Coronavirus, Londra a rischio lockdown: “Siamo a un punto critico”

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La Spagna, alle prese con la riesplosione dei contagi che ha travolto Madrid. La Francia, dove l’ultimo bollettino fornito dal Ministero della Salute ha registrato oltre 13mila casi, un trend in linea con i valori dei giorni passati. E anche il Regno Unito, con l’Inghilterra finita nell’occhio del ciclone. La seconda ondata di coronavirus fa paura e ha già fatto scattare l’allarme rosso in tre dei più importanti Paesi dell’Europa.

La situazione potrebbe aggravarsi particolarmente a Londra e dintorni, dove il governo britannico non esclude una seconda chiusura a livello nazionale. Altro che lockdown circoscritto a singole zone rosse: se la curva epidemiologica non dovesse frenare la corsa da qui ai prossimi giorni non è da escludere l’estrema ratio di una nuova serrata totale.

È stato chiarissimo il ministro della Salute britannico, Matt Hancock, che all’emittente televisiva Bbc ha spiegato che nessuno vorrebbe ricorrere al lockdown. Ma, allo stesso tempo, il ministro ha detto che una seconda chiusura a livello nazionale del Regno Unito è una misura possibile per frenare la diffusione del coronavirus. “Se tutti seguono le regole, possiamo evitare ulteriori blocchi nazionali, ma ovviamente dobbiamo essere pronti ad agire se è ciò che sarà necessario”, ha aggiunto Hancock.

Allarme rosso per Londra

Scendendo nel dettaglio, Hancock ha sottolineato come la Gran Bretagna si trovi di fronte a “un punto critico” in cui potrebbero essere introdotte “misure più restrittive”. Al momento sono in corso “discussioni su un potenziale lockdown a Londra”. L’avvertimento del ministro si fa quindi minaccioso: “Le persone si sono rilassate durante l’estate”, ma “ora è il momento in cui tutti devono tornare” a seguire le regole.

Nel frattempo ai londinesi è stato chiesto, dove possibile, di lavorare da casa. In giornata sono previste ulteriori riunioni sulle possibili restrizioni da applicare a Londra. Certo è che Sadiq Khan, sindaco della città londinese, ha esortato i ministri a estendere le misure restrittive, compreso il lavoro da casa, per proteggere la capitale. “Non possiamo più rinviare. Introdurre nuove misure ora aiuterà a ridurre la diffusione del virus e forse evitare la necessità di un lockdown totale come abbiamo assistito a marzo e che danneggerebbe gravemente la nostra economia ancora”, ha detto una fonte vicina al sindaco di Londra citata dall’Independent.

Pugno duro

Intanto i cittadini britannici che non si atterrano alle procedure di auto isolamento, qualora positivi al coronavirus, potranno ricevere una multa del valore massimo di 10mila sterline (11mila euro). L’annuncio è arrivato direttamente dal governo britannico, che ha presentato una serie di nuove misure per ridurre il rischio di casi positivi. Tra queste misure, il governo britannico sta introducendo un obbligo legale di auto isolamento, a partire dal 28 settembre, per le persone che risultano positive al test o che sono invitate a farlo dal Servizio sanitario nazionale (Nhs).

“Il modo migliore per combattere il virus è che tutti seguano le regole e che le persone a rischio di trasmissione della malattia si isolino”, ha detto il primo ministro Boris Johnson in un comunicato. “Nessuno dovrebbe sottovalutare l’importanza di queste misure, queste nuove regole implicano l’obbligo legale di applicarle”, ha aggiunto Johnson. Difficile dire se questo potrà bastare per evitare un nuovo lockdown a Londra. Certo è che nei giorni scorsi l’idea di una seconda serrata ha provocato un imponente corteo, con tensioni e scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.