La notizia arrivata dalla Repubblica democratica del Congo è di quelle che lasciano smarriti, un pugno nello stomaco che toglie il fiato e pietrifica facendo crollare anche i più esili e timidi appigli alla speranza. Fréderic Batumike, un deputato provinciale a capo di una milizia ribelle che nel villaggio di Kavumu, nel Sud Kivu, dal 2013 al 2016 si macchiò dello stuprò di oltre 40 bambine con un’ età compresa tra i 18 mesi e i 12 anni, condannato all’ergastolo dalla Corta Penale del Sud Kivu con un’accusa di crimini contro l’umanità attraverso la violenza carnale, è stato candidato alle elezioni provinciali previste per il 23 dicembre.
Gli Occhi della Guerra hanno seguito da vicino la storia delle violenze commesse dalla milizia di Frederic Bautmike, raccontandola in Mwavita. Poi, a dicembre, sempre Gli Occhi della Guerra hanno raccontato l’esito del processo che aveva portato alla condanna all’ergastolo del politico congolese .
Adesso però la notizia che la Ceni (Commissione elettorale nazionale indipendente) ha accolto la candidatura dell’ex deputato provinciale. Quanto è emerso ha ovviamente indignato e scioccato la comunità internazionale ma in primis la società congolese.
Numerose Ong sono intervenute e hanno manifestato il proprio sdegno e la propria rabbia. Il dramma degli stupri in Congo è una piaga di proporzioni titaniche. Secondo i dati delle Nazioni Unite nel solo 2015 i casi registrati di donne violentate nel Paese africano sono stati oltre 15mila, uno ogni mezz’ora, e uno dei più grandi problemi per combattere quest’orrore è l’impunità di cui godono i carnefici.
Un’organizzazione civica locale, la Nuova Dinamica di Società Civile, ha così commentato la notizia: “Il mantenimento dei criminali e l’eliminazione di alcuni cittadini sulla base di considerazioni e ingiunzioni politiche va a togliere quel poco di fiducia e credibilità che era rimasta alla Ceni”.
La Commissione elettorale nazionale indipendente attraverso il presidente Corneille Nanga, ha fatto sapere in un’intervista rilasciata all’Afp che: ”Noi siamo stati informati in ritardo della condanna. La candidatura di Batumike verrà invalidata”. Un dichiarazione e una giustificazione che comunque non convince. In tanti si chiedono infatti come sia possibile che la Ceni non fosse a conoscenza di un crimine efferato che ha sconvolto il mondo e di una condanna che ha avuto un eco internazionale.
Quello che emerge quindi è che, sebbene ora la candidatura di Batumike sia stata ritirata, la ricerca di giustizia e la volontà di mettere un freno alla tragedia degli stupri nella Repubblica democratica del Congo sono prerogativa e ferma volontà della società civile, da parte delle autorità del Paese invece si continua ad osservare un atteggiamento involuto, oscuro, che nasconde, dietro la fatuità dei discorsi, le metastasi che dilaniano da decenni la nazione africana: la corruzione, la violenza feroce e il saccheggio di ogni ricchezza della terra congolese: in primis la vita delle sue bambine, delle sue donne, della sua gente.