Una quarantena obbligatoria di 14 giorni da trascorrere in appositi luoghi designati dalle autorità per tutti i pazienti guariti dal coronavirus. È questo il nuovo provvedimento preso dall’amministrazione locale di Wuhan dopo che alcune persone sono risultate positive al Covid-19 anche dopo esser state dimesse.

Ebbene, stando a quanto ha rifetito il centro di comando per il trattamento e il controllo del coronavirus della città su Weibo, da oggi tutte le persone ricoverate e dimesse devono trascorrere un periodo di isolamento sotto costante osservazione medica.

Il South China Morning Post sottolinea come i nuovi accordi di quarantena siano arrivati dopo che i medici, in prima linea nella battaglia contro l’epidemia, hanno avvisato sull’eventualità che i pazienti guariti potessero ancora trasportare il virus ed essere quindi ancora contagiosi. Zhao Jianping, un medico a capo di una squadra operativa proprio nello Hubei, ha spiegato che ci sono stati casi in cui i pazienti si sono dimostrati positivi dopo che sembravano essersi ripresi.

L’incubo che ritorna

Le parole del signor Zhao sono state riprese dalla rivista Southern People Weekly: “Tutto questo è molto pericoloso. Dove si possono mettere quei pazienti? Non puoi rimandarli a casa perché potrebbero infettare gli altri ma non puoi nemmeno metterli in ospedale perché le risorse sono ridotte”.

Resta da capire se quanto riscontrato possa essere ricollegato a una falla del sistema sanitario cinese, con pazienti dati per guariti quando invece erano ancora infetti, o se una condizione del genere sia da attribuire a una nuova e particolare proprietà del coronavirus.

Xiang Nijuan, un ricercatore del centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha spiegato alla Cctv che il monitoraggio di coloro che hanno avuto stretti contatti con i pazienti dovrebbe essere esteso a un bacino di persone più ampio, proprio per il motivo appena spiegato.

“Non sappiamo se sono contagiosi”

A titolo esemplificativo, nella città di Chengdu, un paziente dimesso il 10 febbraio dopo aver soddisfatto lo standard per il recupero è stato riportato in ospedale nove giorni dopo, quando durante un controllo è risultato nuovamente positivo al virus. Un caso simile è avvenuto a Changde, nello Hunnan. Qui una donna è risultata positiva il 9 febbraio, cinque giorni dopo essere uscita dalla quarantena in cui si trovava.

A Guangzhou, stando a quanto riferisce il South Metropolitan Daily, tracce di coronavirus sono state ritrovate nei campioni delle feci di un piccolo numero di pazienti dimessi. Cai Weiping, capo del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale n. 8 di Guanzhou, ha quindi rilasciato un’importante dichiarazione: “Può darsi che ci siano ancora virus o frammenti di geni virali nei pazienti dimessi. Non è ancora certo se siano contagiosi o meno. Questo è un nuovo agente patogeno e dobbiamo ancora capirne le dinamiche”.

Ricordiamo che in Cina i pazienti contagiati possono essere dimessi solo se capaci di soddisfare quattro criteri: temperatura corporea normale per più di tre giorni, sintomi respiratori che migliorano significativamente, imaging Cat del torace che mostra un significativo miglioramento dei polmoni e risultati negativi in due test di acido nucleico a distanza di almeno un giorno l’uno dall’altro.

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