Lagos e la Silicon Valley. Una brulicante metropoli nigeriana, che secondo proiezioni diverrà entro la metà del secolo la città più popolosa al mondo, da un lato; il cuore pulsante del big tech californiano e dell’economia globale dei dati dall’altro. Sono questi due centri distanti tra loro che, secondo la virologa Ilaria Capua, rappresentano i nuovi e più delicati focolai di espansione del Coronavirus che sarà importante tenere d’occhio.

A preoccupare la ricercatrice, che attualmente dirige un dipartimento dell’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida, non è tanto la letalità del Covid-19 che, scrive su Fanpage.it,è abbastanza ridotta quanto il suo “potenziale distruttivo degli assetti economici, politici e sociali”. Ne abbiamo avuto dimostrazione con il crollo dei mercati e con le tensioni economiche mondiali, con la corsa isterica ai supermercati e il diffondersi di voci incontrollate nel nostro Paese.

L’Africa e gli Stati Uniti, in questo contesto, rappresentano chiavi di volta per un possibile ulteriore ampliamento della portata globale del timore per la pandemia. “Cosa può accadere se il virus si diffonde nei data center o nei campus di Google, Apple o Facebook? E cosa può accadere se uno dei cuori pulsanti dell’Africa, una città che cresce al ritmo di migliaia di abitanti al giorno diventa il focolaio africano del virus? Non lo sappiamo”.

Negli Stati Uniti le debolezze e le inefficienze di un sistema sanitario tanto complesso quanto instabile, privo del necessario potere pubblico di coordinamento e controllo impediscono di poter garantire una pronta ed efficace diagnosi del contagio e rischiano di rendere asimmetrico l’accesso alle cure. Un’espansione del coronavirus negli States amplifica le problematiche riscontrate dai critici del modello sanitario eccessivamente centrato sul mercato delle assicurazioni e sul modello privato: come testimonia il caso di un cittadino di Miami costretto a pagare un conto di 3.270 dollari a un ospedale cui si era rivolto al ritorno da un viaggio in Cina sospettando di essere infetto dal Covid-19, l’accesso ad una pronta diagnosi potrebbe essere condizionato da muri di natura economico-finanziaria. Fornendo, elettoralmente, un assist a quei candidati alla presidenza, come Bernie Sandersche chiedono una sanità pubblica universale e criticano le politiche in materia dell’amministrazione Trump. Il caso italiano dovrebbe fare scuola, come sottolinea la Capua: “L’Italia è il primo paese Occidentale che ha sperimentato casi su larga scala il contagio da coronavirus. Proprio per questo, è importante essere d’esempio”.

In Nigeria, invece, dove il primo contagiato è stato un cittadino italiano, il governo teme ora un’epidemia. Paesi africani come la Nigeria potrebbero offrire spazio a una crescita del contagio per l’elevata base demografica e sociale. La Nigeria era pronta a mediare con uno scenario di contagio proveniente dall’Asia, non dall’Europa. A livello generale, anche per il professor Aldo Giannuliil rischio mediatico, politico ed economico più grande a livello globale è legato a un diffondersi dell’epidemia in Africa, fatto che non solo creerebbe disagi sociali notevoli ma contribuirebbe anche ad aumentare il senso generale d’incertezza. “Il timore serio è che il contagio possa insediarsi in Africa dove le condizioni igienico-sanitarie sono decisamente disastrose e dove l’epidemia potrebbe espandersi rapidamente, anche se le popolazioni africane, mediamente, si spostano molto meno dei cinesi”, ha sottolineato Giannuli su Formiche.

In Italia le autorità sono riuscite, in fin dei conti, a tirare le fila del contagio, ad affrontarlo, a non farsi sormontare. Il tessuto sanitario ha retto e il panico delle prime ore è rientrate. Il focolaio economico che potrebbe esplodere in California e quello sociale della Nigeria preoccupano maggiormente su scala globale. E vi è la certezza che Paesi come Usa e Nigeria guarderanno all’Italia per capire come gestire il Coronavirus. Tenere duro e lavorare sodo è più importante ora dopo ora.

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