Le estati sono calde e afose, gli inverni miti. In certi periodi dell’anno l’umidità crea una cappa asfissiante che avvolge l’intera provincia. Spesso gli oltre 112 milioni di abitanti di un’area grande quanto l’Italia centrale e meridionale messe insieme – isole comprese – devono fare i conti anche con un incessante inquinamento. Siamo nel Guandong, in Cina meridionale, a due passi da Hong Kong, nel cuore del Delta del Fiume delle Perle, in una delle regioni più densamente urbanizzate al mondo nonché in uno dei principali motori della crescita economica cinese.

In questi territori affacciati sul Mar Cinese Meridionale, la piovosità media annua si aggira intorno ai 1.720 millimetri e, soprattutto in estate, violente trombe d’aria si abbattono sul paesaggio subtropicale, meta prediletta per centinaia di uccelli migratori di tutte le specie. Non lontano da Shenzen, culla della nuova, modernissima Silicon Valley cinese, si estendono enormi capannoni in cui vivono, stipati in pochi centimetri, milioni di animali pronti per essere macellati o venduti in tutto il Paese. Alcuni finiranno nelle celle frigorifere di supermecati e ristoranti; altri, ancora vivi e da uccidere sul posto, sulle bancarelle dei famigerati wet market.

Il motore economico della Cina

Negli ultimi tre decenni il Guandong ha subito tre trasformazioni. Negli anni ’60 la maggior parte del territorio era formato da una groviera di acque stagnanti intervallate da capanne di poveri pescatori. A partire dagli anni ’80, con la salita al potere di Deng Xiaoping e il periodo delle riforme, il paesaggio inizia a cambiare. Le modeste case a un piano vengono progressivamente sostituite da alveari di cemento, mentre fabbriche gigantesche accolgono orde di lavoratori. La Cina diventa così la “Fabbrica del mondo” e il Guandong la sua locomotiva principale.

Passano gli anni e il Dragone diventa sempre più grande. A Pechino non basta più produrre cianfrusaglie a basso costo da esportare all’estero. Nel 2016, nel 13esimo Piano quinquennale del Partito comunista cinese, si fa menzione per la prima volta della Greater Bay Area, un progetto che, nei piani, avrebbe dovuto includere Hong Kong, Macao e nove delle più importanti città del Guandong, tra cui Shenzen, Guangzhou, Foshan e Zhuhai. Il governo cinese immagina di trasformare il Delta del Fiume nelle Perle nell’area più sviluppata del Paese.

Una bomba sanitaria a orologeria

Peccato che accanto alle scintillanti torri di Shenzen, alle auto elettriche, alla sede Huawei e al Ponte Hong Kong–Zhuhai–Macao, il più lungo al mondo, si nasconda l’altra faccia del Guandong: un lato oscuro che ha già creato diversi problemi alla Cina. Questa provincia è infatti una vera e propria bomba sanitaria a orologeria. È qui che, nel corso della storia si sono originati o diffusi virus di ogni tipo, letali sia per gli allevamenti animali presenti nella regione sia per gli esseri umani.

Gli scienziati non sanno ancora spiegarsi perché la nascita di focolai epidemici infesti i sogni di crescita del Guandong. Al momento ci sono soltanto delle ipotesi che meritano di essere approfondite. Partiamo dal clima. Le particolari condizioni atmosferiche del Guandong rendono questa provincia terra ideale per coltivare riso, canna da zucchero ma anche alberi della gomma, arachidi, frutta e altre essenze tropicali. In teoria gli esperti ci hanno spiegato che i virus perdono potenza con il caldo, e in Guandong, in effetti, è molto caldo. Ma questo, oltre a non essere confermato scientificamente, non tiene conto di altri fattori locali, tra cui l’assidua vicinanza tra animali da allevamento e animali selvatici e la presenza di uccelli migratori provenienti da tutto il mondo. La miscela è già esplosiva senza considerare la presenza dei wet market.

