Uno dei nuovi soprannomi che i media americani hanno dato a Londra è quello di “Stub-City”, ovvero la città delle pugnalate. E se perfino negli Stati Uniti, un Paese dove circolano più armi da fuoco che persone, si sono accorti che Londra è diventata un Far West, vuol dire che la situazione è più grave del previsto. I numeri ufficiali sono quelli di un massacro. Dall’inizio del 2019 a settembre sono state uccise oltre 100 persone in seguito ad attacchi violenti, molti dei quali portati a compimento usando le lame affilate dei coltelli. Ma mentre starete leggendo questo pezzo, altre vittime avranno già allungato una lista infinita.

I numeri della strage

Lo spargimento di sangue nella Londra amministrata dal sindaco Sadiq Khan non mostra alcun segno di cedimento. Anzi, ogni giorno i tabloid riportano nuovi attacchi mortali in cui perdono la vita persone di ogni tipo: da studenti a padri e madri di famiglia, da bambini a lavoratori, da criminali a ragazzini. Il 2018 è stato l’annus horribilis, con 132 omicidi e ben 14840 crimini con coltelli, e le probabilità che il 2019 sia ancora peggiore sono elevatissime. Già, le lame dicevamo, una delle piaghe che affligge la City; quest’anno hanno già perso la vita 20 adolescenti, 18 dei quali pugnalati a morte. Accanto al numero di omicidi complessivi troviamo infatti l’altrettanto altissima statistica sui morti per accoltellamento. E da gennaio 2019 a al 29 giugno scorso, per questo motivo, a Londra, sono già morte 33 persone.

Coltelli e violenza

Dando un’occhiata ai dati della Metropolitan Police, cioè la polizia di Londra – intesa come area metropolitana a esclusione della City of London – vediamo come i crimini con i coltelli abbiano subito un’impennata negli ultimi cinque anni. Tra il 2015 e il 2016 i casi erano 9740, quasi 5100 in meno rispetto a oggi. La situazione peggiora se consideriamo il numero totale di omicidi, e quindi non solo quelli causati dai coltelli. Nel 2018 ci sono stati 134 casi, con una media di tre a settimana (dato peggiore degli ultimi dieci anni); per il momento, come si può vedere dall’infografica, abbiamo superato i 100. Certo, le statistiche londinesi non sono peggiori rispetto a quelle americane, ma sentire Sadiq Khan affermare che “Londra rimane tra le città più sicure al mondo” appare quanto mai fuori luogo.

La sorveglianza non basta

Nella classifica del sito Comparitech sulle capitali più sorvegliate al mondo, Londra occupa la sesta posizione con oltre 620mila telecamere a circuito chiuso per quasi 9,2 milioni di abitanti. Eppure gli omicidi continuano a sporcare di sangue le strade della capitale inglese. Il tasso di omicidi è aumentato del 38% rispetto al 2014, e l’anno scorso Londra ha superato New York nel numero di omicidi per la prima volta nella storia. Alcuni sostengono che rimarcare la crescente pericolosità di Londra sia un’esagerazione, in quanto la sua situazione sarebbe simile a quella di altre grandi città europee; altri ancora ritengono che un certo numero di omicidi sia la normalità per una megalopoli quale è la City. Tuttavia, confutare un fatto provato da numeri inequivocabili nascondendosi dietro a giustificazioni simili è il modo perfetto per non riuscire mai a trovare una valida soluzione a un problema gravissimo.

Il fallimento del modello di Sadiq Khan?

Il modello di Londra, portato ai massimi livelli sotto la gestione Sadiq Khan, è in crisi. La società londinese è attraversata da tensioni etniche che si sommano alle ben più impellenti questioni economiche, con gap enormi tra centro e periferia. Senza alcuna correzione, una delle capitali più affascinanti d’Europa si è trasformata in una sorta di teatro di guerra. Fatta eccezione per le gang e le associazioni criminali, la tendenza di portare un coltello nei pantaloni si è diffusa a macchia d’olio anche tra i comuni adolescenti. Ma ridurre la causa della violenza di Londra al solo aumento della diffusione dei coltelli sarebbe un altro grave errore. Ci sono infatti da considerare le rivalità tra le bande di quartiere, l’emarginazione degli abitanti dei sobborghi più malfamati e la lotta per il controllo del traffico di droga. Sadiq Khan ha inoltre sempre sostenuto che una maggiore integrazione tra stranieri e residenti fosse necessaria per ridurre la criminalità. In realtà il sindaco di Londra ha ottenuto l’effetto contrario e, senza nemmeno rendersene conto, ha frammentato il contesto sociale locale creando veri e propri ghetti. Ognuno dei quali isolato dagli altri, con i propri valori, con la propria cultura, religione ed etnia.