In particolari momenti di emergenza i governi si affidano al parere di esperti scientifici. Nel caso della pandemia provocata dal Covid-19, praticamente ogni Stato ha allestito apposite task force, o gabinetti di crisi ristretti e mirati, formate da epidemiologi, virologi, immunologi, ma anche sociologi e psicologi.

Il loro obiettivo? Mettere le loro conoscenze tecniche al servizio della classe politica, per aiutare i rappresentanti a prendere le migliori scelte possibili in un momento delicatissimo. Misure di distanziamento sociale, lockdown, chiusura dei negozi e chi più ne ha, più ne metta: praticamente ogni provvedimento sfornato negli ultimi due mesi è nato in seguito a un confronto tra il mondo politico e quello degli esperti.

In Italia, ha scritto Il Sole 24 Ore, sono 450 gli esperti che consigliano il governo sul da farsi. In tutto ci sono 15 task force a livello centrale (più una ”informale”). La prima in assoluto, creata il 22 gennaio scorso, è stata quella del ministero della Salute. A queste si aggiungono almeno altri 30 gruppi di lavoro attivi a livello locale. Tra dirigenti, politici, tecnici ed esperti, siamo intorno alle 800 persone complessive. Praticamente un esercito.

Un confronto con gli altri Paesi europei

Dal team per la fase due guidato da Vittorio Colao al Comitato tecnico-scientifico, fino alla task force contro le fake news, l’Italia è uno dei Paesi europei con più gruppi di lavoro (e non sempre coordinati tra loro). In Spagna, ad esempio, per uscire dal lockdown, il governo Pedro Sanchez ha dato vita a un gruppo formato da 16 personalità, tutte essenzialmente politiche. A presiedere i lavori, lo stesso premier. Le ultime misure attuate da Madrid sono state stilate da questa task force, definita Comitato tecnico per il de-confinamento.

In questa fase, infatti, la neo task force ha preso il posto al vecchio Comitato tecnico di gestione del coronavirus presieduto da Teresa Ribera. In realtà il gruppo spagnolo ha ben poco di ”tecnico”, visto che tra le sua fila trova spazio una sola figura tecnica: Fernando Simòn, responsabile del Centro spagnolo per il coordinamento delle emergenze sanitarie. Gli altri slot sono ricoperti dai 4 ministri principali (Salute, Difesa, Trasporti e Interno), dai 4 vicepresidenti, dal ministro delle Finanze, da quello del Lavoro. E ancora: il capo gabinetto di Sanchez, il segretario generale della presidenza, il segreteraio di Stato alla comunicazione e il capo gabinetto Julio Rodriguez. Completano il quadro il premier e l’unico esperto, il citato Simòn. La Spagna si è quindi affidata a una task force ”di coalizione” coadiuvata dal premier.

Gli esperti di Johnson e Macron

Diversa la situazione nel Regno Unito, dove il governo di Boris Johnson può contare sul supporto dello Stage (Scientific Advisory Group for Emergencies). Si tratta di un pool di esperti scientifici, i cui nomi (quasi tutti) sono ancora in gran parte segreti. Pochi giorni fa il governo ha tuttavia lanciato una richiesta alle università per allargare il gruppo: mercoledì i ricercatori degli atenei britannici hanno ricevuto una richiesta di collaborazione e sono stati invitati a manifestare un eventuale interesse.

Capitolo Francia: Emmanuel Macron ha puntato su competenze scientifiche e diverse figure esperte. Dall’11 marzo sono stati costituiti due comitati scientifici e si sono insediati un Controllore e un Signor Deconfinamento, due incarichi istituiti ad hoc. Il capo dell’Eliseo ha subito ribadito di voler ”ascoltare quelli che sanno”. Il primo comitato scientifico è stato creato proprio l’11 marzo: è formato da 11 specialisti, medici in infettivologia e immunologia, un sociologo e un’antropologa.

Il comitato viene consultato dall’esecutivo francese per aiutarlo a chiarire alcune situazioni e a prendere i necessari provvedimenti. Il governo non è obbligato a seguire le sue raccomandazioni, anche se Macron, fin qui, lo ha sempre fatto. Il 24 marzo il presidente francese ha creato un secondo comitato di scienziati, il Comitato di analisi, ricerca ed expertise (Care): 12 medici e ricercatori che hanno come missione di consigliare il governo su test, cure e innovazioni. Insomma, volendo fare un confronto tra il funzionamento delle task force italiane e i gruppi di lavoro dei principali Paesi Europei, notiamo che ben pochi governi esteri sono costretti a fare i conti con un labirinto come quello presente in Italia.

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