Sviluppare al più presto un vaccino anti Covid efficiente, tanto da utilizzare a uso interno quanto da spendere all’estero in chiave diplomatica, e, al tempo stesso, essere il primo Paese a immunizzare la propria popolazione. La Cina sta rincorrendo due primati che, se raggiunti prima di altre nazioni, trasformerebbero radicalmente l’immagine del suo governo agli occhi dell’opinione pubblica internazionale.

Al momento il Dragone può contare su quattro vaccini arrivati alla Fase 3, ossia l’ultimo stadio di sperimentazione. Tre di questi sieri sono prodotti da altrettante aziende di Stato (Sinovac, con due sieri, e Sinopharm), mentre il quarto è frutto della collaborazione tra l’azienda privata CanSino e l’esercito cinese. Essere giunti alla Fase 3, in teoria, non significa avere tra le mani un antidoto pronti all’uso.

Solitamente è infatti necessario attendere i risultati della sperimentazione, nella quale si inietta il medicinale da testare a migliaia di pazienti, per identificare eventuali reazioni avverse. Nonostante questo particolare non da poco, la Cina, dallo scorso luglio, ha accorciato i tempi autorizzando i primi utilizzi del vaccino. Grazie all'”utilizzo di emergenza“, il potenziale antidoto contro il Sars-CoV-2 è già stato somministrato a decine di migliaia di persone. Con molte speranze, certo, ma anche con tutti i rischi sanitari del caso.

Vaccino sperimentale a 60 dollari

C’è molta discordanza sul numero di cittadini immunizzati da quello che potrebbe essere l’ipotetico vaccino cinese anti Covid. Si parla di una cifra compresa tra le centinaia di migliaia e il milione di persone (così hanno scritto alcuni media cinesi). Altre fonti parlano di 60mila persone che avrebbero già ricevuto il siero senza manifestare reazioni avverse. In ogni caso sono partiti molteplici programmi di vaccinazione a livello locale. L’obiettivo iniziale è coprire le categorie a rischio, come medici e i funzionari doganali. In seguito l’ombrello sanitario si dovrebbe estendere al resto della popolazione.

Secondo quanto riportato dalla Cnn, nella provincia dello Zhejiang, molte città hanno iniziato a offrire il vaccino sperimentale ad alcuni membri selezionati del pubblico. E questo anche se il farmaco, come spiegato, si trovi ancora in fase di sperimentazione clinica. È successo a Yiwu ma anche a Jiaxing, dove da un paio di settimane sivendono vaccini ai cittadini che hanno bisogni urgenti (lavorare all’estero).

“Tutti coloro che hanno urgenti necessità di vaccinazione possono andare alla clinica della comunità per consultazioni con la premessa di un consenso volontario e informato”, ha pubblicato il 15 ottobre il Jiaxing Center for Disease Control sul proprio account WeChat ufficiale. Una doppia dose del siero a Jiaxing costa circa 60 dollari. Molti cittadini cinesi, non appena venuti a conoscenza della notizia, hanno viaggiato centinaia di chilometri per raggiungere una di queste città.

I rischi sanitari

Ricevere un vaccino bypassando gli step ufficiali e accorciando i tempi potrebbe essere molto pericoloso. Dal punto di vista sanitario non si conoscono i possibili effetti negativi di una vaccinazione effettuata a luci spente. D’accordo l’autorizzazione di emergenza, ma i rischi potrebbero essere elevati. In ogni caso, se le prime vaccinazioni non dovessero creare problemi, l’idea di Pechino potrebbe essere quella di somministrare il siero ai funzionari delle aziende statali e agli studenti in procinto di partire verso altri Paesi.

Qualche settimana fa Guizhen Wu, capo del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), ha dichiarato all’emittente Cgtn che un vaccino contro il coronavirus sviluppato dalla Cina avrebbe potuto essere disponibile al pubblico già a partire dal mese di novembre. L’uomo aveva infatti affermato di non aver avuto sintomi anormali negli ultimi mesi dopo aver assunto un vaccino sperimentale lo scorso aprile (non ha spiegato quale).

Nel frattempo Sinopharm ha dichiarato di essere in grado di produrre un miliardo di dosi del vaccino nel 2021, mentre la Commissione sanitaria nazionale ha previsto 610 milioni di dosi pronte e impacchettate entro la fine di quest’anno a uso interno. In attesa dai capire se il siero cinese presenti effetti nocivi e sia realmente efficace, il Dragone ha iniziato la sua campagna di vaccinazione.