“La peste me la ricorderò sempre così: nuvole azzurrognole di fumo che salgono lente dai cumuli di spazzatura; vacche, cani, capre, maiali e corvi che strappano, tenaci, il loro pasto dalle fiamme; capannelli di uomini imbavagliati dinanzi alle saracinesche abbassate dei negozi”. Nel settembre 1994, Tiziano Terzani descriveva così l’orrore dell’epidemia di peste che travolse Surat, una città situata nello Stato indiano del Gujarat.

A distanza di 16 anni il flagello di origine batterica, lo stesso che nel Medioevo, e nella sola Europa, uccise circa 50 milioni di persone, è tornato a correre indisturbato per le praterie dell’Asia. In realtà da queste parti – e non solo – la peste non se n’è mai andata davvero. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un suo pericoloso ritorno di fiamma, tanto da aver spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a classificare la morte nera come una malattia riemergente.

Stando ai dati diffusi dalle autorità sanitarie nel 2016, le probabilità di incontrare la peste esiste in quasi tutti i continenti, anche se le zone più a rischio sono gli Stati Uniti occidentali, alcune parti del Brasile, aree sparse nell’Africa sud-orientale e vaste regioni di Cina, India e Medio Oriente. A proposito della Cina, l’ultimo campanello di allarme è risuonato nella Mongolia Interna, una regione autonoma cinese confinante con la Mongolia, Paese che poche settimane fa aveva precedentemente avuto a che fare con la peste.

Isolato un villaggio di Baotou

La nuova zona rossa, sigillata dalle autorità locali dopo che un residente è morto di peste bubbonica, è localizzata nel villaggio di Suji Xincun. Siamo nella città-prefettura di Baotou, dove vivono circa 3 milioni di abitanti. Qui il grado di allerta per la prevenzione della peste bubbonica è stato innalzato al secondo livello in un sistema suddiviso in quattro fasce.

Tutto è partito da un uomo, ricoverato lo scorso 6 agosto in un ospedale di Baotou e morto nella giornata di ieri, scrivono i media cinesi, a causa del collasso degli organi interni e problemi al sistema circolatorio. La Commissione sanitaria del posto ha subito attivato due protocolli sanitari contro la diffusione della malattia contagiosa (e talvolta letale).

Il primo: la residenza del paziente deceduto è stata messa in isolamento e sottoposta a bonifica. Il secondo: 35 persone entrate in contatto diretto con il defunto sono state messe in quarantena per precauzione, anche se non sarebbero state riscontrate anomalie dalle indagini epidemiologiche condotte su di loro. Anche il villaggio in cui viveva l’uomo è stato isolato.

I precedenti in Mongolia Interna

Quello riscontrato a Baotou, precisamente nel distretto di Damao Banner, non è un caso isolato. Poche settimane fa era scattato un allarme anche nella città di Bayan Nur, adiacente alla nuova zona rossa. Come se non bastasse, quella odierna è la seconda morte per peste in Mongolia Interna dall’inizio di agosto.

A luglio, invece, le autorità della Mongolia Interna hanno fatto sapere di aver individuato tre siti contaminati dai batteri responsabili della peste bubbonica e averli disinfettati. L’unico luogo citato è stato il comune di Wengeng, proprio nella città-prefettura di Bayan Nur. Sempre qui viveva il primo paziente contagiato dell’area: un pastore locale entrato in contatto con un animale infetto. Un secondo caso, invece, riguarderebbe un giovane contagiato da una marmotta cacciata da un cane.

I casi di peste non sono infrequenti in Cina, anche se il rischio di epidemia viene considerato generalmente sotto controllo: dal 2009 al 2018, si sono verificati 26 casi con 11 decessi. Per fare un confronto con il resto del mondo, negli Stati Uniti si contano poche dozzine di casi di peste all’anno.

Il rischio di una nuova epidemia?

La peste è una malattia contagiosa. Molti si chiedono dunque se quanto sta accadendo tra Mongolia e Mongolia Interna potrà trasformarsi in un disastro sanitario come quello che ha provocato la pandemia di Covid. Gli esperti escludono tale ipotesi per due ragioni. Intanto la peste, pur essendo potenzialmente letale, è provocata da un batterio e, se l’infezione viene intercettata in tempo, è oggi curabile grazie agli antibiotici.

I focolai di peste sono dunque contenuti e difficilmente si espandono a macchia d’olio. Certo è che la precauzioni devono esserci. Per questo le autorità di Baotou hanno avvertito i cittadini del rischio di “un’epidemia di peste umana che si diffonde nella città”, esortando le persone a consultare un medico nel caso in cui dovessero sviluppare sintomi di febbre o tosse. Le stesse autorità hanno inoltre esortato i cittadini a ridurre i contatti con animali selvatici, oltre che “evitare di cacciare, scuoiare o mangiare animali che potrebbero essere causa di infezione”.

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