Sulla carta, non c’era partita: alla finale contro il Qatar, detentore della Coppa d’Asia, si presentava l’outsider Giordania, nella classifica Fifa piazzata 18 posizioni più in basso. Eppure, la vittoria per 3-1 ottenuta dal Qatar ha innescato una polemica sportiva che è poi degenerata in un’aspra polemica politica tra l’emirato e il regno. Bisogna dire che tutto era stato apparecchiato per servire ai padroni di casa qatarioti una passerella verso il trionfo. Lo stadio di Lusail, dove già si erano disputate molte partite della Coppa del Mondo, erano colmo di 88 mila spettatori, quasi tutti tifosi della squadra di casa. Ai tifosi della Giordania era stato riservato un numero molto limitato di posti, tanto che i biglietti per loro, al mercato nero, si vendevano anche a 1.000 dollari l’uno. E poi, come in ogni partita di calcio che si rispetti, l’arbitro, il cinese Ma Ning, preceduto dalla voce (infondata) di essere stato in passato sospeso per aver truccato delle partite. Facile immaginare che cosa possono aver pensato i tifosi giordani quando Ma Ning ha fischiato ben tre rigori a favore del Qatar, che ha così ottenuto la Coppa con il risultato di 3-1.
Non ci sono state indicazioni di particolari errori (né di “errori” tra virgolette) da parte dell’arbitro. Ma per la Giordania, Paese di 11 milioni di abitanti che non aveva mai raggiunto una fase finale in una competizione internazionale, sfumava il sogno di una vita. Anche se battuta in finale, la squadra è stata accolta in patria con grandi manifestazioni, tanto che il primo ministro giordano ha concesso un giorno di ferie per permettere alla gente di andare a festeggiare i giocatori. Ma la delusione sportiva si è velocemente trasformata in sospetto e poi in accuse contro l’arbitro, ritenuto guarda caso venduto. E non poco ha contribuito a infiammare gli animi un’intervista del principe Ale bin-Hussein, fratellastro del re Abdullah II e presidente della Federazione calcio della Giordania, che con sarcasmo “ringraziava” arbitro e guardalinee per la loro prestazione durante la finale.
Al principe ha risposto il principale quotidiano del Qatar, Al Watan, che ha pubblicato un feroce articolo anti-giordano che derideva il principe, accusava i giordani di essere cattivi perdenti e stroncava la stella della squadra giordana, l’ala del Montpellier Musa al-Taamari, descrivendolo come “giocatore privo di sportività e di morale, che ha fallito miseramente nel condurre il suo Paese alla vittoria”.
Insomma, la polemica è cresciuta così tanto che i servizi segreti della Giordania hanno chiesto a blogger, influencer e siti web di non fare nulla che potesse peggiorare le cose e di desistere da qualsiasi critica al Qatar, cosa peraltro puntualmente avvenuta. Altrettanto hanno fatto le autorità qatariote: l’articolo delle polemiche è stato rimosso dal sito di Al Watan e il caporedattore di un altro quotidiano, l’al-share, il giornalista Jaber al-Harmi, è stato chiamato a twittare sull’importanza dei legami tra Qatar e Giordania e tra i due “popoli fratelli”.
