Le leggi cinesi sull’uso e il commercio di sostanze stupefacenti sono tra le più rigide al mondo. Leggere o pesanti che siano, da queste parti le droghe sono combattute con sanzioni che vanno dalla detenzione alla pena di morte in caso di grandi traffici internazionali. Ciò nonostante, un report del National Narcotics Control Commission ha sottolineato come nel 2018, in Cina, ci sia stato un aumento pari all’1,9% del numero di persone che fanno abitualmente uso di droghe, salito a oltre 1,5 milioni di individui. Negli anni passati le autorità cinesi hanno lanciato diverse campagne nazionali per stroncare una piaga dannosa oltre che moralmente inaccettabile per i valori seguiti dal Partito comunista cinese, eppure la tendenza rimane stabile. A preoccupare Pechino c’è un fenomeno nuovo che deve essere affrontato il prima possibile, ovvero la crescita a doppia cifra percentuale dei drug user regolari di età inferiore ai 35 anni; nel 2017 il loro numero era salito del 19% e oggi è aumentato ulteriormente.

La cultura della marijuana

La tendenza va di pari passo con la scelta di molti giovani cinesi di lasciare il proprio Paese per effettuare gli studi universitari all’estero. La maggior parte di loro sceglie un ateneo occidentale, dove è altissimo il rischio che possa entrare in contatto con la “cultura della marijuana”, una “sottocultura” assai diffusa tra i ragazzi europei e americani. Il Global Times sceglie proprio questi due termini per distanziarsi il più possibile da un’abitudine che gli studenti cinesi riporterebbero in Cina una volta terminati i loro studi. Negli ultimi anni la polizia ha infatti registrato sempre più casi di vendita e consumazione di marijuana, notando come molti dei fermati fossero accomunati da un particolare: aver trascorso un’esperienza di vita, studio o lavoro oltre i confini nazionali. Alcuni ragazzi cinesi avrebbero provato la marijuana per curiosità e presto ne sarebbero diventati dipendenti, minando l’armonia della società cinese, e sappiamo come i vertici dello Stato tengano alla preservazione di una società armonica.

Nel mirino studenti stranieri e cinesi che studiano all’estero

Per sfuggire ai controlli ed evitare la detenzione, la marijuana talvolta viene trasformata in popcorn o caramelle ma il reato rimane. La legge cinese non ammette eccezioni, come ha confermato Yu Jian, direttore di uno studio legale situato a Chengdu: “Secondo il diritto penale cinese, il contrabbando, la vendita, il trasporto e la produzione di droghe, indipendentemente dalla quantità, sono indagati per responsabilità penale e sanzionati”. C’è un precedente di un anno fa che ha fatto drizzare le antenne alle autorità, quando scoprirono nel 2018 oltre 125 casi di spedizione di marijuana mediante pacchi internazionali. All’epoca gli incriminati erano cinesi che avevano lavorato o studiato all’estero o studenti stranieri stabiliti in Cina per i medesimi motivi.

La legge va rispettata

Nell’accendere i riflettori sopra il crescente utilizzo di marijuana delle fasce giovanili, i media insistono nel considerare questa tendenza un’abitudine occidentale che niente avrebbe a che fare con la Cina, e più volte i giornali hanno puntato il dito contro le persone che considerano l’assunzione di droghe una moda. “Ogni individuo – ha spiegato Li Zhipeng, un avvocato di un’importante ufficio di Pechino – deve rispettare le leggi del Paese in cui si trova. Tra gli studenti cinesi all’estero potrebbe esserci un malinteso. Ma anche se l’uso di marijuana ricreativa è stato legalizzato in Canada, ciò non significa che fumare marijuana sia accettabile e legale in Cina”.

Un virus da estirpare

Alla luce di questa recente tendenza, la Cina ha inasprito i controlli in materia di droga. La procura, intanto, sta ragionando su come tagliare alla radice la piaga della dipendenza da marijuana e altre sostanze stupefacenti. Una delle ultime idee è la creazione di un database in cui inserire informazioni condivise tra le autorità su quelle persone che hanno maggiori probabilità di assumere marijuana, ovvero studenti e insegnanti stranieri operanti in Cina, ma anche cinesi rientranti in patria dopo un periodo di studio all’estero. Gli studenti che rientrano con una tossicodipendenza dovrebbero essere identificati così da consentire alle istituzioni di intervenire per una disintossicazione obbligatoria. Da Pechino seguiranno presto ulteriori disposizioni.