Gli asiatici sono sempre più ricchi. Lo stereotipo del facoltoso uomo d’affari orientale è sempre più diffuso sui media, così tanto diffuso da far interrogare gli occidentali sui motivi che hanno consentito la nascita di questi nuovi paperoni mondiali. La risposta più semplice e banale da dare è dire che tutto ciò dipenda dalla crescita economica dell’Asia. Certo, è vero, tanti paesi asiatici, negli ultimi decenni, sono usciti dalla miseria più nera e sono adesso potenze più o meno globali, ma tutto ciò non basta per spiegare un fenomeno ben più profondo di quanto si possa pensare. Ci sono più ingredienti combinati tra loro, alcuni in modo casuale, altri derivanti da precise linee politiche, che hanno consentito a una buona dose di asiatici di raggiungere qualità di vita inimmaginabili.

Fate spazio al sogno asiatico

Fino a pochi decenni fa, tutti erano attratti dal cosiddetto “sogno americano”, cioè il way of life tipico dei cittadini americani, che, mediante il duro lavoro e la determinazione, erano convinti di raggiungere un migliore tenore di vita. Oggi l’ascensore sociale degli Stati Uniti si è inceppato e le persone fanno sempre più fatica a migliorare il proprio status sociale. Allo stesso modo, dall’altra parte del mondo, in Asia prende piede il “sogno asiatico del XXI secolo”, cioè una concreta e inedita mobilità sociale garantita ai cittadini dell’intero continente.

Gli ingredienti della ricchezza

Quali sono gli ingredienti che hanno consentito all’Asia di uscire dalla povertà e creare una discreta fascia di ricchi e ultra ricchi? Intanto c’è da considerare la produzione interna di questi paesi, aumentata a dismisura e fattore trainante del miracolo, soprattutto tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila. Poi c’è da considerare la debolezza delle valute locali se raffrontate al dollaro americano; questo ha dato – e continua a dare – vantaggi enormi a paesi come la Cina. In un contesto simile i prezzi dei beni si mantengono bassi, l’inflazione è tenuta sotto controllo da un apparato statale fortemente dirigista e verticista, e anche i costi delle materie prime si mantengono su livelli più che accettabili. Altro ingrediente da non sottovalutare è il commercio interregionale tra stati asiatici, unito al fatto che gli stessi cittadini asiatici acquistano numerosi prodotti nelle proprie valute locali, a un costo assai inferiore rispetto a quello pagato dagli occidentali per i medesimi prodotti.

Il concetto di ricchezza in salsa asiatica

Ecco che si svela l’arcano: gli asiatici possono avere una bella vita senza essere ricchi nel senso americano del termine. Molti asiatici possono contare sugli ultimi modelli di smartphone, tecnologie all’avanguardia, abiti alla moda e auto di lusso, ma, almeno per il momento, la maggior parte di loro non raggiunge – né forse raggiungerà mai – lo stesso reddito pro capite dei loro colleghi occidentali. Come sottolinea in maniera approfondita ne Il secolo asiatico lo studioso Parag Khanna, il reddito pro capite della Cina è paragonabile a quello della Russia o del Brasile, eppure in tutto il mondo ha una diversa immagine del possente Dragone cinese. L’obiettivo economico dell’Asia è mantenere basso il livello di disoccupazione, così come basso deve essere il costo della vita; in più, l’accesso ai servizi basilari deve altresì essere garantito a tutti. Dunque, è l’intero modello economico e culturale asiatico a racchiudere in sé i giusti anticorpi per eludere le crisi odierne derivanti dalla globalizzazione.