Una mutazione del nuovo coronavirus potrebbe aver dato vita a un inedito agente patogeno sottotipo di Covid-19. Quest’ultimo, ha ipotizzato un gruppo di ricercatori cinesi, avrebbe una pericolosità molto più bassa del normale ma, allo stesso tempo, sarebbe dotato di una prolungata capacità di infettare le persone.

Gli scienziati, spiega il South China Morning Post, hanno avuto l’illuminazione dopo aver osservato il raro caso di un paziente infetto in cui la malattia sembrava essere “cronica”. Da qui, la supposizione che possano esserci in circolazione molti altri “pazienti cronici”, capaci di portare l’infezione in giro e scatenare, sotto traccia, più focolai.

In altre parole il virus avrebbe dato origine a un ceppo mai visto prima, con caratteristiche del tutto differenti rispetto a quelle che i medici erano abituati a vedere. Il sottotipo di Covid-19 sarebbe in grado di infettare le persone senza provocare sintomi gravi, ma restando per molto tempo all’interno dell’organismo dei contagiati. In questo modo i soggetti ignorano di essere affetti dal nuovo coronavirus, continuano a vivere la loro quotidianità ma, senza rendersene conto, spargono l’agente patogeno ovunque.

I “pazienti cronici”

I potenziali “pazienti cronici”, scrivono i ricercatori in un articolo su Medrxiv.org, possono avere una capacità prolungata di infettare l’ambiente circostante. Il ragionamento è partito da un uomo di mezza età i cui sintomi non erano affatto gravi. Il problema è che nel suo corpo la malattia sembrava aver formato una sorta di equilibrio. Non si spiegherebbe altrimenti la durata dell’infezione di 49 giorni, ben oltre ogni arco temporale di guarigione fin qui registrato dalle autorità.

La particolarità del paziente era data dall’elevata carica virale di Covid-19 in concomitanza con i valori stabili degli indicatori delle sue cellule immunitarie. “Il virus e l’ospite possono persino formare una relazione simbiotica” hanno supposto i ricercatori dell’Università di medicina militare di Chongqing, n. 967 Ospedale del PLA, Dalian e dell’Ospedale generale del comando del teatro centrale del PLA a Wuhan.

L’ipotetico malato cronico, dal momento che il suo corpo non riusciva a eliminare il Covid-19 a fronte di una regolare terapia e che continuava a essere contagioso, ha subito un trattamento con una trasfusione di plasma da pazienti guariti. I tamponi dell’uomo sono diventati negativi due giorni dopo.

Una mutazione del nuovo coronavirus?

Quanto accaduto deve far riflettere la comunità scientifica. Le precedenti osservazioni cliniche, infatti, hanno mostrato come il tempo mediano impiegato dai pazienti positivi per guarire dal nuovo coronavirus si attestasse intorno ai 20 giorni. Il precedente record di guarigione era di 37 giorni. Solitamente più lunga è la durata della malattia e più è grave il caso. Ma allora come si spiega il fatto che un paziente affetto da sintomi lievi e positivo al Covid-19 abbia impiegato ben 49 giorni a liberarsi del virus?

L’ipotesi che fin qui hanno dato i ricercatori è stata quella della mutazione del nuovo coronavirus. Scendendo nel dettaglio del “malato cronico”, il paziente aveva una febbre bassa e intermittente. Non aveva tosse, brividi, respiro corto né altri sintomi tipici di Covid-19. Come se non bastasse il test dell’acido nucleico dell’uomo è rimasto positivo con una carica virale costantemente elevata, simile a quella dei casi gravi o critici. I ricercatori adesso vogliono fare chiarezza e verificare se i pazienti con “infezione cronica” sono in grado di contagiare altre persone attraverso nuove vie di trasmissione, come ad esempio quella sessuale.

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