Un lockdown totale ed esteso a tutta la nazione. Un coprifuoco più aspro, anticipato dalle 21 al tardo pomeriggio e valido nell’intero e Paese (e non, come adesso, solo nelle zone rosse). Oppure un lockdown limitato alle aree più colpite dall’epidemia. Sono questi i tre possibili scenari che attendono la Francia al varco. Anche perché la seconda ondata di coronavirus ha messo in ginocchio Parigi come nessuno si sarebbe mai aspettato. E, soprattutto, lo ha fatto nel giro di una decina di giorni.
Il ritorno del Covid-19 dopo un estate di tregua era stato ampiamente predetto da esperti e virologi. Il governo sapeva che la Francia in autunno avrebbe dovuto farei conti con la seconda ondata, ma non immaginava di ritrovarsi tra le mani una situazione del genere. La curva epidemiologica galoppa a un ritmo impressionante. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 523 decessi – il massimo da aprile – e 33.417 nuovi casi, con un aumento del 60% rispetto a una settimana fa.
L’attuale capacità delle terapie intensive francesi ammonta a circa 5.800 posti letto. Ebbene, secondo quanto riportato da Le Figaro, la metà sarebbe occupata da pazienti Covid-19. Le ultime misure restrittive varate dal governo non hanno frenato di un millimetro la folle corsa del virus, ed è per questo che si attende di capire quali saranno le prossime mosse dell’Eliseo. Atteso nelle prossime ore un importante discorso di Emmanuel Macron, con il presidente che dovrebbe annunciare una nuova stretta.
La scelta più difficile
Macron dovrà ponderare bene la sua scelta. Tante sono infatti le variabili da considerare prima di qualunque decisione: dalle prevedibili tensioni sociali (che hanno già messo a ferro e fuoco varie città italiane) ai danni economici derivanti da un possibile secondo lockdown. L’obiettivo di Parigi è quello di coniugare la salvaguardia del tessuto economico-sociale della Francia a quella della salute dei cittadini. Un’impresa quasi impossibile.
Non a caso circolano già le prime, pesanti stime di una ipotetica serrata nazionale della durata di un mese. Il ministro dei Conti Pubblici, Olivier Dussopt, ha spiegato a Radio Sud che un lockdown esteso a tutta la nazione costerà dai 2 ai 2,5 punti percentuali di pil al mese. “Quando l’attività si ferma per un mese intero, il costo è tra 2 e 2,5 punti di Pil che perdiamo. Sono più di 10 miliardi di euro di spesa per interventi ed è almeno 10 miliardi di euro di mancate entrate fiscali”, ha spiegato il ministro.
I tre scenari
Dopo aver fatto tutte le considerazioni del caso il governo francese dovrà decidere il da farsi. Al momento circolano tre possibili scenari. Il primo è quello di estendere il coprifuoco – attualmente in vigore solo nelle zone più colpite dal virus – in tutta la Francia. Non solo: si ragiona anche su un eventuale anticipo della misura alle 17, unita a un ipotetico lockdown per i weekend.
La seconda opzione sul tavolo di Macron coincide con un lockdown limitato alle aree più colpite, tra cui l’Ile de France e la regione di Parigi, e un rafforzamento del coprifuoco nelle altre zone rosse. Il terzo e ultimo scenario è il più drastico: lockdown in tutta la Francia, anche se i media hanno iniziato a usare il termine “confinement”, probabilmente per far capire ai cittadini che la misura sarà più morbida (meno rigida e meno lunga) rispetto alla serrata scattata la scorsa primavera.
L’esito della decisione francese potrebbe influenzare il comportamento degli altri leader europei. Nel caso in cui la Francia dovesse rompere il “tabù” di un secondo lockdown e fosse la prima nazione a dichiarare una nuova serrata nazionale, altri Paesi potrebbero seguirla a ruota (è il caso, ad esempio, di Italia e Spagna). L’Eliseo sta cercando di capire quale strada imboccare, anche perché il Natale è alle porte. E sacrificare il periodo natalizio, sia in termini economici che valoriali, potrebbe essere la mazzata decisiva per un Paese già in ginocchio.