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Società

Cina, più uguali di fronte agli esami: Xi cancella i programmi speciali per gli studenti più dotati (e raccomandati)

La Cina abolisce le “classi chiave” e i programmi d’élite nelle scuole del Paese per rendere l’istruzione più equa.

Stop ai programmi d’élite per gli studenti più brillanti e ai percorsi privilegiati riservati ai giovani talenti. Le scuole e le università cinesi stanno eliminando le cosiddette “classi chiave”, sezioni alle quali i ragazzi accedevano in base ai loro risultati accademici. La nuova politica decisa dal governo prevede la formazione dei gruppi tramite sorteggio casuale e non più attraverso estenuanti test o voti. Le suddette riforme rientrano in uno sforzo generalizzato portato avanti da Pechino per ridurre le diseguaglianze nell’istruzione.

Non è però facile sradicare un sistema profondamente radicato nel mondo scolastico cinese, un sistema che da anni condiziona sia la competizione tra le famiglie per garantire ai figli maggiori opportunità, sia il modo in cui le scuole organizzano gli studenti.

In ogni caso, il cambio di marcia rispecchia il piano Sunshine, pensato per garantire equità e trasparenza nelle iscrizioni e, oltre che per contrastare le irregolarità nel reclutamento nelle università più prestigiose. Certo, i precedenti tentativi di arginare simili tendenze non sono andati benissimo, ma questa volta l’applicazione delle norme appare molto rigorosa.

Un’istruzione più equa

Un esempio che ha fatto discutere ha riguardato la sospensione del programma Shing Tung Yau Junior Classes, un corso altamente elitario guidato dal matematico sino-americano di fama internazionale Shing Tung Yau, dalla realtà scolastica di Pechino.

Il format, se così vogliamo definirlo, era stato ideato per formare i futuri matematici professionisti con Yau, preside del Qiuzhen College dell’Università di Tsinghua, in qualità di consulente principale. All’apice del suo successo, il programma fu autorizzato in oltre 50 scuole medie di alto livello in tutto il Paese, e ogni anno reclutava circa 3.000 studenti di età pari o superiore a 12 anni tra coloro che dimostravano un’eccezionale predisposizione per la matematica e la fisica.

D’ora in avanti non sarà più così e il motivo è duplice. La stretta sull’istruzione è servita per sradicare la corruzione in ambito scolastico ma anche per concretizzare un maggiore egualitarismo, cardine dell’ideologia comunista della Cina.

Nello specifico, ha scritto Foreign Policy, il leader Xi Jinping appare veramente intenzionato a rendere la situazione più equa per la gente comune, come dimostra anche il divieto del 2021 sulle lezioni private a pagamento, un settore che allora valeva circa 120 miliardi di dollari e che non era accessibile a tutte le famiglie.

La decisione della Cina

Per Xi, riformare il modus operandi di accademie e scuole è necessario per garantire una parità di opportunità all’intera popolazione del Paese. Se, infatti, le ricche famiglie che vivono nelle metropoli non hanno particolari problemi a sostenere i loro figli, è pur vero che tre bambini cinesi su quattro crescono in aree rurali, lontane dagli scintillanti grattacieli di Shanghai e Shenzhen, dove il reddito medio annuo si aggira intorno ai 2.600 dollari e l’accesso all’istruzione è fortemente limitato.

Bisogna comunque ricordare che in Cina c’è una particolarità non da poco: a differenza della maggior parte degli altri Stati, dove i più agiati mandano i loro pargoli in istituti privati d’élite, oltre la Muraglia gli studenti più influenti frequentano scuole superiori statali d’élite.

Parliamo di scuole che beneficiano di risorse abbondanti, tra cui insegnanti altamente qualificati, scambi internazionali e strutture di prim’ordine. A Pechino ne fanno parte la Scuola Superiore n. 4, la Scuola Superiore affiliata all’Università Renmin (Rdfz) e la Scuola Superiore Sperimentale annessa all’Università Normale (dove sia Mao Zedong che Deng Xiaoping mandarono le loro figlie).

Ebbene, in teoria l’ammissione a questi istituti è determinata dai punteggi dei test e dalle raccomandazioni degli insegnanti, ma in pratica il sistema è pervaso da corruzione e influenze, e molti studenti vi accedono grazie a conoscenze familiari. Pare che nel 2012 il prezzo per far entrare uno studente alla Rdfz si aggirasse tra gli 80.000 e i 130.000 dollari. Peccato che all’epoca il reddito medio annuo di una famiglia urbana fosse di poco più di 4.200 dollari.

Nel frattempo alcune università d’élite hanno iniziato a offrire un nuovo corso che potrebbe dare agli studenti un vantaggio sugli altri candidati: lo studio approfondito del Partito Comunista Cinese. Il motivo è semplice: come ha spiegato il Financial Times, i posti di lavoro all’interno del Partito sono considerati più stabili degli altri.

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