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Società

Coronavirus, quando sarà raggiunto il picco massimo dei contagi?

Nessuno sa dire con certezza quando riusciremo a sconfiggere il nuovo coronavirus. È impossibile fare una previsione esatta per il semplice motivo che il Covid-19 è un virus nuovo, sconosciuto, e per il quale non esiste ancora alcun vaccino. Si...
Coronavirus, nuove immagini al microscopio

Nessuno sa dire con certezza quando riusciremo a sconfiggere il nuovo coronavirus. È impossibile fare una previsione esatta per il semplice motivo che il Covid-19 è un virus nuovo, sconosciuto, e per il quale non esiste ancora alcun vaccino. Si possono tuttavia fare alcune valide ipotesi, ed è su queste che si baseranno i prossimi ragionamenti.

Il Sole 24 ore scrive che la cosa più importante è guardare l’andamento del numero dei contagi giornalieri, senza tuttavia fare paragoni azzardati con la Cina. Le ragioni per cui ha poco senso prendere in esame altre cifre sono due: la prima riguarda la diversa conformazione urbana del territorio cinese; la seconda il conteggio dei malati da parte di Pechino.

Wuhan, epicentro del contagio, è una megalopoli da 11 milioni di abitanti, formata da agglomerati di palazzoni mastodontici, mentre Codogno, e più in generale la Lombardia, non presentano caratteristiche del genere. L’altra differenza riguarda la modalità del conteggio generale dei casi. Mentre l’Italia utilizza come parametro giornaliero quello delle infezioni in corso, escludendo i deceduti e i guariti, la Cina considera il numero totale delle infezioni, vittime e guariti compresi.

Bisogna anche considerare le differenti misure politiche adottate nei due Paesi: mentre nell’Hubei è stato imposto un blocco totale (tutti a casa in quarantena, spesa possibile a giorni alterni con un solo componente della famiglia autorizzato a uscire, negozi riforniti dall’esercito e divieto di utilizzo di mezzi privati) in Italia si ha quasi la sensazione che quasi niente sia davvero cambiato rispetto alla normale quotidianità.

Il numero dei contagi giornaliero

Tutte le più prestigiose riviste scientifiche concordano su una cosa: le pesanti limitazioni cinesi riguardanti lo spostamento delle persone avrebbero limitato di circa l’80% il numero di contagi che a metà febbraio avrebbero potuto essere presenti nel resto del mondo. Restare a casa è quindi il primo passo fondamentale nella battaglia contro il Covid-19.

Tornando ad analizzare i numeri, ciò che ci interessa è l’andamento delle curve dell’epidemia. Secondo alcuni esperti non sarebbe tanto necessario guardare il dato del contagio totale quanto l’incremento percentuale quotidiano. È questo il dato che ci indica la crescita o meno dell’epidemia.

Un dato che in Cina ha iniziato a decrescere dopo 7-8 giorni dall’inizio della quarantena (23 gennaio). Il calo è stato costante: dal +32% di contagi giornalieri del 29 gennaio siamo giunti, oggi, intorno allo zero virgola qualcosa. In altre parole, un calo della percentuale dei nuovi contagiati modesto ma costante potrebbe aiutarci a capire se abbiamo imboccato la strada giusta.

Calcolatrice alla mano, in Cina il calo dei nuovi contagi è calato circa 16-17 giorni dopo la quarantena. A patto di “essere bravi” come i cinesi, i quali però sono stati fatti rimanere in casa con la forza, i primi segnali positivi potrebbero arrivare intorno a metà marzo, cioè 16-17 giorni dopo il 29 febbraio. Da questo punto di vista è inutile prendere come punto di riferimento il conteggio puntuale giornaliero, il quale deve essere interpretato nel modo corretto onde evitare inutili ansie. Semmai è molto meglio guardare al numero dei nuovi contagi: se scende questo, il coronavirus è in gabbia.

Il paragone con la Sars

Un’altra lezione interessante può arrivare dallo studio dell’andamento della Sindrome respiratoria acuta grave, meglio nota come Sars. Dal momento che tanto la Sars quanto il Covid-19 appartengono alla stessa famiglia dei coronavirus (una famiglia ampia, della quale fa parte anche l’influenza), la speranza è che, pur con le dovute differenze, i due virus si comportino in modo simile.

Un grafico dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) è utile per azzardare un vago confronto. L’epidemia di Sars, seppur geograficamente più limitata rispetto al nuovo coronavirus, ha avuto una durata complessiva di circa 8 mesi, dalla registrazione del primo caso a quota zero. Il picco massimo è arrivato a quattro mesi dall’infezione numero uno. C’è tuttavia un’altra importante differenza: la contagiosità. Quella del Covid-19 è estremamente più alta.





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