Coronavirus, quei numeri che rassicurano

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Nelle ultime settimane la psicosi da coronavirus è aumentata di pari passo con il numero dei contagiati. La fobia è una paura irrazionale e non esiste alcun ragionamento capace di disattivarla. Eppure i numeri parlano chiaro: in moltissimi casi i pazienti infettati dal Covid-19 guariscono senza bisogno di cure particolari.

A volte i dati sono utili ma è pur vero che è necessario saperli interpretare. Gli esperti, ad esempio, sottolineano un’importante distinzione da tenere presente: da una parte ci sono i “morti di coronavirus“, dall’altra “le morti legate al coronavirus”. Queste ultime sono la stragrande maggioranza, visto che il Covid-19 non sarebbe la causa principale di morte ma soltanto una concausa.

Ipotesi e statistiche

In questo momento sappiamo il numero esatto delle persone trovate positive al test. Non conosciamo tuttavia il numero di coloro che sono entrati in contatto con il virus e non hanno poi sviluppato problemi di alcun tipo. Sono i cosiddetti asintomatici, cioè quelli che non si sono minimamente accorti di aver contratto la malattia o che l’hanno avuta in una forma così lieve da superare il contagio con estrema agilità.

A detta degli esperti è fondamentale conoscere quanti soggetti sono entrati in contatto con il virus ma adesso non siamo in grado di farlo. I test si limitano a individuare la presenza del Covid-19 nelle persone in quel dato momento e non gli anticorpi sviluppati da chi ha superato la malattia senza sintomi (proprio gli anticorpi potrebbero dire con certezza se un soggetto è stato contagiato o meno).

Come sottolinea Il Sole 24, poi, secondo alcuni esperti in Italia avremmo già avuto quasi 400mila contatti con il Covid-19 e non i quasi 4mila fin qui certificati. Seguendo questo ragionamento in Cina ci sarebbero almeno 8 milioni di persone infette o infettate e non 80mila.

La virologa Ilaria Capua era stata chiarissima: in un’intervista rilasciata alla Stampa aveva detto che i veri numeri del contagio, non solo nel nostro Paese, potrebbero essere fino a cento volte superiori. Se così fosse, lo scenario cambierebbe completamente.

I numeri parlano

Prendendo per buona l’ipotesi dei “numeri reali cento volte superiori”, il tasso di letalità (il rapporto tra il numero dei decessi e il numeri dei casi, moltiplicato per 100) passerebbe di colpo dal 3,4% allo 0,034%. Sempre di colpo cambierebbe la percentuale dei soggetti che richiedono cure ospedaliere o ricoveri in terapie intensive.

Certo, in tal caso vorrebbe dire che la diffusione del virus sarebbe decisamente più rapida di quanto fin qui ipotizzato; in linea generale un po’ più veloce dell’influenza stagione che nei momenti di picco cresce a ritmo di centinaia di migliaia di nuovi casi settimanali.

Ci sarebbe da spaventarsi? Non proprio perché anche in questo caso i numeri parlano e possono dire cose interessanti. Qualora avessimo davvero già 400mila contagiati, in Italia vi sarebbero quasi altrettante persone, che in presenza del virus e grazie agli anticorpi, ne frenerebbero l’avanzata.

Un ultimo aspetto da ricordare è il seguente: i numeri che vengono sciorinati quotidianamente in televisione riguardano le persone entrate in contatto con il virus almeno una settimana fa. Il conteggio generale, invece, indica quante persone nelle ultime cinque o sei settimane sono entrate in contatto con il coronavirus. Per capire cosa sta succedendo oggi, quindi, dovremo attendere una settimana.