Cina, cambia la legge sulla prostituzione

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La Cina ha messo fine al sistema extra giudiziario di lavoro forzato usato per punire le prostitute e i loro clienti, pur ribadendo che la prostituzione all’interno del Paese rimane comunque illegale. Per colpire le lavoratrici del sesso Pechino ha adottato per 20 anni il pugno durissimo. La legge cinese prevedeva il cosiddetto sistema di “custodia ed educazione” che, come ricordato dalla Bbc, consentiva alla polizia di spedire le meretrici del sesso in appositi centri di rieducazione fino a una durata massima di due anni. All’interno dei campi i colpevoli venivano inoltre costretti a lavorare nell’ambito della produzione di giocattoli o in quella di articoli per la casa. Secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua, il sistema è terminato ufficialmente il giorno 29 dicembre. L’agenzia ha inoltre aggiunto che “chi si trova ancora in custodia sarà rilasciato dalle autorità”. In ogni caso, e come già specificato, la prostituzione in Cina rimane illegale e prevede pene fino a 15 giorni di detenzione e multe per il corrispettivo di 640 euro. Ma da ora in avanti non più i lavori forzati.

Fine dei lavori forzati

I media cinesi sono concordi nel ritenere che il citato sistema di “custodia e istruzione” abbia contribuito a mantenere una “buona atmosfera sociale” e un altrettanto ottimo “ordine pubblico”. Eppure, con il passare del tempo, l’utilità di punire le prostitute ricorrendo ai lavori forzati è andata scemando. Molte volte, infatti, le donne arrestate venivano picchiate dalla polizia nel tentativo di costringerle a confessare crimini mai effettuati. Non sono mancati, inoltre, casi in cui lavoratrici sono state ingannate per firmare false confessioni. Insomma, come hanno spiegato nel dettaglio varie Ong, il metodo in questione stava iniziando a fare acqua da tutte le parti. Da qui la mossa del Parlamento cinese di abolire il sistema extragiudiziale, il quale non si basava tanto sulle sentenze dei tribunali quanto sulle decisioni della polizia. In teoria il sistema di “custodia e istruzione” doveva avere un duplice scopo: punire le meretrici ma al tempo stesso educarle a una nuova professione. Nei fatti la realtà era ben diversa: nei centri, le donne molto spesso venivano malmenate e sfruttate per produrre oggetti a costo zero. Quasi tutte, poi, una volta uscite tornavano a prostituirsi.

Il mondo del sesso in Cina

Una stima dell’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2010 quantificava in sei milioni le prostitute presenti in Cina. Statistiche più recenti parlano di circa 10 milioni di persone coinvolte nel giro della prostituzione, tra donne, protettori e altri personaggi più o meno loschi. Il valore del settore si aggira annualmente intorno al trilione di Rmb. Il business del sesso è fiorente e variegato, visto che accanto alle prostitute che operano tradizionalmente “a bordo strada” troviamo le accompagnatrici di alto livello per manager e ricchi imprenditori (anche stranieri) e le donne impiegate nei cosiddetti “karaoke” (una sorta di nightclub). Bisogna infine sottolineare un aspetto molto importante: nella Cina di oggi le prostitute non sempre sono considerate “oggetti sessuali”. Nel mondo degli uomini d’affari, ad esempio, passare una serata in un karaoke insieme a una bella donna equivale a non perdere la faccia di fronte agli altri colleghi; qui le ragazze non offrono solo un mero servizio sessuale ma danno compagnia ai loro clienti nel vero senso della parola. Diverso è il discorso che comprende la parte più popolare della popolazione cinese: in quel caso si può parlare espressamente di “consumo” sessuale a tutti gli effetti.