Un paper del 2010 intitolato “Migration of Waterfowl in the East Asian Flyway and Spatial Relationship to HPAI H5N1 Outbreaks” analizza il possibile collegamento tra la presenza di uccelli migratori e l’insorgere dell’influenza aviaria nel Guandong. “Il lago Poyang – si legge nell’incipit del testo consultabile online sul sito della US National Library of Medicine National Institutes of Health – è situato all’interno della East Asian Flyway, un corridoio migratorio per gli uccelli acquatici che comprende anche la provincia del Guangdong, in Cina, epicentro dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) H5N1. Il lago è il più grande corpo d’acqua dolce della Cina, nonché un sito di congregazione per uccelli acquatici. uttavia, le risaie circostanti e il pascolo di pollame hanno creato una sovrapposizione con uccelli acquatici selvatici. Una situazione favorevole alla trasmissione dell’influenza aviaria”.

Uccelli migratori e allevamenti intensivi

Dovessimo provare a ricostruire il mosaico, emergerebbe un’immagine tanto inquietante quanto incerta. Il clima subtropicale del Guandong attira uccelli migratori abituati a coprire distanze lunghissime. Anatre, oche, cigni e altri volatili: centinaia di specie entrano in contatto tra loro in questa provincia dalle temperature miti. Nella stessa area, così come nel resto della Cina, gli allevamenti intensivi dominano la scena. Migliaia di polli e galline relegate in gabbie strettissime rappresentano lo scenario ideale per la diffusione di un virus altamente infettivo.

Ma dove vengono questi agenti patogeni? Il percorso dei virus potrebbe essere semplificato nel seguente modo: dal serbatoio principale (uccelli migratori o pipistrelli) agli ospiti intermedi (animali degli allevamenti intensivi) prima di diffondersi tra gli esseri umani con la zoonosi definitiva. D’altronde le occasioni tali da innestare una simile concatenazione di eventi non mancano. All’alba degli anni ’70 la Cina contava 800 milioni di abitanti, 5 milioni di maiali e circa 13 milioni di polli allevati; nel 2006 si contavano rispettivamente 1,4 miliardi di persone, 508 milioni di maiali e 13 miliardi di polli. Nel frattempo le proporzioni sono ulteriormente aumentate, così come sono aumentate le possibilità, per i virus, di viaggiare da un organismo all’altro.

Le più importanti epidemie partite dal Guandong

Il Guandong può essere considerato il laboratorio d’incubazione per eccellenza delle grandi epidemie planetarie. Rintracciarle tutte è pressoché impossibile quindi, nelle righe che seguono, ci limitiamo a illustrare i casi più noti. Nel 1996 i riflettori si accendono sul cosiddetto Goose Guandong virus (alla lettera Virus dell’oca del Guandong), una denominazione che indica i virus H5N1 HPAI, ovvero un ceppo del virus dell’influenzavirus A, sottotipo H5N1, nonché parente della nota influenza aviaria. Gli allevatori della regione hanno imparato presto a sopportare ondate di questo virus, vero e proprio flagello per i loro volatili.

Per risolvere una volta per tutte la piaga dell’aviaria, Pechino spinge le menti più brillanti del Paese a trovare una soluzione. In altre parole, serve un vaccino e anche in fretta. Nei primi anni Duemila, tra gli esperti che si cimentano nella ricerca al Sacro Graal, c’è anche Liu Janlun, un professore di nefrologia di 64 anni dell’Università Zhongshan di Guangzhou, provincia del Guandong, nonché medico dell’ospedale universitario Sun Yat-Sen. Nei laboratori dell’Università di Medicina di Guangzhou il signor Liu sta cercando una cura a quella strana malattia animale. Non sappiamo esattamente cosa successe, ma qualcosa andò storto. Già, perché maneggiare i virus può essere estremamente pericoloso.

Per maggiori informazioni basta rileggere la storia di Liu, passato alla storia come il paziente zero della Sars. In una delle versioni più accreditate pare che il professore, cercando un vaccino per l’aviaria e facendo esperimenti con virus di pipistrelli, contribuì suo malgrado a creare i presupposti per la nascita di un agente patogeno ancora più letale di quello che stava cercando di debellare. Stiamo parlando della Sars, il coronavirus miste in ginocchio la Cina a cavallo tra il 2002 e il 2003.

