Molti esperti ritengono che il prossimo autunno dovremo fare i conti con una seconda ondata di Covid-19. Ne sono convinti, tra gli altri, professionisti del calibro di Anthony Fauci, consigliere del presidente Donald Trump, e Zhong Nanshan, il più autorevole consigliere del governo cinese. Dal momento che non vi sono certezze, né per poter confermare la possibile recrudescenza di Sars-CoV-2 né per smentirla, molti governi si sono preparati al peggio.

Anche perché, in alcune regioni del mondo, diversi Paesi che avevano efficacemente messo sotto controllo il virus – o che, addirittura, erano quasi riusciti a debellarlo – hanno dovuto rimboccarsi le maniche per tamponare sul nascere la ripresa dei contagi. Dalla Corea del Sud alla Cina, da Israele agli Stati Uniti passando per l’Iran: in ognuno di questi Paesi, e per motivazioni differenti, il Covid-19 è tornato a diffondersi per una seconda corsa.

Certo, le risposte delle autorità competenti sono state altrettanto diverse. Eppure, al momento, nessuno è finito travolto dalla furia di Sars-CoV-2. Come se non bastasse, laddove ha preso piede, la seconda corsa del virus è apparsa meno letale della prima ma, non per questo, da prendere sotto gamba.

Il mercato di Pechino e le rivolte in America

Il Sars-CoV-2 è un virus subdolo, e l’ennesima conferma è arrivata dalla Cina. Nonostante il gigante asiatico avesse pressoché silenziato il Covid, da qualche giorno le autorità di Pechino si sono ritrovate in casa, a pochi passi dalla Città Proibita, un focolaio che si sta espandendo a macchia d’olio. T

utto sembrerebbe esser partito dal mercato di Xinfadi, forse in seguito a una contaminazione ambientale e, ancora, forse a causa di un tagliere usato per il salmone. In quattro giorni si sono contati oltre un centinaio di casi, anche se pochissimi pazienti si trovano in condizioni critiche (al momento in tutto il Paese se ne contano 5) e un discreto numero sono asintomatici.

Spostiamoci negli Stati Uniti. Qui, a differenza della Cina, il contagio non si è mai arrestato del tutto. Rispetto a un mese fa i malati giornalieri sono diminuiti, ma nelle ultime settimane la situazione si è stabilizzata su cifre non propriamente confortanti, intorno ai 20mila nuovi casi al giorno. A far particolarmente paura sono le conseguenze delle continue manifestazioni contro il razzismo, dove i partecipanti raramente sono apparsi muniti di mascherine e dove il distanziamento sociale non è stato rispettato. Gli esperti, dunque, temono per un possibile quanto imminente boom di focolai.

I nuovi focolai in Corea del Sud e Israele

Diversa la situazione in Corea del Sud. A maggio inoltrato anche Seul si è ritrovata tra le mani un’impennata di casi. La motivazione principale alla base del ritorno del Covid? Un paziente infetto entrato in un nightclub di Itaewon per trascorrere una serata tranquilla in compagnia di amici. Di lì a poco, decine di persone sono risultate positive al test. Le autorità non sono andate nel panico. Anzi: hanno utilizzato al meglio i loro strumenti di controllo e prevenzione per rintracciare ogni soggetto entrato potenzialmente in contatto con l’uomo contagiato.

Nonostante il focolaio si fosse formato nel cuore della capitale Seul, la Corea è riuscita a stopparlo sul nascere senza gravi conseguenze. Lo stesso è capitato poche settimane dopo, quando un nuovo focolaio è apparso nel magazzino di stoccaggio di merci all’ingrosso Bucheon, poco distante da Seul.

In Iran e Israele i casi sono tornati a salire non appena sono state allentate le misure di sicurezza precedentemente applicate per prevenire i contagi. La direttrice dei servizi sanitari del ministero israeliano della salute, Sigal Sadetzky, ha spiegato, come riferito l’Ansa, che “ciò che caratterizza l’ondata alla quale stiamo assistendo è il fatto di verificarsi in tutto il Paese. Non sappiamo veramente come identificare i gruppi a rischio. La vediamo correre ovunque e diffondersi in un’area geografica molto vasta”. I primi cluster registrati sono stati localizzati all’interno delle scuole. Le autorità, pur sorprese dalla rapidità della seconda ondata, ritengono tuttavia di poter ridurre la curva senza ricorrere a nuovi lockdown.

Il parere dell’Oms

L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha provato a spiegare cosa sta accadendo e cosa potrebbe accadere da qui ai prossimi mesi. “In alcuni Paesi stiamo vedendo un secondo picco, che si verifica quando il virus mantiene un livello basso di contagi e poi questi aumentano”, ha dichiarato Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Oms in una conferenza stampa a Ginevra.

“Non proprio una seconda ondata, ma il risultato di riaperture, della nuova circolazione delle persone ma senza adeguato distanziamento e senza capacità di captare, isolare e trattare i singoli casi. Questo fenomeno si verifica più spesso a livello sub-nazionale che nazionale e non è sorprendente che avvenga dopo l’allentamento dei lockdown, ma non è necessariamente una seconda ondata”, ha rassicurato Ryan, riportato dall’Adnkronos.

Una seconda ondata è dunque plausibile, anche se, come abbiamo visto, la maggior parte dei Paesi che l’ha affrontata è riuscito a contenerla senza ricorrere a misure estreme. La lezione, che anche l’Italia dovrebbe imparare, è una: è necessario mantenere alta la guardia per non dover ripiombare nell’incubo.

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