La peste suina africana ha messo in ginocchio la Cina decimando i suoi allevamenti di maiali. I numeri ufficiali parlano di oltre un milione di esemplari morti o abbattuti dagli allevatori per evitare il rischio contagio, anche se altre fonti parlano di centinaia di milioni di maiali soppressi perché infetti. Il virus in questione, che si diffonde tramite zecche oppure quando gli animali entrano in contatto con superfici o cibi infetti, si diffonde solo tra i maiali e provoca il decesso nel 90% dei casi. Al momento non esistono vaccini, quindi la Aporkalipse Now, come l’Economist ha soprannominato la grave emergenza cui deve far fronte Pechino, fa tremare il Paese che ospita la metà dei maiali del mondo. In altre parole, un quarto degli allevamenti suini a livello globale rischia di sparire dalla faccia della terra.

Un danno enorme

I danni, per la Cina, sono enormi. Innanzitutto perché il Dragone ospita quasi 500 milioni di maiali, un vero e proprio record che colloca l’ex Impero di mezzo al primo posto nella classifica dei produttori mondiali di carne suina. Inoltre dobbiamo considerare che la carne di maiale rappresenta un pilastro dell’alimentazione cinese, visto che arriva a toccare i due terzi del consumo totale di carne del Paese. Il terzo punto è che una situazione del genere ha contagiato negativamente anche l’economia dell’ex Impero di Mexzo. Già, perché il prezzo della carne di porco, oltre la Muraglia, ha subito un’impennata fino a raddoppiare; allo stesso modo è aumentata l’inflazione. Nel frattempo, il governo ha diffuso un piano d’azione triennale per ripristinare la produzione di maiale, che dovrebbe tuttavia tornare a livelli pre-crisi soltanto nel 2021; l’obiettivo è quello di rilanciare la popolazione suina già entro la fine dell’anno in corso.

I super maiali cinesi

Di fronte a uno scenario del genere la Cina ha dovuto trovare una soluzione. Come prima cosa Pechino ha aumentato le esportazioni di carne di maiale da Europa e America Latina, ma un effetto placebo non serve a nessuno. È così che, secondo quanto riportato da Bloomberg, a Pechino gli agricoltori hanno iniziato ad allevare maiali particolari. Ci sono i suini ibridi fortificati con un gene in grado di regolare il calore della loro corpo così da renderli immuni al freddo del nord, e poi ci sono fattorie che hanno cominciato ad accudire maiali dalle dimensioni mastodontiche, con un peso che va dai 175 ai 500 chilogrammi contro una media standard di 100-110 chili. Un esemplare di 500 chili, ad esempio, può essere venduto per circa 1400 dollari. In generale, i ricercatori cinesi stanno studiando come rendere gli esemplari suini più salubri, e il loro compito è agevolato dall’enorme quantità di denari che la Cina investe in attività di Ricerca e Sviluppo. In questo settore, nel 2017, il governo cinese ha speso 400 miliardi di euro, cioè una quantità 17 volte più grande dell’investimento fatto dall’Italia nello stesso periodo e nel medesimo campo di azione. Il governo cinese si è così rivolto all’ingegneria genetica per creare dei veri e propri “super maiali“, dotati di una massa muscolare più grande, un grasso corporeo inferiore alla norma, ma soprattutto capaci di resistere a malattie letali come la peste suina africana.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
Leggi il reportage