La seconda ondata di pandemia si è abbattuta sull’Italia. Dopo Francia, Spagna e Regno Unito, anche nel nostro Paese gli indici del contagio hanno iniziato a salire in modo vertiginoso. Osservare i numeri può aiutarci a capire sia la gravità della situazione, sia eventuali similitudini con la prima ondata.
Prima di leggere un po’ di numeri, sono necessarie alcune piccole precisazioni. L’andamento dell’epidemia in Italia viene fotografato dal bollettino quotidiano diramato dalla Protezione civile. Nel documento troviamo alcuni dati chiave come il numero dei contagi, quello dei tamponi eseguiti, e anche il numero delle persone testate.
Il dato che viene indicato come “giornaliero” spesso è viziato da mancanze o inserimenti di casi individuati nei giorni precedenti. Allo stesso tempo i dati pubblicati ogni lunedì sono sempre sottostimati perché la domenica viene processata una quantità di tamponi inferiore. Per questa ragione si utilizza un indicatore più preciso, la cosiddetta media mobile, che tiene conto della media dei precedenti giorni. In questo modo si riesce ad avere un trend più preciso, come si può vedere nel grafico 1.
Il progressivo aumento dei tamponi
Fatte queste premesse partiamo dagli ultimi dati iniziando dai tamponi. Questa terza settimana di ottobre, dal 19 al 22, è stata forse la più complessa. Il 21 ottobre si è toccato il record di tamponi processati, 177mila, con un ammontare complessivo in quattro giorni di 591mila tamponi eseguiti. L’inizio dell’autunno è infatti coinciso con un progressivo aumento della macchina sanitaria che ha incrementato la capacità di testare le persone.
Osservando infatti il grafico numero 2 si nota come la media mobile di tamponi sia in costante crescita fino alla fine di giugno. Poi con l’avvento dell’estate il numero di tamponi eseguiti è stato più altalenante, con un leggero calo fino a metà agosto. Parallelamente in quel periodo anche la curva dei contagi è andata riducendosi. Poi verso la fine del mese gli indici hanno iniziato a crescere. Negli ultimi 52 giorni (1 settembre-22 ottobre) il numero dei tamponi è aumentato del 96% rispetto ai 52 giorni precedenti.
Un dato che è bene osservare più nel dettaglio riguarda le progressioni avvenute non appena la curva si alza all’inizio di settembre. Osservare gli incrementi ci permette di capire la velocità con cui la macchina sanitaria ha incrementato le rilevazioni. Nel grafico 3 si può infatti vedere una prima crescita dei tamponi nell’ultima settimana di agosto del 46,5% rispetto alla settimana precedente, poi una riduzione dell’incremento fino al 17 settembre e infine una successiva risalita per tutto ottobre con punte settimanali tra il 10 e 20%.
Se consideriamo i primi quattro giorni di questa settimana (19-20-21-22 ottobre) e li confrontiamo con il mese precedente abbiamo un incremento dei tamponi che sfiora il 45%, per la precisione, utilizzando la media mobile, del 44,2%.
Come va l’andamento dei contagi
Passando alla valutazione dei contagi, l’ultimo dato disponibile riguarda il conteggio complessivo dei primi quattro giorni di questa settimana, pari a 51mila casi. Ma come siamo arrivati fin qui e con che tendenza? Nella prima ondata l’Italia ha raggiunto il picco dei contagi durante il lockdown verso la fine di marzo, con il volume di casi che è poi sceso in modo costante fino a fine giugno. Dopo una fase contenuta durante l’estate, gli indici hanno ripreso a salire con un primo scalino a fine agosto e una nuova impennata iniziata dopo la prima metà di ottobre.
Come per i tamponi, se facciamo un confronto utilizzando sempre la media mobile tra gli ultimi 52 giorni e lo stesso periodo dei mesi precedenti, vediamo che l’incremento è stato del 588%. Per fare un raffronto simile a quello dei tamponi possiamo esaminare i primi quattro giorni di questa settimana con la media del mese precedente. In questo caso vediamo che l’aumento ha quasi toccato il 300%, per la precisione 282%. E in una sola settimana il balzo è stato del 96,9%.
Gli incrementi nell’ultimo periodo di tamponi e casi rilevati ci permettono già un primo confronto. Prendiamo i due numeri: tamponi a +44,2% e casi positivi +282%. In un mese i casi hanno superato i test di 6,4 lunghezze. Questo significa che negli ultimi venti giorni è saltato l’equilibrio tra la capacità di testare le persone e le positività.
Nelle prime fasi della seconda ondata, la crescita parallela di test e casi era stata equilibrata e in quella fase si poteva teorizzare che il numero dei contagiati cresceva perché si cercavano attivamente di più e meglio rispetto alle prime fasi dell’epidemia. Ed effettivamente era vero, fino a settembre la macchina per ricostruire le catene del contagio sembrava funzionare. Si individuavano molti asintomatici, cosa che durante il lockdown era molto difficile, e aumentavano le persone in isolamento.
Con ottobre però questo equilibrio si è rotto e l’equazione più test uguale più casi ha iniziato a vacillare. Due indicatori per capire questo passaggio sono il tasso di positività di tamponi e delle persone testate. Queste due misure si calcolano dividendo il numero dei casi positivi rispettivamente per il numero dei tamponi e per il numero di persone testate. I due valori sono distinti perché tamponi e casi testati non sono uguali dato che uno stesso individuo può essere sottoposto al tampone più volte.
La delicata questione del tasso di positività dei tamponi
Nelle fasi iniziali dell’epidemia, quando si testavano in massa soprattutto persone con sintomi il tasso di positività dei tamponi aveva raggiunto valori superiori al 20%. Progressivamente tale valore si è assestato abbassandosi, anche grazie al miglioramento della macchina sanitaria che ha potenziato la capacità di analisi.
Come si vede nel grafico 5 da giugno fino a inizio settembre la curva del tasso di positività si è mantenuta su valori piuttosto bassi che raramente hanno superato il 2%. Da settembre in poi anche questi parametri hanno iniziato ad alzarsi. Il 1 settembre il tasso dei tamponi era al 1,5%, mentre quello dei pazienti testati 2,2%.
Poi a ottobre i due indici hanno iniziato una risalita verticale arrivando al 7,9% per i tamponi positivi e al 9,7% per i casi (calcolati sempre attraverso la media mobile) il 22 ottobre. Questi numeri, ricordiamolo, sono ancora lontani dal momento più complesso della prima ondata. Il 26 marzo, ad esempio, la media mobile dei casi registrati fu 5.643 casi mentre il tasso di positività dei tamponi toccava il 22%.
Molti si sono interrogati sulla possibilità di confrontare questi numeri con quanto avvenuto nella prima ondata. Se sia cioè possibile dire se ci troviamo nella stessa situazione di marzo, o in una situazione peggiore. Secondo Matteo Villa dell’Ispi fare un confronto è complesso. In parte alcuni numeri sembrano indicare situazioni simili, dall’altro il contagio mostra di essere più diffuso sul territorio e allo stesso tempo interessa una fascia d’età più ampia.
C’è però un dato che bisogna tenere a mente. Come ha ricordato Lorenzo Ruffino su Pagella Politica, il tasso di positività va controllato con attenzione, in particolare per quanto riguarda il valore soglia del 5%. L’Organizzazione mondiale della sanità ha infatti fissato al 5% il limite per stabilire se un’epidemia è sotto controllo oppure no. Secondo i dati della Protezione civile il limite sarebbe stato superato il 16 ottobre scorso toccando il 5,3%, mentre oggi si avvicina all’8%, lo stesso valore di metà aprile.