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Tre giorni di sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro e un salario più alto. In Corea del Sud oltre 6.500 dipendenti di Samsung Electronics hanno dato seguito alle seconde proteste nella storia del colosso tecnologico. Il sindacato National Samsung Electronics Union, i cui circa 30.000 iscritti rappresentano quasi un quarto della forza lavoro nazionale dell’azienda, che ha interessi in pressoché ogni settore dell’economia, chiede un giorno di ferie annuale in più per i lavoratori iscritti e modifiche al sistema di bonus per i dipendenti. “Lo stiamo facendo perché siamo disperati e non possiamo farcela”, ha affermato il leader sindacale Son Woo Mok durante un raduno fuori dalla sede centrale di Samsung a Hwaseong, a 45 chilometri a sud di Seul. “Continueremo a lottare finché l’azienda non cambierà”, ha aggiunto sotto una pioggia battente.

Lo stato di agitazione riguarda, al momento, la principale compagnia del gruppo Samsung: la divisione di elettronica, conosciuta per vendere condizionatori d’aria, computer, televisori, smartphone, tablet, stampanti, frigoriferi, apparecchiature di rete per telecomunicazioni e pure semiconduttori. Stiamo parlando, insomma, del core business del chaebol (conglomerato industriale con interessi in più campi e a gestione familiare) più famoso della Sud Corea.

Lo sciopero di tre giorni si svolge inoltre mentre Samsung cerca di attenuare le preoccupazioni relative al calo della sua competitività tecnologica, in particolare nella produzione di chip D-Ram avanzati, come i chip di memoria ad alta larghezza di banda.

Gli scioperi che scuotono Samsung

Per la prossima settimana il sindacato ha minacciato di indire uno sciopero di cinque giorni nel caso in cui l’azienda non dovesse accettare le richieste messe sul tavolo. La bassa partecipazione e la produzione automatizzata lasciano presupporre che l’impatto dello stop sulla produzione presso il più grande produttore di chip di memoria al mondo sarà limitato se non trascurabile.

Tuttavia, questa azione dimostrativa da parte dei lavoratori segnala un calo del morale del personale in un momento cruciale nel settore dei chip. Mai Samsung aveva dovuto fare i conti con tensioni interne così prolungate. Le prime – sfociate in uno sciopero di massa – erano andate in scena lo scorso giugno.

Questi disordini sindacali rappresentano insomma una nuova sfida per un’azienda che, nei suoi 55 anni di storia, si è costruita una reputazione anti-sindacale. Certo è che l’adesione dei lavoratori ai sindacati è aumentata da quando nel 2020 il presidente di Samsung Electronics, Lee Jae Yong, ha dichiarato la fine della politica anti-sindacato dell’azienda.

La NSEU, dal canto suo, ha più volte accusato la dirigenza di Samsung di non essere riuscita a capitalizzare la domanda in forte espansione di intelligenza artificiale, e di non voler migliorare le condizioni lavorative dei dipendenti. Nello specifico, il sindacato chiede l’introduzione di un sistema di bonus più trasparente dell’attuale, un aumento delle buste paga pari al 6,5% (l’azienda ha proposto un incremento del 5,1%) e un giorno in più di ferie annuali.

Il colosso economico della Corea del Sud

L’aspetto che più preoccupa Samsung è che il sindacato ha spiegato di non escludere la possibilità di organizzare uno sciopero generale a tempo indeterminato, sempre qualora l’azienda dovesse fare orecchie da mercante sulle richieste sollevate. Lo sciopero è andato in scena dopo che, la scorsa settimana, Samsung ha fatto sapere di aver ottenuto un eccellente ritmo di crescita di vendite e profitti nel secondo trimestre, sulla scia della forte ripresa del settore tecnologico. Da aprile a giugno, l’azienda ha registrato un aumento di oltre 15 volte nel suo profitto operativo, toccando quota 10,4 miliardi di won (7,5 miliardi di dollari), grazie alla forte domanda di prodotti di intelligenza artificiale. Eppure i lavoratori del gruppo non sembrano essere soddisfatti né toccati da un simile traguardo.

La stazza imponente di Samsung è difficile da spiegare per chi non vive a Seoul e dintorni. In Corea del Sud praticamente tutti i desideri e le esigenze di un cittadino possono essere soddisfatti da questo chaebol. È infatti possibile nascere nel rinomato Samsung Medical Center, frequentare una prestigiosa università di proprietà di Samsung, vivere in complessi residenziali Samsung, persino acquistare un’assicurazione sulla vita da una sussidiaria Samsung e andare in vacanza al parco divertimenti Everland di proprietà Samsung.

Nella quotidianità si possono anche utilizzare virtualmente solo dispositivi elettronici Samsung, come pc e smartphone. E, se si supera il GSAT (Global Samsung Aptitude Test) ampiamente diffuso, è possibile anche ottenere un lavoro prezioso presso una delle sue sussidiarie. Non c’è da stupirsi che Samsung sia così grande da essere responsabile di un quinto delle esportazioni del Paese e di circa il 17% del prodotto interno lordo annuale sudcoreano (pari, nel 2023, a 1.712,79 miliardi di dollari).

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