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Da dove è arrivato il Sars-Cov2? Davvero è partito tutto per via dei contatti tra la Cina e l’Italia? Le sequenze genetiche studiate dal professor Massimo Ciccozzi sembrerebbero raccontare una storia diversa. Ciccozzi è un epidemiologo molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Con il professore abbiamo voluto indagare alcuni aspetti della pandemia lasciati in sospeso, con uno sguardo specifico su quello che sta accadendo a Pechino, dove il contagio sta di nuovo facendo parlare di sé.

Il Sud Italia è stato coinvolto o no nella pandemia? E se sì, in che misura? Medesima domanda per il Centro…

Anche il Centro-Sud è stato interessato. Abbiamo avuto dei casi, dunque il virus è circolato, ma è circolato di meno. E i motivi sono differenti. La Lombardia ha subito uno tsunami eccezionale, un evento non calcolabile. Noi potremmo essere stati aiutati, per così dire, dal ricovero della coppia cinese presso lo Spallanzani. Sembra un film di Alberto Sordi: “C’erano due cinesi a Roma”. Ma quel ricovero ha comportato il suono di un campanello d’allarme. Questo è avvenuto attorno alla fine di gennaio. A tre settimane circa dal primo caso di Codogno. Le persone potrebbero aver percepito un pericolo, dando vita a quarantene volontarie. Un episodio – quello dei cinesi – che potrebbe essere stato importante. Però il virus nel Centro-Sud è arrivato, come testimoniato anche dagli ultimi focolai del Lazio. Quelli con cui ci siamo confrontati in questi giorni. Il virus ha girato. Il problema più preoccupante deriva dagli asintomatici che non vediamo. Non sappiamo quanti ce ne siano e quanti ce ne siano stati nel Centro-Sud. Ma non c’è una maggiore o una minore suscettibilità. O almeno non possiamo parlarne finché non abbiamo il quadro degli asintomatici.

Lei conferma il fatto che il Sars-Cov2 sia entrato in Italia attraverso due porte differenti?

Sì. Noi, mesi fa, abbiamo fatto una prima analisi filogenetica, basandoci sul genoma del virus isolato dai pazienti e, tramite questi genomi, abbiamo visto che l’Italia era stata interessata da due differenti ingressi epidemici: uno derivante dalla Germania e uno più europeo in senso lato. Qualcosa che interessava l’Inghilterra ed il Nord Europa e che, in qualche modo, aveva fatto la sua comparsa nel Belpaese. Due fenomeni che, con ogni probabilità, sono avvenuti in due momenti temporali differenti.

Scusi se la interrompo, ma ora sorge spontanea una domanda: quale di questi due eventi è avvenuto prima?

Credo quello dall’Europa e subito dopo qualche giorno dalla Germania. Ma ora diviene più interessante la nuova analisi filogenetica. Prima avevamo solo tre sequenze del virus italiano. Ora ne esistono molte di più, e quindi abbiamo una possibilità maggiore di dare informazioni precise. Abbiamo individuato almeno cinque cluster epidemici. Non più due quindi, ma cinque. Li stiamo analizzando. Vediamo se sono cluster importanti mediante analisi approfondite. Restiamo per ora sicuri del fatto che gli ingressi epidemici fossero almeno due. Questa e una sorta di rivincita su chi affermava che noi eravamo gli untori d’Europa: noi siamo stati in realtà quelli che hanno subito un flusso virale proveniente dall’Europa.

Attraverso le sequenze filogenetiche possiamo affermare con certezza che il contagio europeo non è derivato dall’Italia. Giusto?

Assolutamente. L’analisi filogenetica è chiara. Torno a ripetere: una volta terminato questo nuovo lavoro, saremo in grado di dirvi molto di più. Intanto siamo arroccati sul lavoro precedente, che non è poca cosa.

Scusi se la interrompo, ma ora sorge spontanea una domanda: il Sars-Cov2 ci è piovuto addosso dalla Germania?

Il virus tedesco sembra sia quello che ha infettato la Lombardia. L’altro forse ha interessato il Centro-Sud, o forse sempre la Lombardia. Di sicuro c’è che il virus tedesco ha determinato l’epidemia in Lombardia. La cosa interessante è questa: il Sars-Cov2 è arrivato in Italia attraverso l’Europa. Non siamo stati noi a “regalare” il virus all’Europa. Semmai è il contrario.

Oggi il virus sta cambiando? Cosa raccontano le sequenze?

