Papa Francesco sembra aver perso parte della capacità d’influire sulla società. Il pontefice argentino, come tutti i rappresentanti delle istituzioni, deve fare i conti con gli effetti indiretti della pandemia da Covid-19. Jorge Mario Bergoglio, nel corso del suo pontificato, non ha solo rivoluzionato alcuni elementi chiave della vita pubblica della Chiesa cattolica, ma ha anche costruito un modello comunicativo che tuttavia adesso fatica ad incidere. L’ex arcivescovo di Buenos Aires, per farla breve, non fa più notizia come prima. Perché? Può essere dipeso dalle modalità scelte in questi mesi per affrontare la comparsa del nuovo coronavirus sul globo terrestre.

La Chiesa cattolica, per fronteggiare l’evento pandemico che ha sconvolto il pianeta, non ha scelto soltanto di “essere nel mondo” ma anche di “abbracciare il mondo”. Questo è vero nella misura in cui gli ambienti ecclesiastici non si sono distinti, come sarebbe stato da tradizione, nell’interpretazione e nella reazione al “cigno nero”. La Chiesa si è insomma appiattita sulla scienza, ridimensionando forse la funzione svolta nei confronti dell’umanità. Citando le parole dell’antopologo Roberto Libera, che abbiamo intervistato per InsideOver qualche mese fa, si direbbe che “… la Chiesa nel passato era un punto centrale di azione e reazione a queste calamità” e che “…in questa circostanza, la presenza fisica della Chiesa è mancata”. Un elemento che può aver contribuito a silenziare o comunque a rimpicciolire la voce del pontefice regnante.

Il Vaticano – questo è il succo del ragionamento – ha dato l’impressione di non possedere risposte diverse da quelle dello scientismo. Basti pensare alla mancata battaglia per il ripristino delle celebrazioni, che erano state sospese per via del lockdown. I fedeli, loro sì, hanno storto il naso quando hanno scoperto di non poter accedere al sacramento dell’eucaristia, mentre le istituzioni ecclesiastiche si sono fatte sentire solo quando si è trattato di criticare il governo in seconda battuta, per via della continuazione del “blocco delle Messe”. Vale per l’Italia, ma anche per buona parte d’Occidente.

Capiamoci: nessuno si aspettava che la Santa Sede dinanzi alla diffusione del nuovo coronavirus desse prova di negazionismo (sarebbe stato assurdo), ma in molti attendevano che papa Francesco facesse da perno per le indicazioni esistenziali da fornire ad un popolo terrorizzato ed impossibilitato ad una piena comprensione degli accadimenti. Questo è successo, per esempio, nel momento in cui Bergoglio ha pregato contro la pandemia in una piazza San Pietro deserta, parlando di “tenebre” e delle necessità di tornare all'”essenziale”. Poi però il silenzio si è abbattuto tra le mura leonine, e gli appelli del successore di Pietro hanno iniziato ad essere recepiti con meno enfasi da parte dei media. Un effetto che si è prolungato sino ad interessare anche i mesi successivi alla quarantena.

Si potrebbe affermare che se la Chiesa adotta le argomentazioni della scienza, ritirandosi come in questo caso all’interno del proprio spazio territoriale, allora perde il mordente nei confronti dell’esterno. E poi c’è un altro fattore: Papa Francesco, il pontefice della “Chiesa in uscita”, non ha potuto misurarsi fisicamente con le “periferie esistenziali”, se non altro perché divenuto “vittima” di una pandemia che ha modificato nel profondo l’agenda. Marzo, per fare un esempio, sarebbe dovuto essere il mese di “The Economy of Francis”, un appuntamento che si sarebbe dovuto svolgere ad Assisi e che avrebbe potuto far sterzare la linea di questo pontificato in materia economico-sociale. Ma la pandemia ha costretto l’organizzazione a rimandare tutto.

Infine persiste una questione legata all’attualità delle istanze: migranti, ambiente e redistribuzione della ricchezza – i principali topos della pastorale di Francesco – rimangono argomenti centrali, ma la priorità adesso è medico-scientifica e riguarda la cura per debellare i contagi. I media hanno iniziato ad occuparsi con più costanza di vaccini e medicine, mentre l’emisfero “umanistico” ha perso peso gerarchico. Sarebbe andata diversamente se la Chiesa avesse presenziato fisicamente nelle strade, durante la pandemia, magari mediante processioni simboliche o attraverso qualche gesto ad effetto in più? Forse. Fatto sta che il “quarto potere” ha smesso di guardare a Francesco con l’attenzione che gli aveva sempre riservato.

 

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