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Nelle ultime settimane circolava l’indiscrezione secondo cui la popolazione cinese fosse calata per la prima volta dal 1949, anno della fondazione della Repubblica Popolare. In attesa della pubblicazione del censimento nazionale, il Financial Times sosteneva che il declino demografico del Paese avesse riportato il numero di abitanti al di sotto della soglia rappresentata da 1.4 miliardi di unità. Per gli amanti delle statistiche, si sarebbe trattato del primo declino demografico dai tempi della carestia esplosa nel bel mezzo del Grande Balzo in avanti, in piena era maoista. Quando però è stato finalmente diffuso il settimo censimento decennale realizzato dal governo, è emersa una notizia differente.

Stando ai dati, e considerata la situazione relativa alla fine del 2020, la popolazione cinese ammonta a 1 miliardo e 411.78 milioni di persone. A esser precisi, rispetto al 2010, anno dell’ultima rilevazione, risultano all’attivo 72.06 milioni di persone in più. Pericolo dunque scampato? Dipende come intendiamo leggere la notizia. È vero che la popolazione cinese non è scesa sotto l’1.4 miliardi di persone, ma è altrettanto vero che il tasso di crescita annuale registrato è stato il più basso dagli anni ’60 in poi (+ 5.38%). Più nello specifico, la crescita media annua della popolazione cinese ammonta al + 0,53% nel decennio coperto dal censimento, in calo rispetto al + 0,57% registrato nei primi dieci anni del ventunesimo secolo.

Verso una crisi demografica?

In Occidente non sono mancati osservatori che hanno evidenziato i possibili rischi per la Cina derivanti da un’eventuale “crisi demografica”. Pronta e stizzita la risposta delle autorità cinesi, arrivata per mezzo di Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri: “Mi chiedo se abbiano notato che la popolazione cinese di 1.4 miliardi di persone è ancora superiore alla popolazione totale degli Stati Uniti e dell’Europa messi insieme. Non so spiegarmi come i giornalisti possano essersi trasformati in demografi e sociologi, o come siano giunti alla conclusione che la Cina sta affrontando una crisi demografica“.

In ogni caso, il numero di over 60 è aumentato toccando quota 264 milioni (18.7% del totale). E questo rappresenterà un punto focale quando il governo dovrà elaborare il prossimo piano pensionistico, che dovrà essere correlato agli obiettivi a lungo termine contenuti nel 14esimo piano quinquennale (2021-2025). Sarà, come ha dichiarato Ning Jizhe, direttore dell’agenzia di statistica cinese, che “le risorse per il lavoro sono ancora abbondanti”, e che i cambiamenti nelle limitazioni sulle nascite e altre politiche “hanno promosso un aumento delle nascite”. Ma il rischio che la coperta sia troppo corta potrebbe essere dietro l’angolo.

Soldi a chi fa figli

Visto che l’ultimo censimento cinese ha rilevato che nel 2020 sono nati “solo” 12 milioni di bambini (crollo del 18% rispetto ai 14.6 milioni del 2019), c’è chi ha consigliato di prendere adeguate contromisure. Il professor Liang Jianzhang, della prestigiosa Peking University, ha proposto di donare un milione di yuan (circa 128 mila euro) a famiglia per ogni nuovo nato. O, in alternativa, garantire ai nuclei familiari adeguati sgravi fiscali. Il tutto per incentivare le nascite. La logica dietro a questo suggerimento sta nel fatto che, a detta del prof, la spesa per lo Stato verrebbe ripagata dal futuro contributo dato dai neonati all’economia nazionale cinese.

Vedremo se il Partito Comunista Cinese, da sempre in prima fila per indicare la strada da seguire al popolo cinese, prenderà in prestito l’idea del prof Jianzhang. Certo è che 128 mila euro equivarrebbero a una cifra considerevole, dal momento che 600 mila cinesi guadagnano appena 128 euro al mese. Il Pcc deve, insomma, dare un’occhiata al tasso di fertilità delle donne cinesi, attualmente fermo a 1.3. Far risalire questo valore a quota 2.1 sarebbe necessario per sostenere la crescita demografica e costerebbe alla Cina il 10% del pil, che nel 2020 ha superato i 15.408 miliardi di dollari. Nella società, intanto, tutto (o quasi) tace. Nel senso che i problemi a cui guarda la popolazione, soprattutto quella più giovane, sono ben altri: la ricerca di un lavoro appagante in una grande città, costruire una famiglia “prima che sia troppo tardi” e, in generale, sistemarsi per godersi un futuro tranquillo. Il resto è un problema delle autorità.

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