Nel maggio 2015 è il turno della Mers, altro coronavirus parente strettissimo dell’attuale Covid-19. La cosiddetta sindrome respiratoria medio-orientale emerge nella penisola arabica. La Cina è al riparo? Sì, anche se il primo paziente infettato in territorio cinese è stato rilevato niente meno che nel Guandong. Gli anni passano ma questa provincia, per ragioni geografiche, climatiche e sociali, continua a essere l’epicentro di virus e coronavirus.

Dalla PEDV alla peste suina africana

Nell’autunno del 2016 i suini appena nati degli allevamenti locali si ammalano. Molti di loro muoiono. Le analisi rivelano che a causare la strage è il virus della diarrea epidemica suina (PEDV), un coronavirus che attacca le cellule dell’intestino tenue dei maiali. Gli scienziati parlarono di Sindrome della Diarrea Acuta Suina (SADS-CoV). In un anno perdono la vita 24mila suini neonati. Quel coronavirus, si scoprirà in un secondo momento, proveniva dalla popolazione di pipistrelli della provincia.

Altro giro, altra corsa. In tempi più recenti, siamo nel 2018, i suini vengono falcidiati dalla peste suina africana. Gli allevatori sono costretti a uccidere milioni e milioni di animali. L’apocalisse è rimandata a pochi mesi più tardi, quando il Covid-19 mette in ginocchio il mondo intero. Le sue origini sono ancora sconosciute, anche se alcuni scienziati ritengono che la Sars-CoV-2 possa essere stata trasmessa all’uomo da un pipistrello. Magari proprio da una delle tante specie che vive nel Guandong e che viene catturata per essere venduta in tutta la Cina. Anche a Wuhan, ground zero del nuovo coronavirus.

“Epicentro influenzale”

Le epidemie partite dal Guandong sono troppe. Non può essere un caso. Per cercare di capirne di più è utile leggere il paper “Lessons from Emergence of A/Goose/Guangdong/1996-Like H5N1 Highly Pathogenic Avian Influenza Viruses and Recent Influenza Surveillance Efforts in Southern China”. Gli autori sono chiari nel proporre la Cina meridionale come un “epicentro influenzale”. “Almeno due delle tre pandemie del secolo scorso, comprese le pandemie influenzali del 1957 e del 1968, provengono da quest’area. Nel 1996 – si legge – A / goose / Guangdong / 1/1996 (H5N1), il precursore dei virus dell’influenza aviaria H5N1 altamente patogeni attualmente in circolazione (HPAIV) è stato identificato nelle oche allevate nella Cina meridionale. Questi HPAIV H5N1 sono stati diffusi in Asia, Europa e Africa e rappresentano una minaccia continua per la salute umana e animale”.

Nemmeno il tempo di riprendersi dal Covid-19 ed ecco, ad aprile, un nuovo virus. Il South China Morning Post ha evidenziato nel Guandong la comparsa di un focolaio di decapod iridescent virus 1 (Div1). Nel mirino della nuova epidemia non ci sono, al momento, né gli esseri umani né gli allevamenti di volatili. Questa volta sono i gamberetti a morire come mosche.

“Il tasso di infezione e la mortalità del virus sono terrificanti. Ci vogliono solo due o tre giorni dal rilevamento della prima infezione per uccidere tutti i gamberi nello stagno”, ha spiegato Wu Jinhong, un coltivatore di gamberi della zona. “Questo virus è terrificante per noi, proprio come l’influenza aviaria per gli allevatori di pollame e la peste suina africana per gli allevatori di maiali”, ha aggiunto. Mentre sono in corso studi per capire l’origine dell’ennesima bomba sanitaria, i coltivatori hanno iniziato a tenere alla larga i loro familiari dalle acque dei loro stagni. Meglio evitare un’altra zoonosi.

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