Il virus subisce mutazioni. Noi ne abbiamo osservate alcune tra quelle importanti. Esistono mutazioni rilevanti e mutazioni meno rilevanti. Quelle che al virus servono per sopravvivere vengono mantenute e difficilmente perdute. Poi ci sono quelle provvisorie, perché non danno nessun vantaggio al virus, che le perde. Tre mutazioni sono state molto importanti. Una che interessava l’autofagia cellulare (che riguardava la proteina non strutturale Np6), mentre un’altra ha riguardato la polimerasi: questa seconda mutazione ha fatto in modo di poter distinguere almeno tre lineaggi differenti del virus. Parlo di un lavoro che abbiamo fatto con il professor Robert Gallo. La frequenza del numero di mutazioni su questo enzima è nulla nel ceppo asiatico, alta nel ceppo europeo e mitigata nel Nord America. Si trattava di una mutazione che distingueva tre ceppi virali in modo inderogabili. L’ultima mutazione – quella che abbiamo affrontato con il professor Antonio Cassone e il professor Cauda denominata D614G – ci ha fatto comprendere come il virus sia divenuto molto contagioso. La malattia ora è diversa da quella di febbraio e di marzo, ma la contagiosità è rimasta. Nel momento in cui noi abbassiamo la guarda, ecco che arriva il focolaio. Basta una stupidaggine fatta in maniera inavvertita. Questo dipende dalla natura contagiosa del virus. Una natura acquisita mediante questa mutazione che il Sars-Cov2 non ha smarrito per strada. La mutazione che sembra abbia determinato questa contagiosità può essere anche rintracciabile nei pazienti asintomatici e paucisintomatici. Ma la contagiosità è un concetto che prescinde dalla gravità della malattia. Il virus, dopo lo Spillover, ha operato come una falciatrice, togliendo purtroppo di mezzo i soggetti più deboli: coloro che sono deceduti. Una volta finita questa prima fase, il virus ha cercato di adattarsi a noi, convivendo con noi, mentre noi con il lockdown e le mascherine abbiamo favorito la sua recessione. Lo scopo del virus, a livello evolutivo, non è quello di ucciderci, altrimenti morirebbe con noi che siamo il suo nuovo ospite. Per cui lui adesso sta cercando di adattarsi.

La preoccupa la situazione di Pechino?

Sì, sono preoccupato. Mi preoccupa perché il focolaio è in Cina, da cui e iniziato tutto. E non capisco come sia potuto succedere, considerando che la Cina è un Paese molto attento a questo tipo di eventi. La situazione sarà sicuramente sotto controllo, ma non ho idea del perché stia capitando a Pechino. Spero che sia lo stesso ceppo di Wuhan e non un ceppo mutato. Perché nel caso non fosse lo stesso ceppo, mi preoccuperebbe molto di più. Lo trovo strano: i cinesi sono molto ferrei. Abbiamo avuto modo di conoscere le loro capacità di chiudere tutto in due secondi. Bisognerà aspettare almeno due settimane per indagare la natura di questo focolaio. Onestamente non me lo aspettavo.

Epidemiologicamente parlando, se la sente di dire che Codogno non è stato il primo cluster del virus in Italia? Da dove dovrebbe/potrebbe essere arrivato?

Codogno ha subito, come ha subito la Lombardia e come ha subito tutta l’Italia. Poi potremmo dire che in Lombardia non se ne sono accorti subito. Così come potremmo dire che in Lombardia hanno avuto magari una epidemiologia di territorio non pronta. O magari hanno aspettato troppo per intervenire. Ma su Codogno non scherziamo: è una vittima dei flussi virali provenienti dall’Europa.

Il caldo è o non è un fattore che influisce sul comportamento del Sars-Cov2?

Ne discutevo ieri sera col professor Davide Zella. Abbiamo notato che il caldo diminuisce la mortalità. Noi potevamo ragionare sulla mortalità, perché non abbiamo dati certi sulla letalità. Difettiamo del numero di asintomatici, per cui non possiamo ragionare con un denominatore certo. Quello che è certo, purtroppo, sono i morti. E questo abbiamo già potuto verificarlo. Quello che non riusciamo a spiegarci è questo: perché nei Paesi del Centro America, che comunque presentano una temperatura abbastanza alta, il Sars-Cov2 si sta diffondendo? Bisogna vedere qual è la capacità di diffusione. Probabilmente è diversa dalla nostra. Probabilmente loro sono all’inizio della pandemia. Si presuppone che loro siano almeno un mese indietro rispetto a noi e che ora si siano infettati e stiano soccombendo i soggetti più deboli. Il Brasile poi non ha predisposto contromisure come le nostre. E guardi che il lockdown e le mascherine sono state salvifiche per noi. Noi siamo stati bravi. Non so gli altri. La pericolosità del virus, almeno nelle fasi iniziali, dipende molto dal mancato rispetto dalle norme di distanziamento sociale.

Quali altre mutazioni potrebbero avvenire nel futuro prossimo?

Bella domanda. Dal punto di vista epidemiologico direi che potremmo aspettarci qualunque cosa. Questo virus lo conosciamo solo in parte. Guardi: questo è come un grande puzzle, ogni tanto inseriamo un pezzetto. Possiamo aspettarci un pezzetto che non si incastra. Ma evolutivamente il virus deve adattarsi sempre di più a noi. La storia di questo virus è questa. Ricordiamoci della scomparsa della Sars. Semmai il problema di questo virus potrebbe dipendere dalla sua contagiosità. Più che sparire come la Sars, quindi, penso che, per via della contagiosità, il Sars-Cov2 ci accompagnerà come compagno di viaggio. Ecco perché il vaccino è decisivo.

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