Non siamo ai livelli di tensioni e malessere sociale pari a quelli di Stati come Cile o Libano, dove le proteste hanno riversato per le strade migliaia di cittadini, ma anche nella vicina Croazia non mancano proteste e lamentele contro l’attuale governo guidato dall’Unione Democratica Croata (Hdz) in coalizione con il Partito del Popolo Croato (Hns). Il tutto mentre lo Stato balcanico si prepara a due appuntamenti importanti previsti nel 2020: uno a cui guarda con interesse l’Europa e i restanti Paesi dei Balcani occidentali. In particolare l’Albania e la Macedonia; l’altro di carattere prettamente nazionale. Rispettivamente, il vertice dell’Unione Europea che si terrà a Zagabria nel mese di maggio e le elezioni presidenziali che si svolgeranno tra gennaio e febbraio. A queste si presenterà nuovamente l’attuale presidente della Repubblica, Kolinda Grabar-Kitarovic, che nel 2015 strappò la vittoria nel secondo turno ottenendo poco più del 50% dei voti. È ancora presto per fare pronostici, fatto sta che negli ultimi mesi il malumore è cresciuto.

Il mondo della scuola in piazza

La protesta era partita il 5 settembre a Zagabria. Circa 1500 insegnanti sono giunti nella capitale per prendere parte alla manifestazione organizzata dal sindacato dei docenti, rappresentato dal presidente Sanja Sprem. Le richieste erano chiare: un aumento consistente del salario per chi è impiegato nel mondo della scuola. Non solo insegnanti, dunque. “Noi siamo uniti, cerchiamo una crescita dello stipendio per tutti i lavoratori delle scuole”, ha detto la presidente, come riportato da Balkan Insight.

Le aperture del governo non sono mancate. Fin da quella stessa giornata. Il primo ministro Andrej Plenkovic ha ricevuto gli organizzatori per discutere dell’aumento richiesto, quantificato del 6.11%, ma fino a oggi i sindacati sembrano non avere raggiunto quanto richiesto o sperato.

Qualche passo in avanti era stato fatto la scorsa settimana, dopo che l’Hns aveva annunciato di non partecipare ai lavori del governo se non fossero stati inseriti ulteriori fondi per l’educazione. Dopo una giornata di trattative si è arrivati a un compromesso che ha trovato riscontro positivo nell’alleato di governo. Un aumento del 2% che arriverà fino al 6% richiesto dai sindacati ma non tutto in una volta, come fatto sapere dallo stesso Primo Ministro nell’appello inviato agli stessi sindacati.

La proposta non sembra aver trovato lo stesso favore negli ambienti sindacali che, anzi, hanno deciso di portare avanti lo sciopero, sebbene i sondaggi svolti dalla testata index.hr mostrino come l’appoggio “popolare” stia via via diminuendo. Nel frattempo, nella giornata del 6 novembre – a richiamare l’aumento richiesto del 6.11% – si è svolta la terza manifestazione a Zagabria, durante la quale i sindacati hanno continuato a portare avanti le proprie richieste. Inoltre, a questa giornata di sciopero del mondo della scuola primaria e secondaria, si è unito anche quello dell’università. Sembra che la volontà sia quella di continuare a pressa il governo, sebbene martedì si sia tenuto un incontro tra sindacati e governo ed è possibile che sarà la mancanza del futuro sostegno dei genitori a far arrivare a un compromesso che possa accontentare le parti in causa.

I passi in avanti del governo

L’argomento più caldo in Croazia è senza dubbio quello della scuola, ciò nondimeno c’è un ulteriore tema che ha portato a una grande manifestazione durante ottobre: quello della violenza sulle donne.

Nel Paese croato si sono contati nel 2017 circa 13mila casi di violenza domestica, per il 77% dei casi commessi da uomini, il problema oltre che riguardare il governo, è di carattere sociale: infatti secondo circa il 25% degli adulti questo genere di violenza è una questione puramente privata e che dovrebbe mantenersi all’interno di questa sfera. Per rispondere a questa problematica, nell’ottobre dello scorso anno venne lanciata la campagna “Break the silence” (Rompi il silenzio”, che ha avuto subito un effetto positivo, portando numerose donne a denunciare casi di violenza sessuale.

Anche in questo caso, dopo l’ultima manifestazione che si è tenuta sabato 19 ottobre, il governo ha risposto inviando una serie di leggi al parlamento che hanno l’obiettivo di inasprire le pene per chi commette violenza sessuale. Paula Zore, della campagna “Justice for girls” (Giustizia per le femmine), ha posto l’accento sul fatto che finalmente in Croazia lo stupro verrà chiamato con il suo nome e “questo è un messaggio terribilmente importante”, sia a livello legale sia a livello sociale.