ultima fotografia scattata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in merito alla pandemia di Sars-CoV-2. Detto altrimenti: il Covid continua a circolare con una certa insistenza in tutto il mondo (fatta eccezione per l’Africa, dove gli effetti sembrano limitati) ma i suoi caratteri potrebbero essere cambiati rispetto ai tempi della prima ondata.

Dal momento che non è ancora stato trovato un vaccino, e che i farmaci usati per combattere l’infezione sono sostanzialmente gli stessi della scorsa primavera, due sono le spiegazioni plausibili per descrivere un simile trend. La prima: i medici hanno imparato a conoscere il virus e adesso sanno come comportarsi, anche di fronte ai casi più critici. Più in generale, i metodi di tracciamento stanno consentendo di individuare i casi prima che questi possano peggiorare. La seconda spiegazione riguarda invece il virus: che il Sars-CoV-2 sia in qualche modo meno pericoloso e più indebolito rispetto al recente passato? Non vi sono certezze assolute in merito. Anzi: alcuni esperti sostengono che il Sars-CoV-2 sia identico a prima.

Cosa dicono gli ultimi dati dell’Oms

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato un nuovo record, l’ennesimo all’interno di questa inedita pandemia. Nel periodo compreso tra il 14 e il 20 settembre è stato registrato un numero record di positività, con due milioni di casi settimanali e un +5% rispetto alla settimana precedente. Nello stesso lasso di tempo, tuttavia, il numero di decessi è sceso del 10%, con 37.700 nuove vittime.

“È stato il maggior incremento settimanale da quando è iniziata l’epidemia”, ha scritto l’Oms nel bollettino ufficiale riferendosi ai contagi. Ad eccezione della regione africana (con un -12% di nuovi casi e un -16% di morti rispetto alla settimana precedente), si legge ancora nel report, l’aumento dei casi riportato la scorsa settimana riguarda tutte le regioni dell’Oms.

Le Americhe si confermano le più colpite da Covid-19 a livello globale, e rappresentano oltre il 38% di tutti i nuovi casi segnalati negli ultimi sette giorni, anche se si registra un calo del 22% dei nuovi decessi. La regione europea ha invece il triste primato del maggior aumento dei morti, +27% rispetto alla settimana precedente.

La diminuzione delle morti

Il punto focale sul quale vale la pena soffermarsi riguarda il numero dei decessi. Come abbiamo visto, in quasi tutto il mondo il contatore delle vittime ha rallentato la sua corsa. Lo ha fatto in Africa, dove nelle ultime sei settimane sia i casi che le morti per Covid sono diminuite sensibilmente. Basti pensare che negli ultimi sette giorni ben 33 dei 49 paesi colpiti “hanno riportato una diminuzione dei decessi o niente morti”. Il Continente Nero, inoltre, ha registrato fino ad oggi quasi 25.000 decessi cumulativi; il Sud Africa rappresenta la torta più grande con 15 900 (64%) vittime.

Per quanto riguarda le Americhe, la forte diminuzione del numero di decessi, sostiene l’Oms, è stata determinata principalmente da una diminuzione delle morti in Colombia, Messico, Ecuador e Bolivia. Frena anche l’Asia, nonostante i dati particolarmente negativi di India, Indonesia e Bangladesh. Infine l’Europa. Il Vecchio Continente ha registrato un leggero aumento del numero di morti segnalate negli ultimi quattro settimane, raggiungendo oltre 4000 nuovi decessi negli ultimi sette giorni. Ungheria e Danimarca hanno segnalato il il più alto aumento relativo dei decessi nell’ultima settimana, mentre il Regno Unito continua a detenere il più alto numero di morti complessive (quasi 42.000).