Rispetto a quanto accaduto nella scorsa primavera, la Germania è stata colpita in modo significativo sia dalla seconda che da quella che si sta configurando sempre di più essere una terza ondata della pandemia di coronavirus. Dopo aver sfondato negli scorsi giorni la quota di mille decessi quotidiani riconducibili al patogeno e dopo le immagini inquietanti provenute dai cimiteri e dai forni crematori del Paese, adeso anche Berlino sembra essersi trovata di fronte ad un nemico ancora più insidioso delle aspettative. E in questo scenario, con i mesi più freddi dell’anno che ancora devono terminare, la sensazione è che il bilancio finale delle vittime e delle criticità sarà decisamente superiore alle attese.
Il disastro della DDR
Come riportato dalla testata giornalistica tedesca Der Spiegel, al netto di quelli che sono gli asintomatici che sfuggono de facto ai controlli sanitari, la situazione sembra essere parzialmente migliorata rispetto alla scorsa settimana. Tuttavia, l’alto numero di casi rilevati ancora quotidianamente nel Paese impossibilita a pensare che l’ondata peggiore sia già stata superare e obbliga sia il governo federale sia le autorità regionali a muoversi con i piedi di piombo.
La situazione, però, non è la medesima in tutta la Germania. Specularmente a quanto accade infatti nel resto d’Europa, ad essere particolarmente vessate dalla piaga sono le grandi città industriali, le quali soffrono di linee di trasporto pubblico che impossibilitano l’ottimale distanziamento interpersonale. E soprattutto, i Lander con il maggior tasso di mortalità risultano essere quelli con una minore capillarità di ospedali e di terapie intensive, principalmente identificabili con i territori appartenenti – sino a prima della caduta del Muro di Berlino – all’ex Germania Est.
Oltre ad aver confermato negli anni la sua sostanziale arretratezza per quanto riguarda la produzione economica, la ex-Ddr adesso conferma anche la minore efficienza dei propri apparati sanitari rispetto a quelli della vecchia Germania Ovest. In parte a causa di un gap che oltre trent’anni non sono stati sufficienti ad annullare ed in parte a causa di gestioni regionali rivedibili, a patirne i colpi peggiori a questa tornata è stata la salute stessa dei cittadini tedeschi, messi in crisi da un sistema sanitario lungi dal poter essere considerato ottimale.
Questa volta la Germania non ce l’ha fatta
Nella scorsa primavera, le misure messe in campo dalla Germania erano state da molti considerate quasi come esagerate, se rapportate alla reale incidenza che il Covid-19 aveva avuto sul territorio e sui cittadini della nazione. benché questa volta però le misure siano state sostanzialmente speculari e, anzi, in molti casi addirittura più invasive rispetto ad altri Paesi europei – tra i quali l’Italia – questa volta qualcosa pare non aver funzionato come avrebbe dovuto.
Una diminuita capacità di ascolto della popolazioni, dei calati controlli e forse una condizione generalizzata di sfiducia sono stati sicuramente elementi discriminanti nel fallimento della Germania nel contenimento della seconda e della terza ondata della pandemia. Tuttavia, bisogna anche considerare come questa volta la Germania abbia sì spinto sulle chiusure dei negozi e dei centri commerciali limitando gli spostamenti della popolazione, ma allo stesso tempo non abbia sufficientemente incentivato la chiusura dei propri stabilimenti produttivi (in buona parte, per evitare una eccessiva contrazione del proprio Pil). E l’incentivo al lavoro a distanza per il settore terziario, in ultima battuta, non ha limitato i “danni” creati dal mantenimento dell’operatività a pieno regime delle fabbriche tedesche.
Tutto ciò, infine, si è concluso in un solo e purtroppo inevitabile modo: il mancato contenimento dello scoppio della seconda e della terza ondata della pandemia, che questa volta ha colpito il Paese in modo molto più invasivo rispetto al passato. E con Angela Merkel ormai in dirittura d’arrivo del proprio mandato, l’arduo compito di ricostruire un piano d’azione sia per salvaguardare la salute del popolo tedesco sia soprattutto per incentivare la ripresa economica spetterà al prossimo candidato che uscirà vincitore dalle urne delle prossime elezioni federali della Germania.