Coronavirus, perché è importante fare più test

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Tanti sono i pericoli provocati dal Covid-19. Oltre ai contagi accertati, ai decessi e ai danni economici, c’è un’altra minaccia fin qui presa troppo sotto gamba dalle autorità di mezzo mondo. Si tratta dei cosiddetti “casi sottotraccia”, ovvero quei pazienti che presentano sintomi lievi o, come nel caso degli asintomatici, addirittura nessuno.

Secondo un nuovo studio pubblicato su Science e ripreso dall’agenzia Adnkronos, in Cina i casi sottotraccia erano molto numerosi prima che fossero introdotte le restrizioni ai viaggi intorno alla fine di gennaio 2020. Proprio queste infezioni non rilevate – circa l’86% del totale, secondo gli autori del paper – avrebbero contribuito per la maggior parte alla diffusione del virus, poi divenuto pandemico. Questi risultati, basati su uno studio di modellizzazione, spiegherebbero dunque la rapida diffusione geografica della Sars-CoV2 in Cina (e fuori), secondo i ricercatori della Columbia University che firmano la ricerca.

Identificare tutti i pazienti

L’aspetto più importante riguarda l’importanza di eseguire più test per identificare con certezza i pazienti. Al centro dello studio ci sono infatti proprio le infezioni non riconosciute, che “spesso presentano sintomi lievi, limitati o del tutto assenti”, spiega il team di Ruiyun Li. “Abbiamo sviluppato un modello matematico che simula la dinamica spazio-temporale delle infezioni in 375 città cinesi”, precisano i ricercatori.

La stima della prevalenza e contagiosità delle infezioni non documentate “è fondamentale per comprendere il potenziale pandemico complessivo di Covid-19, in particolare poiché le infezioni non documentate possono esporre al virus una porzione molto maggiore della popolazione di quanto non si verificherebbe altrimenti”.

Per comprendere meglio il ‘pesò delle infezioni non documentate, Ruiyun Li e colleghi hanno sviluppato un modello matematico che combinava i dati sui movimenti delle persone con quelli delle infezioni segnalate dalle autorità. E hanno anche applicato delle tecniche di inferenza statistica.

L’importanza dei casi sottotraccia

I risultati sono stati soprendenti: prima delle restrizioni ai viaggi del 23 gennaio introdotte a Wuhan, l’86% dei casi di Covid-19 non era documentato, secondo gli autori. Insomma, i numeri ufficiali erano straordinariamente sotto-dimensionati. Inoltre, queste infezioni non documentate per ogni persona avevano una contagiosità di circa il 55% rispetto alle infezioni confermate, affermano gli autori.

I risultati mettono in luce anche il ruolo degli sforzi di controllo del governo cinese e della consapevolezza della popolazione dopo il mese di gennaio, che “hanno notevolmente ridotto la trasmissione dei virus”. Sebbene non sia chiaro se questo effetto continuerà, una volta allentate le misure di controllo, affermano gli autori.

Gli stessi ricercatori osservano che i risultati del loro studio “potrebbero essere utili in altri paesi con diverse pratiche di controllo, sorveglianza e comunicazione”. E sottolineano l’importanza di “un aumento radicale” nell’opera di identificazione delle infezioni attualmente non documentate, “per arrivare a controllare Sars-CoV2”. Insomma, servono più test. “Se il nuovo coronavirus segue il modello dell’influenza pandemica H1N1 del 2009, diventerà il quinto coronavirus endemico nella popolazione umana”, concludono i ricercatori.