Quando scende in campo perfino lui, il presidente Xi Jinping, vuol dire che stiamo parlando di qualcosa di veramente importante. Se però l’uomo più potente del mondo ha preso posizione in merito a un tema negativo come il contagio di una misteriosa epidemia, allora vuol dire che la situazione ha superato i primi livelli di guardia.

Il segretario generale del Partito comunista cinese e capo della Commissione militare centrale ha sottolineato come “priorità” la sicurezza e la salute della popolazione. In altre parole, Xi ha chiesto “sforzi assoluti” contro la diffusione del nuovo coronavirus, ritenuto responsabile dei casi di malattia respiratoria che circolano nel Paese. E non potrebbe essere altrimenti, visto che la sua diffusione ha già provocato un bilancio da bollino rosso.

Secondo quanto riferito dalle autorità, fin qui sono 224 i casi di polmonite provocati dalla malattia, 217 confermati e 7 sospetti, ai quali dobbiamo aggiungere tre vittime. Il focolaio si è presto diffuso da Wuhan anche in altre città e altre nazioni: fuori dalla Cina sono stati confermati un caso in Giappone, due in Thailandia e uno in Corea del Sud.

Certo, in casi del genere bisogna sempre prendere i dati ufficiali con le pinze, sia perché Pechino potrebbe aver tenuto i numeri più bassi della realtà per evitare isterie collettive, sia per l’impossibilità effettiva di registrare ogni singolo caso in uno Stato abitato da 1,4 miliardi di persone.

Casi in aumento

In ogni caso, le autorità sanitarie cinesi hanno confermato nel weekend 136 nuovi casi e ribadito la notizia della terza morte di un paziente. L’infezione è arrivata nella capitale Pechino, con due contagiati nel distretto meridionale di Daxing, e a Shenzen, vicino al confine con Hong Kong, con un caso segnalato in agenda. I tre soggetti colpiti dal coronavirus erano stati recentemente a Wuhan.

Finora, stando alla Commissione sanitaria municipale di questa metropoli, 25 malati sono stati dimessi su un totale di 198 registrati da dicembre. Eppure c’è ben poco da rallegrarsi, visto che sono in atto i preparativi per il Capodanno cinese, che rischia seriamente di spargere il coronavirus in tutto il Paese, tra l’altro recentemente piegato dalla peste suina africana che ha provocato la morte di milioni di maiali.

Trasmissione uomo-uomo

Un team della National Health Commission ha infatti gelato le autorità cinesi confermando l’ipotesi peggiore tra quelle sul tavolo: la misteriosa malattia si trasmette da persona a persona.

Nel sud del Paese si sarebbero verificati due casi di trasmissione uomo-uomo del coronavirus, in particolare nella provincia del Guangdong.Anche alcuni operatori sanitari si sarebbero infettati con il virus in Cina. Il timore è che quanto centinaia di milioni di persone si sposteranno all’interno della Cina in occasione della citata festività, il ceppo della malattia possa diffondersi in modo esponenziale.

Come se non bastasse ci sono sempre più analogie tra quello che sta accadendo oggi e quanto accaduto a cavallo tra il 2002 e il 2003; in quel periodo la Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) uccise oltre 600 persone. Tra l’altro l’agente patogeno che sta seminando il panico nell’ex Impero di Mezzo appartiene alla stessa famiglia di Sars e Mers (Sindrome respiratoria mediorientale).

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